Calabria: basta col fatalismo, ora ci vuole ottimismo

28 04 2008

di DOMENICO LOGOZZO (da “Il Quotidiano della Calabria”)

“MISERO paese, con tutto il fango dei tempi peggiori, e con un fondo genuino che dice quello che potrebbe
essere.
Grande nella disdetta. Perchè non potrebbe esserlo nella fortuna? Ma non ebbe mai fortuna”.
Sessantaquattro anni dopo, quanta amara attualità si coglie negli scritti di Corrado Alvaro! La sua Calabria


nuovamente insanguinata e offesa dalla criminalità organizzata.
Terrore e barbarie.
Lo Stato ancora una volta  chiamato a dare risposte concrete.
Terra senza fortuna, stretta in una morsa mortale. La Calabria torna  sulle prime pagine di tutti i giornali per le nuove e sconcertanti notizie di cronaca: la cimice nella Procura di Reggio Calabria e l’autobomba a Gioia Tauro. Ritorna la maledizione. Il fango. La paura. L’allarme.
«Un segnale forte ai vivi », dice un investigatore.
E’ «guerra di mafia» avverte il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì.  Correre ai ripari dopo i due inquietanti episodi. Fare presto.
Il “caso Calabria”, così come l’ha definito il Corriere della Sera deve essere impegno prioritario per il nuovo governo. I rischi sono notevoli. Non riguardano solo questa fetta “male – detta” della Penisola, ma l’Italia intera. Pericoli reali di infiltrazioni sono continuamente denunciati anche in regioni considerate “isole felici”. E’ un momento drammatico. «La democrazia presa in ostaggio», denuncia Giuseppe D’Avanzo su “la pubblica”. Tanti campanelli d’allarme.
Fuori e dentro la Calabria. Non si può più tergiversare.
«C’è l’assoluta  necessità di fare, in Calabria, massa critica contro le diverse forme di invasivita’ della criminalità organizzata nella vita politica, economica e sociale della nostra regione», sottolinea il Salvatore Perugini, presidente
dell’Anci Calabria e sindaco di Cosenza. ”Il fondo genuino”della Calabria purtroppo continua ad essere sporcato dal  sangue della vendetta e dai veleni che non risparmiano le stesse istituzioni. Troppi odi, torbidi interessi, ignobili compromessi, velenose dispute, continuano a mettere a repentaglio la convivenza civile in
una terra dilaniata da costanti conflitti.
Le forze politiche, sociali ed economiche debbono trovare un momento di incontro e di riflessione. Serenamente. Migliorare la qualità della vita. Dare ai giovani speranze. Una politica pulita. Senza ambiguità e collusioni. Un’economia che promuova l’imprenditoria onesta. Basta
con l’assistenzialismo parassitario!
E per voltare pagina è determinante il ruolo del sindacato, degli uomini di cultura e della Chiesa. Essere vigili e costruttivi in una società dove la legge del più forte vorrebbe  costituirsi alla legge dello Stato. No, non è possibile! E’ intollerabile. La Calabria non è solo malaffare, non è solo ‘ndrangheta. E’ bene sottolinearlo, in queste ore in cui sulla regione più periferica ed abbandonata  l’Italia si sono accesi i riflettori dell’intera nazione. C’è tanta brava gente. Tanti onesti che lavorano  duramente.
E rischiano.
Queste persone vanno aiutate e sostenute. Lo Stato deve essere al loro fianco.  Altrimenti sarà la fine. E il “ca – so Calabria” rimarrà tale in eterno. Ma non deve prevalere il pessimismo, né  il fatalismo di quanti affermano: «Non c’è niente da fare».
Lavarsi pilatescamente le mani equivale ad essere conniventi con le forze antisociali che vogliono il male della Calabria. Lavorare e pensare positivo. Ripresa,  riscatto, sviluppo. Questi propositi vanno finalmente riempiti di fatti concreti. Il nuovo parlamento dia seguito agli impegni che da tutti gli schieramenti politici  sono venuti durante la recente campagna elettorale.  Un segnale deciso. La forza della ragione contro la brutalità criminale. Cambiare si può. Si deve.
Darsi da fare per invertire i  tanti indicatori negativi. E dare spazio all’ottimismo per aprire le porte della
speranza: la Calabria  «grande nella disdetta, perchè non potrebbe esserlo nella fortuna?».

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