DA OGGI È UN’ALTRA STORIA

15 04 2008

di MATTEO COSENZA

VELTRONI ha perso e, non sembri una contraddizione, dal suo punto di vista ha vinto nonostante l’evidente vittoria del suo avversario.
Il leader del Pd ha voluto la semplificazione del sistema politico? Ci è riuscito realizzando in qualche modo “dal basso” un’autoriforma elettorale dopo che era stato impossibile fare una riforma elettorale in Parlamento. Voleva il bipartitismo e l’alternanza?
Ce l’ha fatta. Probabilmente non aveva la forza e il tempo per recuperare uno svantaggio di partenza da tutti riconosciuto. Oggi può dire di essere pronto ad aprire una nuova fase e a lavorare per costruire la rivincita. Tra cinque anni, però, perché per il prossimo quinquennio il paese torna saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi, di Fini e, soprattutto, di Bossi.
Da Nord a Sud il Pd perde per Malpensa e per i rifiuti campani, per i clandestini e per il bisogno di sicurezza, per la precarietà del lavoro dei giovani, quando c’è, e per l’incertezza economica di cui si sentono vittime gli italiani, e anche per la litigiosità di una coalizione che era di lotta e di governo.
Dopo decenni di frantumazioni e scissioni dalle costole del Pci e del Psi, con la semplificazione perseguita e realizzata  eltroni ottiene anche il risultato di cancellare dal Parlamento la sinistra.
Naturalmente non è solo una sua responsabilità ma del sistema elettorale ed è anche demerito della stessa sinistra. Un elettore di sinistra ha avuto minori possibilità di scelta rispetto a quello di centrodestra. Un elettore moderato poteva votare il Pdl, l’Udc e la destra di Storace: tutte opzioni chiare e precise. Quello di sinistra che non voleva far vincere erlusconi poteva scegliere il Pd pur non ritenendelo un partito di sinistra. Oppure poteva orientarsi sulla Sinistra Arcobaleno.

Ma qual è stato l’appeal di questa coalizione?
Pecoraro Scanio? O la mancanza di coraggio nello scegliere un leader nuovo come Vendola al posto del pur prestigioso Bertinotti, che però in piena campagna elettorale ha annunciato di aver chiuso la sua stagione? Qualcuno ha votatoil Pd, altri Di Pietro, e soprattutto in tanti non si sono proprio recati alle urne.
C’era anche il Partito Socialista, la cui scomparsa dal Parlamento addolora perché è l’epilogo di una grandissima storia per quanto tormentata e difficile.
Sono finiti, il Ps e la sua storia, nel tritacarne di Veltroni. Il voto calabrese rispecchia, con qualche variante, il quadro generale.
Minniti non perde se si vedono le percentuali che sono leggermente superiori alla somma di Ds, Margherita e Pdm della passata consultazione, ma è il Pdl che gli toglie il sorriso con la sua straordinaria vittoria. Potrebbe gongolare Loiero che aveva ricevuto da Minniti lo schiaffo dell’esclusione chirurgica dei suoi uomini dalle liste e che ora lo vede indossare i panni dello sconfitto.
Potrebbe se non ci fossero sulla sua testa nubi minacciose di cui si erano viste tracce corpose prima del voto.
Lo stesso Minniti aveva proposto una conclusione a tempo del suo governo, poi Berlusconi a Cosenza aveva annunciato che da presidente del consiglio avrebbe lavorato per l’immediato scioglimento delConsiglio regionale. Ora Minniti è più debole, Berlusconi è forte come non mai e così i suoi rappresentanti in Calabria.
Dopo anni di coesistenza pacifica tra opposizione e maggioranza, è venuto il tempo della competizione alla Regione per il centrodestra? Con il risultato di ieri la strada verso la riconquista della Regione è tutta in discesa. Il centrodestra può solo decidere di mancare l’appuntamento. Dunque, anche in Calabria la semplificazione è servita. C’è stato un terremoto politico di proporzioni storiche, se ne vedono già le crepe e le prime vittime. Da oggi inizia per l’Italia e per la Calabria un’altra storia. Tutta da scrivere e da raccontare.

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