Rosanna Scopelliti: quando le lacrime sono rugiada e le parole profumano di speranza

12 08 2008

Pubblichiamo il testo del ringraziamento letto da Rosanna Scopelliti alla fine della Messa Solenne celebrata nel Duomo di Reggio Calabria e presieduta da don Luigi Merola, il 9 agosto 2008, data in cui ricorreva il 17.mo anniversario dell’assassinio di suo padre.
Le parole di Rosanna sono delicate, intense, a tratti struggenti, ma lasciano intravedere una grandissima forza interiore, una determinazione da vera calabrese, un’intelligenza ed una cultura sopraffine, tutte doti che certamente si ritrova sin da quando esiste, presenti a profusione nel suo Dna. 
Chi, come chi scrive, ha avuto il privilegio di vivere personalmente quel momento, ha percepito quasi fisicamentel’emozione dei presenti, dal Procuratore Nazionale Antimafia al Prefetto di Reggio Calabria, da Michele Cucuzza, a Carlo Lucarelli, ai Comandanti Provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, dal Questore di Reggio Calabria ai tanti Parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni presenti alla liturgia di suffragio ed allo stesso don Luigi Merola che presiedeva la solenne concelebrazione, ad Aldo Pecora che insieme a lei, alla Fondazione “Antonino Scopelliti” ed agli impagabili ragazzi del movimento “Ammazzateci tutti” avevano organizzato quelle giornate di commemorazione e di incontro.
Rosanna stava lì, di fronte a tutti noi, esile e con la voce tremante, ma sulle sue spalle che il dolore non è riuscito a piegare si stava prendendo tutte le nostre angosce, tutti i nostri dubbi, tutta la nostra rabbia.
Dalle sue parole ci sentiamo sollevati, non angosciati, non dubbiosi, non arrabbiati: lei stessa si fa speranza insieme a noi, ci prende per mano lei, così delicata ed apparentemente debole, e con la forza di un titano ci solleva verso il cielo, tutti insieme, a guardare verso la luce.
Vedevo due lacrimoni spuntare dai suoi occhi, e nella mia mente quelle lacrime diventavano rugiada che faceva fiorire le margherite nei prati di Campo Calabro, dove era stato il sangue del suo papà ad irrorarli, ed i fiori di Reggio e di tutta la Calabria, e nel sussurro delle sue parole immaginavo spandersi su tutti i nostri fiori il profumo indescrivibile ed inebriante della speranza.
Rosanna sussurrava, la voce poco più che un soffio, ma quelle parole prendevano forza nell’aria e nei nostri cuori diventavano un ciclone impetuoso, che separava il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il mafioso dalla persona per bene, le istituzioni malate da quelle sane di questa nostra bella e sfortunata terra.
E a proposito di istituzioni, la rappresentazione plastica di quante differenze ci siano nelle nostre Amministrazioni Pubbliche, ed in chi le rappresenta, erano i gonfaloni invitati a rappresentare visibilmente la vicinanza delle Istituzioni democratiche e dello Stato al fianco delle vittime della mafia: uno sembrava addirittura illuminarsi e sventolava orgoglioso, scortato da due agenti in alta uniforme; un secondo gonfalone era come spento, triste nella sua solitudine, senza neanche un usciere a sostenerlo; il terzo addirittura non c’era proprio.
Ma tutti noi c’eravamo, e davanti a noi c’era quella piccola grande giovane donna, ed era grande la sua forza, che diventava via via la nostra forza.
Se un giorno la Calabria uscirà dal tunnel, come tutti speriamo, lo farà insieme a noi che eravamo lì, ed insieme a tutti quei calabresi che virtualmente erano lì con noi.
E Rosanna Scopelliti sarà certamente davanti a tutti noi, camminando lenta e decisa verso quella luce anche a nome di suo padre e di tutte le vittime della mafia e del dovere.
Se lei sta lì, esile e dritta con coraggio davantri a noi, vuol dire che noi calabresi possiamo veramente sperare.
Se quei ragazzi, decine e decine di ragazzi provenienti dalla Calabria e da tutta Italia, non hanno paura di starle accanto con scritto sul cuore, sulle loro magliette multicolori la loro sfida quotidiana alle mafie “E adesso ammazzateci tutti”, vuol dire che abbiamo il “dovere” della speranza.
GP

