Il grido del presidente Vendola “Questo Sud non si arrende”

16 03 2008

Per fortuna qui abbiamo una società civile reattiva e forte: i gruppi criminali sono rimasti confinati in aree ben precise. Quell´altro Sud che non vuole più chinare la testa ed è stanco della continua compromissione delle classi dirigenti, che si ribella al volto opaco della politica, quell´altro Sud dell´ “Ammazzateci tutti” dei ragazzi di Locri, trova giustamente ospitalità in Puglia.

di Piero Ricci

La delegazione di

Alcuni dei 350 familiari delle vittime delle mafie lo hanno già precettato a Sarajevo, mentre presentava l´edizione 2008 della Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo. Per questo per il governatore pugliese, Nichi Vendola, la missione in Bosnia non poteva che essere una toccata e fuga pur di non mancare all´appuntamento alla Fiera del Levante dove i parenti delle vittime di mafia incontreranno associazioni, scuole, e oltre 200 giovani rappresentanti di organizzazioni non governative provenienti da circa 30 paesi europei, nella tredicesima «Giornata della memoria e dell´impegno in ricordo delle vittime delle mafie, «organizzata da Libera, Avviso Pubblico in collaborazione con la Regione Puglia, Provincia di Bari e Comune di Bari.
«C´è un duplice significato per la Puglia in queste giornate – racconta Vendola – perché, primo, non bisogna mai abbassare la guardia. La lotta contro le mafie, che sono tra i protagonisti della globalizzazione economica, non deve conoscere distrazioni, cadute di tensione. Nessuno può considerarsi immune, sicuro di vivere in un´isola felice, in un luogo che non sia chiamato in causa».

Ma non ha sempre sostenuto che la Puglia era un po´ quell´isola felice nel Mezzogiorno d´Italia?
«Appunto, oggi c´è questa convergenza di un altro Mezzogiorno d´Italia».

Ma come identità geografica?
«C´è un Mezzogiorno che non si rassegna alla monnezza camorrista della Campania, ai cannoli di Cosa nostra, al sangue versato nei dintorni delle Asl e che può trovare un luogo che è l´idea di un altro Mezzogiorno d´Italia. Penso che dalla Puglia possa venire questo appello che quell´altro Sud che non vuole più chinare la testa ed è stanco della continua compromissione delle classi dirigenti, che si ribella al volto opaco della politica, quell´altro Sud dell´»Ammazzateci tutti» dei ragazzi di Locri, trova giustamente ospitalità in Puglia. Credo che stiamo dando segnali d´avanguardia sul terreno della lotta alla mafia».
 
Quali?
«Penso al finanziamento delle esperienze di gestione sociali dei beni confiscati. Penso al finanziamento dell´informatizzazione dei fascicoli giudiziari per gli uffici di procura. Penso alla gestione sociale di un bene sequestrato. Credo sia la prima volta in Italia che una discoteca sotto sequestro e non ancora confiscata (il “Moma” di Adelfia, ndr) viene gestita per usi sociali con i finanziamenti della Regione».

Qual è la tenuta degli anticorpi della Puglia alle infiltrazioni mafiose?
«Sono tra coloro che più hanno alzato la voce contro il pericolo di ramificazione di clan contro l´irrobustirsi di tessuti mafiosi nel nostro territorio. Sono il più titolato per dire che in Puglia la mafia, quella capace di diventare un inquilino stabile nei palazzi del potere economico e politico, non ce l´ha fatta».

Com´è stato possibile?
«Perché la Puglia ha una società civile reattiva e forte. Ha un elemento di coesione sociale che è stato in grado di spezzare legami che poteva essere molto pericolosi. Ma perché ha conosciuto anche, sul piano dell´ordine pubblico, una delle operazioni intelligenti che la storia italiana ricordi: l´operazione Primavera. Con quella operazione è stato possibile rompere il circuito di accumulazione dell´economia mafiosa attraverso il contrabbando di sigarette».

Le mafie hanno grande capacità di riconvertirsi e in un territorio economicamente debole, possono facilmente operare e reclutare.
«I gruppi mafiosi pugliesi sono rimasti sempre confinati in una dimensione microterritoriale. Non hanno mai saputo elaborare strategia di espansione a livello regionale e nella storia hanno scalfito in modo importante il sistema economico e politico, vedi Ccr. Ma non siamo al co-protagonismo. Questo rende fragile la mafia levantina, che è pulviscolare, di corto respiro. Non ha capacità egemonica sulla cultura, sulla società, anche se è socialmente pericolosa quando recluta adolescenti».

Sarà anche levantina, ma è una mafia che sta lì come un sottofondo fastidioso.
«Bisogna porsi il problema della bonifica sociale delle grandi periferie, quella del degrado urbano e quella della povertà. Bisogna rendere sempre più trasparente il circuito degli appalti, più cristallino il procedimento amministrativo. Poi servono lavori mirati su problemi specifici. Come il bullismo».

Settecento vittime, il 70 per cento dei loro parenti attende ancora la verità. Non sarà anche un problema di lentezza della giustizia?
«Sì. Ma ora il quadro è mutato. Oggi quando si opera bene, non solo si arresta il nuovo capo di Cosa nostra ma in un paio di mesi si è in grado di colpire l´intera rete di protezione del boss. Oggi il combattimento è quasi in tempo reale».

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: