I Comunisti

16 04 2008

di Massimo Veltri

Ci sono dei risultati inequivocabili nel voto politico. A rischio di confondermi con il signor de La Palisse voglio indicarli per passare ad alcune considerazioni in merito.
Berlusconi ha vinto, e con vantaggi di fatto pari a quelli da lui preventivati, al Senato addirittura maggiori. Veltroni, sconfitto, si attesta su onorevoli risultati, in alcune parti surclassato (Sicilia, molte regioni del nord). Bertinotti e c. sono evaporati, e con lui i socialisti, uniformemente in tutte le circoscrizioni. Casini
s’aspettava forse qualcosa di più ma casa porta un onorevole risultato: che ne farà? La Lega balza  imperiosamente in cima al Nord ponendo serie ipoteche su chi comanda nell’oltrepo e non solo. In
Campania c’è stato un tonfo gigantesco per Veltroni che nel sud solo in Basilicata s’è affermato, mentre in Calabria siamo più o meno sul dato, negativo, nazionale. Il numero dei votanti ha perso un tre per
cento su base nazionale, e in Calabria c’è stato il record dei non votanti.
Sorprese, terremoti? Che Berlusconi dovesse vincere era ormai nell’ordine delle cose, visto che ormai l’elettorato italiano pare ricordarsi solo quello che avviene negli ultimi mesi: aveva percepito, gli avevano fatto percepire, che Prodi  era stato negativo, per le tasche degli italiani, per la sicurezza, per il deficit di decisioni eccetera e ha un’alta volta incoronato Berlusconi che, quando ha governato, non è che avesse conseguito chi sa quali risultati, anzi… Può essere una sorpresa, invece, di quanto ha vinto, visti i
distacchi, così come una  sorpresa, ma fino a un certo punto, è l’affermazione larga di Bossi. I distacchi: Berlusconi ha conservato tutto il suo elettorato, che non è poco, un pò ha grattato al centro di Casini, un pò a destra, da Fini, e ha ottenuto il dato che sappiamo. Veltroni, invece, ha prosciugato a sinistra l’Arcobaleno non rifornito, invece, da indecisi che alla fine non sono andati a votare. Gli elettori di sinistra, insomma, se hanno votato si sono massicciamente rivolti a Veltroni. Mentre, e questo è il dato più pesante, Veltroni è risultato indifferente al centro: non solo non ha scalfito Berlusconi, ma ha dovuto cedere pure a Casini. E’ questo un terremoto? E perchè, volendo essere più dettagliati nelle interpretazioni, Berlusconi ha vinto di nuovo? E Veltroni può essere soddisfatto del dato, è al sicuro da ribaltini o ribaltoni, nel Pd o contro il Pd? Ad alcune  questioni si può tentare di offrire una chiave di lettura, se pur parziale, per altre occorrerà attendere.
Una  volta che Veltroni aveva imboccato, a Camere funzionanti e prima che Prodi cadesse, la via “solitaria” senza nessuno a sinistra che non fossero i Ds, lo stupore fu grande.
Ci fu chi apprezzò e approvò la svolta e chi si chiese il perchè Veltroni volesse perdere le prossime elezioni e perchè questa cesura con la storia. La cesura c’è stata, più recisa ancora di quanto lo stesso Veltroni pensasse o  addirittura auspicasse. Hai voglia a dire e ripetere che “comunista non sono mai stato”, che di “questa sinistra l’Italia non ha che farsene”, che la lotta di classe è morta, che le crisi le governi stando al governo, che l’Italia ha bisogno di liberalizzazioni e competitività, il resto è paccottiglia d’armadi polverosi… tutto si può dire, in tal senso, ma un orizzonte, una luce, una linea di tendenza che ci faccia pensare di non essere proprio omologati al mercato globale e alla giungla darwinistica, alle forbici via via sempre più  divaricantisi fra chi ha e più ha conoscenze importanti e chi è senza protezioni, fra un occidente opulento e il miliardo e passa che non hanno manco un chicco di riso… si deve spegnere, coartare, espellere? E’ un bene che sia cosi, sul piano ideale e culturale, sul terreno politico? Proprio dal versante politico possono venire gli  allarmi più consistenti, visto che tenere nel “recinto” istituzionale il popolo del disagio e di chi contesta stato, istituzioni, economia e profilo borghese della società, non riconoscendosi affatto in tutto questo, era stato l’agire principale di Bertinotti. Che, evidentemente, ha fallito e ora ci si trova senza il filtro, la tribuna, la presenza, non già di antistato, ma di chi, tanto per fare qualche nome, come Mussi, Salvi, Diliberto, quest’assetto vorrebbe solo correggerlo, stemperando eccessi capitalistici. La piazza, insomma, come reagirà? Si dirà: ma quest’è l’Italia di oggi, Berlusconi attrae e convince, al più possiamo guardare Veltroni. E’ un’Italia moderata, piena di paure  e di
problemi, le vanno bene le promesse, le rassicurazioni, le blandizie, per carità, non parlateci più di comunisti, non vogliamo più ascoltare i deliri ideologici dei verdi contro tutto e contro tutti, basta a
fenomeni di mera rappresentanza, qui ci vogliono uomini che i problemi ce li risolvano. Sì, grosso modo è  questa l’Italia d’oggi, e lo è diventata a seguito d’un percorso che giorno dopo giorno ha visto crolli di certezze e d’utopie, drastici ridimensionamenti del concetto  stesso di democrazia, primato del soldo su tutto.
Quant’hanno contribuito le forze politiche a che s’inverasse tutto questo, in che misura un Veltroni può risultare più credibile d’un Berlusconi nel disegnare un panorama nel quale entrambi si muovono con uguale riconoscercisi, ma con pedigree diversi? Il lungo cammino a partire dalla togliattiana svolta di Salerno, proseguita da Berlinguer e da Occhetto, è arrivato al capolinea: non s’è buttata solo l’acqua sporca.
Ma la sinistra cosiddetta radicale che fa, se la prende cogli altri, non ha da interrogarsi su niente, autocritiche, distacco dalla realtà, velleitarismi, divisioni, incongruenze, mancanza di appeal e di credibilità… ? Hai voglia: c’è di tutto, e non è certamente la mancanza della falce e del martello o il prendersela con Veltroni che dà ragione della fine d’un’epoca.
Che ne sarà, insomma, dei comunisti, e che farà Veltroni con il Pd, fermo restando che Berlusconi in cinque anni potrà accelerare nel processo di ulteriore cambiamento di usi e costumi degli italiani? Ci sarà una sinistra vera e spendibile e unita? Ci sarà un Pd nuovo e articolato sul territorio? A cominciare dalla Calabria, dove c’è chi gioisce per aver vinto, nel senso, forse,  che non è andato peggio che in Sicilia o in Campania, ma dove sono da costruire in pratica ex novo tanto strutture, tanto identità, tanto lineamenti personali e collettivi del partito, se partito sarà o se
invece sarà qualch’altra cosa. L’Italia, come la si vuole vedere, è cambiata. Come e verso cosa dipende anche dai prossimi appuntamenti, a partire dalle elezioni regionali.
La Calabria che farà?

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