Candidature Pd in Calabria: le scelte fatte e da fare

6 03 2008

di Massimo Veltri

dal film  

Il Partito Democratico s’è mosso in anticipo e ha fatto le liste. In Calabria come altrove, e non sono liste di niente.
Medici, professori,  studenti… chiamati all’ultimo minuto, come sempre s’è fatto,  inventandosi ciliegine sulle torte o fiori  all’occhiello, buoni a fare intendere all’elettorato (presunto bue): vedete come siamo aperti, come superiamo le nomenklature, come guardiamo a tutte le pieghe della società…
Due sono le cose: vincere le elezioni e mandare in Parlamento gente che oltre ad alzare la mano faccia qualcos’altro. Non sempre le due cose sono concorrenti, anzi spesso sono in aperta contraddizione: con le scelte fatte si ha l’impressione che non si coglie nè il piccione nè la fava…
Vediamo.
Il capolista alla Camera e chi lo tocca, poi la responsabile Pd per il mezzogiorno, uscente al Senato, e a seguire Laratta, Lo Moro, Laganà…
C’è anche lo spazio (quale?) per un primario, un docente d’Arcavacata, uno studente (ultimo!).
Al Senato il prefetto in testa, poi Bruno, uscente, e così via…
Ci sono pure per due (ex) socialisti, Cesare Marini e Mimmo Pappaterra.
E’ il nuovo che avanza?
Esprime particolare appeal, questa scelta?
Rappresenta la Calabria che vuole uscire dalle secche, con dignità, responsabilità, pulizia, agire democratico?
C’è un dato incontrovertibile: dov’è il partito, dove sono i partiti?
E quel che c’è, quel pochissimo, è in rotta di collisione con l’establishment. 
Vince Doris Lo Moro su Adamo.
Loiero è out (e se la tiene?), Bova…   boh!
Insomma, il mandato affidato a Minniti da Veltroni pare portato a buon termine, apparentemente: della Calabria ti occupi tu in prima persona, poi, dall’esito si vedrà che fare.
E Minniti s’è tolto dai piedi tutti, in pratica, con un repulisti che lascia l’amaro in bocca a tanti, tantissimi.
Ci staranno, costoro, a mobilitarsi, per portar voti a prefetti et similia?
Perchè forse ci si dimentica che i voti non scendono dal cielo, nè le elezioni si vincono con, presunti, voti di opinione.

Il rinnovamento, allora, l’adeguamento e tutto l’ambaradan conseguente non è che possono dirigersi così massicciamente e illuministicamente in forza d’una, presunta, autorevolezza che, forse, viene surrogata dall’autorità, che è tutt’altra cosa.
I soggetti della politica, i partiti o come si chiamano ora, ci vogliono e di che tipo devono essere?
Si pensa che gli “eletti” sono di per sè sufficienti a determinare il cambiamento della politica?
Si è convinti che la politica si fa solo a Roma e in Parlamento?
Si è certi che sul territorio nulla s’ha da fare per orientare, discutere, coinvolgere, scegliere?
Senza avanzare minimamente paragoni osceni: c’è chi candida soubrette, cantanti… nani e ballerine, e c’è pure chi… 
Una corrente di pensiero ritiene che Veltroni sia, comunque vadano le  cose, in una botte di ferro.
Chiamato a salvare la barca che stava affondando, nei giorni immediatamente dopo l’affaire Unipol (ce lo siamo scordati? Altro che Poseidone, Why not, rifiuti campani, Impregilo… ), Veltroni fa scelte dirompenti, che sappiamo, e pensa e dice: se vinco m’incoronano, se perdo che vogliono, ho trovato una situazione…
E c’è del vero in questo ragionamento, solo che: rompere con tutti, in pratica, in Campania, idem in Calabria, inventarsi improbabili capilista giovani che non si sa bene per quale allodola dovrebbero fungere da specchietto, investire in generali, e prefetti, e capitani d’industria, e non voler fare patti con nessuno che non sia Di Pietro o Bonino (?!)…
Beh, tutto questo autorizza a pensare due cose almeno.
La prima: se Veltroni perde male c’è già, ora, chi sta affilando i coltelli per chiedergli il conto.
Dice qualcosa la solidarietà espressa a Bassolino dal ministro degli esteri?
Significa qualcosa il silenzio sornione personale e di tutto l’entourage dalemiano?
La seconda: dopo il voto con chi si mette d’accordo il Pd, con Berlusconi, con Casini o con l’Arcobaleno?
E nell’uno o nell’altro o nell’altr’ancora caso, che succede, che significa? 
Fin qui Veltroni: altrove, sul versante Bertinotti e altri, aspettiamo sia candidature che priorità nel programma già presentato, entrambi che mordano, convincano, portino a smarcarsi dal moderatismo saccente di Veltroni.
C’è più d’un mugugno, rispetto a rimozione di uscenti, gestioni separate di Diliberto, Pecoraro, Mussi, Giordano, ciascuno con le proprie scelte, e soprattutto per quanto riguarda il profilo convincente di una sinistra che non sia da… rosso antico.
C’è da tenere ben fissa la barra, chè i rischi di un franamento, parlo della Calabria, di consistenti parti del potenziale elettorato vadano verso il Pd ci sono tutti se certe scelte vanno in alcune direzioni piuttosto che in altre. 
E noi qui ad aspettare che si completi la griglia delle candidature: poi ci determineremo nel merito. 
Calabria, tanti auguri: ce n’è bisogno.

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