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TESTO INTEGRALE DEL RINGRAZIAMENTO LETTO DA ROSANNA SCOPELLITI NEL DUOMO DI REGGIO CALABRIA ALLA FINE DELLA SOLENNE CONCELEBRAZIONE IN SUFFRAGIO DI SUO PADRE.

Scrisse San Paolo a Timoteo: “Quanto a me, ormai è giunta l’ora di offrire la mia vita come sacrificio a Dio. È il momento di iniziare il mio ultimo viaggio. Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato fino al termine della mia corsa e ho conservato la fede. Ora mi aspetta il premio della vittoria: il Signore, che è giudice giusto, mi consegnerà la corona di uomo giusto”.
Diciassette anni fa anche mio padre, il sostituto procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione Antonino Scopelliti, ha combattuto la buona battaglia conservando la sua incrollabile fede nei principi dell’onestà, della legalità e della Giustizia, e per la fedeltà a quei principi non ha esitato a mettere a rischio la sua stessa vita, pur sapendo di esporsi al martirio, come fecero prima di lui e dopo di lui altri magistrati, carabinieri, poliziotti, finanzieri, servitori dello Stato e delle Istituzioni democratiche, in tutte le sue forme.
Ecco, oggi ed in questo momento il mio pensiero ed il pensiero di tutti noi qui presenti si faccia memoria di mio padre e di tutti questi eroi, e la memoria di questi testimoni diventi a sua volta testimonianza nella nostra vita.
Solo così essi non saranno morti invano, e soprattutto la fiaccola della legalità passi dalle loro mani alle nostre, per camminare sulle nostre gambe e parlare con le nostre voci.

Werner Sylten, pastore luterano di origine ebraica, nel campo di concentramento di Dachau mentre lo conducevano a morte pregò così: “O Dio mio, anche nelle tenebre della nostra vita presente, possano la miseria e la solitudine non essere invano. Strappaci all’angoscia e alla paura. Fatti trovare sulla croce. Vieni vicino a noi e salvaci”.
Il mistero dell’iniquità ha trovato anche nella storia della nostra terra tanti varchi, e troppe volte ha sfigurato l’immagine dell’uomo, cercando di abbrutirlo, negandogli la dignità, annientandone la fede, spezzando il suo rapporto con Dio, uccidendo in lui le risorse di bene e poi il corpo.
Eppure, dal profondo dell’abisso si sono accese delle luci di speranza, di resistenza al male. Si sono levate delle voci che non hanno cessato di lottare nello sfinimento e nella debolezza: uomini, donne, giovani che hanno provato angoscia e paura, ma che non desiderano salvare la propria vita a costo di perderla.
Questi uomini e donne, questi giovani, non hanno amato la loro vita più delle scelte di amore e di fede che l’hanno resa feconda.
Essi sono i nuovi testimoni di una Calabria che vuole cambiare, e che sta già cambiando. A tutti loro, alla “forza debole” che da essi promana, alla loro meravigliosa testardaggine di cercare a tutti i costi di spezzare le catene del giogo mafioso, nonostante tutto e tutti, siamo debitori.
Anche noi, insieme a loro, combattiamo come scriveva San Paolo, la buona battaglia. Insieme, tutti insieme possiamo vincere.

Ringrazio tutte le Autorità Civili, Militari e Religiose qui presenti, e tutti i cittadini, calabresi e non, che hanno aderito al nostro invito quest’oggi, in quest’ora che appare un tramonto ed invece è un’alba di Speranza per il nostro popolo.
Che il Signore, nella Sua immensa misericordia, doni la corona del Giusto a mio padre ed a tutti i martiri della legalità, e ci benedica tutti.

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