A Cosenza c’è qualcosa che puzza più della monnezza a Napoli: qualcuno la chiamava “questione morale”

5 06 2008

L’Amministrazione comunale cosentina approfitta dell’assenza dall’aula delle opposizioni per approvare un ordine del giorno di censura contro l’operato del pm De Magistris. E lo vota anche il sindaco Perugini, tutt’oggi indagato nell’inchiesta “Why not”. E’ stata una temporanea amnesìa, una caduta di stile, o un’assenza strutturale di dignità? (GP)

Qui di seguito un commento sulla vicenda del consigliere comunale di Cosenza Francesco Gaudio (PRC – SE) ed il testo della delibera comunale

il sindaco di Cosenza Salvatore PeruginiLa questione morale è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni e la tenuta del regime democratico“. Lo diceva, all’incirca un quarto di secolo fa, Enrico Berlinguer. Intravedendo dunque come incombesse sulla politica italiana il rischio della degenerazione.
Eppure all’epoca c’erano degli argini, e che argini! Le epiche “narrazioni” del ‘900 per cambiare lo stato di cose presenti, la robustezza delle grandi organizzazioni di massa con meccanismi rigorosi di formazione delle classi dirigenti, un forte “senso” collettivo nella società che produceva valori e significati, conoscenze e volontà di cambiamento.
In questi 25 anni la pratica politica è mutata radicalmente.
Dal comportamento dei “politici” e di quella corte dei miracoli (“manager”, consulenti, clientes d’alto bordo, dirigenti sempre in auge, ecc.) che li segue e che spesso ne determina l’agire, nascono il disagio ed il malessere che allontanano il popolo dalla politica.
E’ quello che usualmente definiamo antipolitica, ma mi chiedo se siano più antipolitici i “vaffa” (che non mi piacciono) dei grillini  e le astensioni elettorali o le scene cui assistiamo quotidianamente e di cui ha dato splendido esempio l’ultimo Consiglio Comunale di Cosenza.
Dopo che le opposizioni di sinistra ci eravamo allontanate dall’aula in quanto era iniziata la discussione su “cose loro” (presidenze di commissione e roba simile), la maggioranza – sola presente in aula – ha escogitato la squallida trovata di presentare ed approvarsi una risoluzione polemica con il giudice De Magistris.
Certo un magistrato può essere più o meno simpatico, può essere più o meno apprezzato, ma il nostro è l’unico consiglio comunale in Italia – mi risulta – ad approvare un deliberato contro un magistrato, che viene definito come uno che imbastisce “sterili iniziative unilaterali” (!) e le cui “indagini sembrano sapientemente orchestrate per provocare suggestioni e immaginazioni di contesti tanto perversi quanto surreali” (!).
Il fatto vero è che De Magistris è colpevole di lesa maestà avendo nelle sue inchieste indagato, tra gli altri, l’ex vicepresidente della Regione, il decaduto zar delle Calabrie, la di lui consorte, zarina dell’informatica regionale, e persino l’avvocato Perugini, oggi sindaco della città autoproclamatosi padrino della legalità e della trasparenza, nella qualità di membro del comitato di sorveglianza della società Tesi.

L’inchiesta, “Why not”, revocata a De Magistris, prosegue con un altro PM, è tuttora aperta e prosegue con tutti gli indagati che conosciamo.
Ma allo squallore e al disprezzo istituzionale non c’è mai fine. Sapete chi ha votato tra i 18 consiglieri la “censura” a De Magistris?
Il Sindaco Perugini!
Un indagato che, approfittando del suo incarico amministrativo, attacca il magistrato che lo ha indagato.
Il minimo di stile avrebbe voluto almeno una sua fuoriuscita dall’aula. Vergogna!Vergognoso il Partito Democratico consiliare ed i suoi cespugli (Verdi, PSDI, ex UDEUR ovunque collocati) che con arroganza hanno piegato le istituzioni democratiche e rappresentative ad una difesa extragiudiziaria degli indagati eccellenti.  L’insensibilità istituzionale e l’arroganza dimostrata da chi detiene il potere e si considera per questo intoccabile ha raggiunto punte insostenibili. La “casta” si è rivelata per quello che effettivamente è.
Si è dimostrata vergognosamente nuda e senza alcun pudore.
A breve mi aspetto nuove risoluzioni di censura per tutti quei magistrati che stanno indagando o inquisendo, in tante inchieste anche fuori dalla regione, gli amici ed i protettori della giunta e della maggioranza al Comune di Cosenza.

Francesco Gaudio – capogruppo del PRC-SE in Consiglio Comunale

 

***

IL CONSIGLIO COMUNALE DI COSENZA

DELIBERA:

 

– di approvare la risoluzione che di seguito si trascrive:

 

“Da mesi le cronache giornalistiche calabresi sono inondate da inchieste penali che riguardano un ristretto settore della classe politica regionale. Avviate dall’allora Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. De Magistris, e che hanno poggiato su sterili iniziative unilaterali di quel P.M., quasi sempre sonoramente sconfessate quando sono state poste al vaglio degli organi giudicanti. Indagini, quelle di De Magistris, che, proprio perché hanno sfornato sempre più nomi di indagati e sempre meno contestazioni di fatti penalmente rilevanti, sembrano sapientemente orchestrate per provocare suggestioni e immaginazioni di contesti tanto perversi quanto surreali.

