“Voi siete qui”/1 – L’Italia che Verrà

9 04 2008

di Massimo Veltri

Lunedì sapremo. Se l’Italia sarà un’altra volta in mano a Berlusconi o  se può avviarsi una fase nuova. Ha nell’incredibile pensare che dopo  più di quindici anni vissuti molto pericolosamente, con promesse  inattuate e inattuabili, chiacchiere in libertà, insulti a piene mani, farsi gli affari propri, delegittimare tutti, sporcare la storia, disegnare un paese dei balocchi che ha fatto ridere il mondo, dell’incredibile, dicevo, pensare che Berlusconi ce la possa rifare.
Eppure i sondaggi, e non solo, continuano a dirci che è in vantaggio, che gli italiani gli credono, lo preferiscono. Il mio, è ovvio, è un ragionamento di parte, se pur di molto asciugato da una lettura della realtà non condizionata dalla mia storia e dalle mie convinzioni, però devo cercare di capire perchè.
Perchè oggi in Italia possiamo rivedere un film già visto, per alcuni, un film dell’orrore.
Siamo chiari: non è in discussione la possibile affermazione della destra, ci può stare e ci può stare tutta.
La cosa che dà da pensare è che è questa destra guidata da un uomo come il cavaliere che fra le tante perle uscite dalla sua testa ha di recente partorito l’idea di far fare un test di sanità mentale ai giudici… tanto per dirne una.
E il cumulo dei conflitti d’interessi e la sua visione della realtà tipo casinò di Las Vegas, il non curarsi della legalità, delle regole eccetera.
Noi uscivamo da almeno quarant’anni di democrazia bloccata, in Italia, con la guerra fredda e il fattore kappa, quando il muro crollò e scoppiò tangentopoli.
Fine della prima repubblica, rimescolamento generale delle carte, irruzione sulla scena dell’antipolitica. Ma le sappiamo tutti queste cose, no?, dette, ridette, riproposte eccetera. Cos’ha fatto chi non la pensava come Berlusconi, chi aveva altro DNA, altri scenari in mente?
Come s’è attrezzato, cos’ha proposto, come si è mosso?
Se solo tre giorni fa, Walter Veltroni, a Cosenza, ha detto dal palco che per aprire un laboratorio fotografico ci vogliono cinquanta e più visti burocratici, che per mettere su un’officina ce ne vogliono uno o due in meno; e ha continuato a parlare di salario sociale, di  morti bianche e di argomenti in rubrica politica da anni e anni, ormai, ma che là sono ancora, ebbene, evidentemente si ha un indizio, non piccolo, del perchè non sono pochi coloro che festeggiano alla deregulation forzitaliota.
E ancora: l’Italia, l’Europa, il mondo,  sono cambiati anche dal punto di vista di tipologia di lavoro, nel senso che il fare impresa, anche piccola, il lavoro autonomo, sono cresciuti di molto rispetto ai salariati e agli stipendi fissi. Berlusconi s’è fatto bandiera di tutto questo mentre per troppo tempo se parlavi di professioni liberali e di categorie non a reddito fisso, nella sinistra eri visto come una spia del capitale.
Certo il tempo è passato, le cose sono cambiate, ma quanto è rimasta radicata l’idea, la cultura, se vogliamo solo il retropensiero che in fondo, gratta  gratta, nella sinistra ci si occupava, convintamente, e per cultura e per formazione solo d’altro? Quant’instabilità c’è voluta, quanti governi di centrosinistra ci sono stati, che faticosamente, hanno messo pezze qua e là, hanno inseguito la “modernità” di Berlusconi, hanno costruito un cartello d’alleanze, fino a sfociare, in ultimo, nel Pd?
E quanto tempo s’è perduto?
In Calabria, come altrove. Una Calabria di cui, pare Veltroni, abbia parlato quasi per niente, se non in termini di lavori dell’autostrada. Niente sull’arretratezza, niente sull’illegalità, niente sul futuro. E niente sui gruppi dirigenti, di cui qualcuno, maliziosamente?, sussurra che non vuol nemmeno sentir parlare.
Da un leader nazionale, della Calabria, del sud, avremmo  voluto parlasse, avrebbe dovuto parlare.
E se è vero che la Calabria e il sud hanno un senso all’interno della cornice unitaria nazionale, parimenti è fuor di dubbio che sud  e Calabria meritano, necessitano, di approcci propri e originali.
Che dice Veltroni delle parole di Dorso: il problema del sud è quello delle sue classi dirigenti? 
Veltroni ci vuol mettere mano?
Forse ha tentato, forse vorrebbe farlo, forse l’esito delle elezioni, quale che sia, può dargli vigore.
Un vigore, se ci sarà, che però non può affondare nel nuovismo e basta.
Si sente parlare di questo, di quella, di quell’altr’ancora, e sempre a livello di gossip, e perciò per quel che vale, viene spontaneo da chiedersi se il nuovo, solo perchè tale, sia di per sè positivo.
E la cultura politica, l’autorevolezza, la credibilità, dove li mettiamo? 
Ma di questo, eventualmente, parleremo dopo il voto, quando oltretutto ci dovremo occupare di elezioni europee, elezioni regionali, cammino del Pd.
Come ci andrà il Pd alle regionali?
Con quale quadro politico, che non risulti improvvisato o riciclato?
Si inventano in quattro e quattr’otto queste cose?
E la, eventuale, discontinuità quali costi dovrà pagare?
Anche qui l’esito del voto sarà determinante. Un voto in cui la sinistra non veltroniana conta di conseguire un successo tale da fungere da condizionante per il Pd.
E non è poca cosa, perchè se parliamo di votanti con una cifra è un conto, se a due è un’altra.
I suggerimenti, le pressioni, i programmi e le cose da fare, oltre che  le alleanze, se l’Arcobaleno avrà un’affermazione conteranno e non saranno poca cosa.
Gli italiani, i calabresi, cosa vedono e cosa cercano in Bertinotti e c.?
Se solo un partito rifugio, è poco, se invece un investimento per il cambiamento, beh, la cosa si fa interessante. Vedremo.

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