COSA ACCADE NEL PD?

4 09 2008

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo queste riflessioni di Pino Soriero, pubblicate su “Il Quotidiano della Calabria” del 4 settembre 
 
In genere, dopo la pausa estiva, l’attività delle grandi formazioni politiche riprendeva con un’importante “riunione generale” di avvio per precisare piattaforme e accelerare iniziative sul territorio e tra la gente. Quest’anno invece è un fiorire di “singole” riunioni: qualcuna già tenuta, qualche altra in programma, altre ancora appena annunciate.
E’ come se diversi dirigenti del PD ritenessero necessario misurarsi prima e di più su una “parte” piuttosto che “sull’insieme”.
“Perché avviene tutto ciò?” Come mai più d’uno si è convinto che solo nutrendo “la propria parte” si potrà alimentare e far crescere “il tutto” ?
E una domanda politica di primaria importanza alla quale non si può certo rispondere né facendo finta di niente e nemmeno limitandoci al rituale elogio della dialettica tra le diverse sensibilità politiche.
Proprio per far tesoro dei contributi articolati che si vanno dispiegando non possiamo sfuggire alla successiva domanda: Perché avviene tutto ciò?
E’tanto forte e complesso l’insieme ( il partito) da intimorire il confronto e l’impegno dei singoli?
O il Partito Democratico è ancora tanto fragile da non riuscire a coagulare le energie più dinamiche e a diventare luogo privilegiato del lavoro comune?
Se non si corregge subito questa tendenza il danno addirittura può essere reciproco: il PD stenterà a crescere e ad esprimersi come comunità unitaria di energie positive, le parti, impegnate innanzi tutto a esercitare funzioni di surroga rispetto al vuoto di confronto e di iniziativa, rischieranno di assumere connotati impropri, non correnti di pensiero, ma aggregazioni tanto caratterizzate e rigide, da ritardare la crescita forte e unitaria di un nuovo partito.

Il paradosso del PD a questo punto è fin troppo evidente: mentre continuano gli appelli a radicare il partito e fare il tesseramento, tanti concentrano prioritariamente il proprio impegno a organizzare e aggregare nuove Associazioni .
Con il rischio che valide iniziative vengano derubricate a riunioni di corrente e che i cittadini non coinvolti guardino con distacco critico disperdendo non solo “lo spirito delle primarie” ma la forza di un messaggio relativa alla necessità di riformare la politica.
Nella società italiana la misura è ormai colma: in tanti avvertono con disgusto le forzature dirigistiche del nuovo Governo Berlusconi, la compressione degli spazi democratici e di fondamentali diritti, ma purtroppo in loro prevale il disincanto dinnanzi al fallimento di ben due esperienze di Governo condotte dal centrosinistra per le quali tutte le energie democratiche si erano ripetutamente mobilitate con passione.
Autorevoli analisti, da Eugenio Scalfari a Ilvo Diamanti, ci hanno segnalato nelle settimane scorse che ormai “ lo specchio si è rotto” e l’opinione pubblica sembra attonita, incapace di guardarsi dentro e di reagire.
Il problema allora non può essere affrontato solo agitando ognuno il proprio specchietto per le allodole ma, eliminando il vuoto, colmandolo con un’attività intensa di confronto dialettico e di costruzione di mete collettive più esaltanti, in grado di suscitare nuovi entusiasmi.
Dico ciò proprio perché ho a cuore le ragioni più nobili della dialettica politica.
Non sono mai stato un nostalgico del centralismo democratico e ho sempre pensato che una linea forte e unitaria debba tener conto dei diversi contributi culturali provenienti dalla società civile.

Ho partecipato in Calabria e al livello nazionale, negli anni scorsi, al dibattito sul rapporto tra politica e società civile, tra partiti e associazioni culturali.
“In tempi non sospetti” ho fondato, oltre sei anni fa, l’Associazione nazionale “IL CAMPO – Idee per il futuro”, lavorando controcorrente e affrontando diffidenze e difficoltà.
A distanza di anni il lavoro svolto dall’associazione “IL CAMPO”, riuscendo a superare le angustie di vicende interne e i travagli di scadenze elettorali, ha ottenuto riconoscimenti molto autorevoli: dal Progetto di solidarietà per l’università di Nassiriya all’impegno per “elezioni primarie”, prima per Prodi e poi per Veltroni; dalle iniziative contro la devolution assieme al Presidente Emerito della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, alle battaglie di questi mesi contro il Federalismo nella sua versione leghista.
Nei giorni scorsi ho partecipato con interesse a Stilo all’iniziativa “Prepare for change” che , proprio sul Federalismo, ha fornito contributi approfonditi in una riflessione a più voci.
E attendo con attenzione altri appuntamenti che nei prossimi giorni si propongono di fornire contributi di merito alla riflessione più generale, ormai indispensabile per il Partito Democratico.
E’ urgente infatti che si fluidifichino i canali del confronto e del lavoro unitario, perché la sfida riguarda la tenuta e lo sviluppo di un progetto politico e la funzione del Partito Democratico su cui ognuno di noi ha investito tanto.
Sono messi alla prova l’intelligenza delle classi dirigenti e la loro coerenza nel propugnare un rinnovamento della politica che sia davvero credibile.
Su due aspetti fondamentali:
1) Giacchè è stato un grave errore crogiolarsi in quel “riformismo dall’alto” che ha prosciugato la funzione e l’esperienza di ben due governi di centro sinistra, cominciamo a correggere a tutti i livelli quel metodo definito efficacemente “dirigismo senza popolo” che ha finora attutito ogni entusiasmo verso la prospettiva e la funzione riformista.
E ciò riguarda non solo la qualità dell’opposizione al governo nazionale ma la costruzione di una nuova sintonia tra il popolo calabrese e le nostre esperienze di governo regionale e locali, ben al di là degli addetti ai lavori.

2) Mettiamo subito in funzione lo Statuto del PD approvato in Calabria a fine Luglio scorso. Quell’insieme di regole ha bisogno adesso di una verifica di massa, proprio nei termini riassunti ieri con efficacia in un interessante commento pubblicato su questo giornale.
Acceleriamo perciò la discussione non solo tra di noi, ma con la società civile.
Nato per coagulare diversi riformismi, il PD deve esprimere innanzitutto la propria autoriforma, dimostrando che, nel rispetto delle singole personalità e delle diverse correnti di pensiero, si riesce a costruire quel lavoro faticoso, ma proficuo in grado di creare tra la gente le strutture permanenti di un grande partito riformatore di massa. 

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