Valorizzando, per di più, un ambiguo contesto mass-mediologico che è la negazione dell’essenza stessa del processo penale: l’accertamento della verità nel rigoroso rispetto delle prerogative funzionali di ciascuna parte in causa. Cosicché il sistema delle “scatole cinesi” più che il profilo dell’evanescente tesi accusatoria, si è, oggettivamente, trasformato nella caratteristica della metodologia investigativa, ingenerando inevitabilmente quell’aspro e velenoso conflitto nel quale è stata irresponsabilmente trascinata la Procura della Repubblica di Catanzaro.

Tant’è che il Consiglio Superiore della Magistratura, esercitando in piena autonomia la sua intangibile funzione di autogoverno della Magistratura, ha adottato gravi e sintomatici provvedimenti disciplinari, che hanno consacrato l’atteggiamento odiosamente pregiudiziale di certi Magistrati in servizio, fino a qualche tempo fa, presso la Procura della Repubblica di Catanzaro.

Insomma, l’intera vicenda propone un tema, che è la spia di una vera e propria emergenza democratica, qui in Calabria. Il tema è quello dell’allarmante condizione in cui versa il sistema giudiziario, e dell’uso distorto dei poteri giudiziari. E tuttavia bisogna uscire fuori dal refrain di uno stucchevole dibattito tra garantisti e giustizialisti. Per porre, invece, una questione assolutamente prioritaria e ineludibile: quella relativa ai limiti che la politica, i partiti e le rappresentanze istituzionali, ciascuno per le loro funzioni, stanno drammaticamente mostrando, in questo cruciale momento, qui in Calabria. E’ in atto una fase straordinariamente inedita, che stringe il sistema democratico in una tenaglia: da una parte c’è un’autentica domanda di svolta e di cambiamento; dall’altra parte c’è un’incessante azione di dileggio e di discredito delle istituzioni democratiche. Ebbene, le rappresentanze politiche qui in Calabria debbono porsi all’altezza della sfida, proponendosi e attrezzandosi come classe dirigente, per davvero, in grado di fronteggiare l’inedita fase in atto. Altrimenti c’è il rischio di soccombere. Ed è un rischio serio e concreto perché, onestamente, si ha la sensazione di cogliere una sorta di abdicazione di fronte al chiaro e manifesto tentativo che alcune forze stanno perpetrando per screditare una certa classe politica e indebolire, soprattutto, le funzioni delle istituzioni sovrane.

Oggettivamente, al di là della volontà dei Magistrati inquirenti, le indagini sono comunque molto strumentalizzate. Anche da parte di ben determinati organi di stampa, che hanno imbastito indegne e becere campagne denigratorie. E vengono così agitati gli stracci della critica al consociativismo o invocata la questione morale con il chiaro intento di non promuovere o favorire processi di reale rinnovamento, gli unici capaci di affermare coerentemente il primato della politica. Sono in movimento invece forze disparate che, seppur minoritarie, queste sì in maniera trasversale e consociativa, anche da funzioni e postazioni diverse, stanno tentando di costruire un “vuoto”. Inevitabilmente per lunghi anni, però, questo vuoto non potrà essere colmato da una funzione rinnovata delle forze agenti della democrazia; questo vuoto, semmai, favorirà un potere illimitato e condizionante di diffusi settori della ‘ndrangheta, delle organizzazioni criminali e anche di poteri occulti o addirittura deviati. Si vuol far finta di non vedere e di non interpretare oggi la natura di questo scontro? Certamente chi oggi esercita responsabilità di governo non può sfuggire da un dovere primario: innalzare la qualità dell’azione dei governi sul terreno della innovazione, di politiche sociali più inclusive, di estensione dei diritti, di elevamento del tasso di legalità. Chi agisce nella società e nei palazzi della politica, però, ha il compito di competere per incalzare su questo terreno, ponendosi come rappresentante e portatore di interessi sociali da elevare a fattori costitutivi di un vero e proprio Patto democratico su cui fare leva per sostenere il traghettamento della Calabria fuori da una condizione di crisi strutturale ultra decennale. A questo proposito, se la Politica in Calabria non fa i conti con questi nodi e si farà, invece, imbrigliare in una disputa sui nominalismi o sugli assetti fine a se stessi, non ci sarà davvero speranza. Anche perché ci sono in carcere consiglieri regionali, attinti da accuse inquietanti e perturbanti. Rispetto alle quali occorre pretendere il più obiettivo, rigoroso e tempestivo accertamento delle responsabilità. E allora, oggi più che mai, c’è bisogno qui in Calabria di fare affermare più politica, più buona politica, quella, per intenderci, che si nutre di una diffusa domanda di maggiori certezze e di meno incertezze o populismi inconcludenti. Solo così potrà essere neutralizzata quella nefasta deriva qualunquistica che, viceversa, si nutre di strumentalità e demagogie.”

 Approvata con 18 voti favorevoli ed un astenuto, tutti della maggioranza. La maggioranza è sostanzialmente un monocolore PD, con un verde, un PSDI, e qualche ex UDEUR oggi in gruppi civici. Il primo voto favorevole è quello del Sindaco avv. Salvatore Perugini, indagato nell’inchiesta “Why not”. Tra i votanti anche il consigliere Spataro, anch’egli indagato nella medesima inchiesta. A presentare l’ordine del giorno, l’avv. Antonio Ciacco, già giudicato per truffa . 

 

 

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