Difficile ma necessario, ripensare e resistere

16 08 2008

di Anna Foti (Strill.it)

“Siate certi che le cose potranno cambiare, se non pagherete il pizzo, se denuncerete, se non vi piegherete al compromesso mafioso”. Difficile ma necessario ripensare alle parole con cui, solo tre giorni fa, Rosanna Scopelliti, a piazza Duomo, chiudeva la seconda edizione del meeting giovanile antimafia  “Legalitalia” promosso dalla fondazione Scopelliti e dal movimento “Ammazzateci Tutti” in memoria del giudice Antonio Scopelliti, ucciso dalla mafia nel 1991 a Campo Calabro. Difficile perchè solo poco più di ventiquattro ore

dopo l’appello accorato di Rosanna, una violenta esplosione, come non se ne vedevano da tempo, ha devastato in piena notte la pizzeria “Dolce Sapore” sul viale Quinto, ad un centinaio di metri di distanza dal Comando del Polizia Municipale, sventrando l’intero piano terra della palazzina, causando il capovolgimento di un’auto parcheggiata lì davanti e danneggiandone altre.
Difficile perchè questo segno, per chi non vuole girarsi dall’altra parte, significa che la ‘Ndrangheta rivendica supremazia in città, perchè questa supremazia è sempre esistita ed è sempre più dovuta. Significa che nonostante gli arresti eseguiti nell’ambito dell’operazione “Gebbione” e la confisca di beni, per un totale di cinque milioni di euro, alla cosca Labate, la famiglia egemone della zona Sud della città riesce ancora ad intimidire e ad esercitare pesanti pressioni sull’economia locale.
Difficile perchè l’indignazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, le parole di incoraggiamento misto ad un monito di vigilanza continua del procuratore Aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Salvatore Boemi, del giudice presso il tribunale di Catania Felice Lima, del pm Luigi De Magistris, del moderatore vice rirettore del tg LA7 Carmine Fotia avevano dato speranza.
C’ è tanto da fare in un sistema in cui la separazione dei poteri, principio costituzionale, diviene un valore soggetto a destrutturazione; in un paese in cui l’antistato è annidato dentro le istituzioni e dentro quella magistratura che trasferisce e delegittima le vittime, come accadde per il giudice Scopelliti. 
Nei giorni successivi a quel tragico 9 agosto 1991, si ricorse ad un vile movente passionale e privatistico per oscurare la gravità dell’omicidio mafioso, ordinato da Cosa Nostra ed eseguito dalla ‘Ndrangheta, avvenuto a ridosso della sua  requisitoria nel Maxiprocesso davanti alla Corte di Cassazione.

C’è tanto da fare per rendere le leggi italiane antimafia eseguibili anche all’estero, per seguire efficacemente i patrimoni consistenti in denaro o in beni immobili che fuoriescono dai confini nazionali.
“C’è tanto da fare – ha sottolineato Salvatore Boemi –  per avviare una nuova stagione di lotta alla mafia facendo tesoro degli insegnamenti di Scopelliti, Falcone e Borsellino e del loro nuovo modo di fare indagine. Un’eredità preziosa che con fatica molti magistrati hanno raccolto”.
C’è tanto da fare per non abbattersi e per non vanificare l’ascolto di queste parole dopo aver visto lo scempio del viale Quinto, cui si pensa con sollievo solo per un’assenza di vittime ovviamente programmata e assecondata dal caso.
A volte sembra che il cielo sia destinato a rasserenarsi solo momentaneamente.
La ‘Ndrangheta è in agguato sempre.
Il collega Antonino Monteleone ha amaramente e sarcasticamente chiuso il proprio resoconto associando alla ‘Ndrangheta, la Bellezza intesa come massima espressione di ciò che di più dirompente siamo in grado di essere.
Mi sia consentito di seguire con il dire che è vero, come scrisse Fedor Dostojeski, che la bellezza ci salverà, ma se questa è la bellezza che deve salvarci, allora sarebbe meglio ritornare a quando eravamo brutti e liberi. Difficile, ma necessario, ripensare e resistere per esistere nuovamente e diversamente.  

(fonte: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=20526)

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