PROCESSO FORTUGNO: “SE VINCE MODUGNO TI BUTTA GIU’ LA CLINICA”. E A SORPRESA NELLE INTERCETTAZIONI SPUNTA IL NOME DI PEPPE BOVA

27 02 2008

Riferito dalla polizia il contenuto di una intercettazione fra l’ex deputato Meduri e il consigliere Crea.
Parlando di movimenti politici, riferisce il sottufficiale, Meduri dice a Crea che un punto di riferimento con cui dialogare «è Peppe Bova»

da “Il Domani della Calabria” 

LOCRI — Nuova udienza davanti alla Corte d’assise di Locri del processo ai presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri nell’ottobre del 2005. A essere sentiti dai pubblici ministeri, Mario Andrigo e Marco Colamonici, sono alcuni investigatori dei carabinieri che si sono occupati delle indagini sul delitto. Nel processo sono accusati dell’assassinio di Fortugno Domenico Audino, Salvatore Ritorto, indicato come l’esecutore materiale, e Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, accusati di essere stati i mandanti del delitto. Altri quattro imputati, Vincenzo Cordì, Antonio e Carmelo Dessì e Alessio Scali, devono rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso.
«I carabinieri sanno più di quanto pensavamo»: è questa la battuta rivolta da Giuseppe Cotronei al figlio Giuseppe, intercettata grazie a una microspia piazzata nell’auto dei due, riferita dal maresciallo dei carabinieri Federico Ales, nell’udienza di ieri. Giuseppe e Vincenzo Cotronei erano stati chiamati a Reggio Calabria a febbraio 2006 per essere sentiti in relazione al danneggiamento che il loro circolo ricreativo di Bianco aveva subito sei mesi prima. Alcuni colpi di pistola erano stati sparati dalla stessa arma utilizzata, come avrebbe confermato la perizia balistica, per uccidere Fortugno. Vincenzo, calciatore del Locri venne ucciso nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2006 in un agguato di stampo mafioso proprio alla vigilia del suo ritorno a Reggio per essere nuovamente sentito dagli investigatori e qualche giorno prima dell’arresto del presunto killer di Fortugno, Salvatore Ritorto e di Domenico Audino.
«Se dovesse vincere “Modugno”, ti butta giù la clinica». E’ il contenuto della frase, intercettata dai carabinieri, nella quale appare il soprannome con il quale veniva indicato Francesco Fortugno, per la sua somiglianza con il cantante, in una conversazione telefonica tra l’allora deputato della Margherita, Luigi Meduri e il consigliere regionale allora del centrodestra, Domenico Crea, in relazione alle elezioni regionali del 2005. Il particolare è stato riferito dal sottufficiale dei carabinieri Salvatore Di Masi, in servizio a Reggio Calabria, nel corso dell’udienza. Nella telefonata tra Meduri e Crea si parla anche delle elezioni regionali del 2005 e del ruolo svolto in questo contesto da Sergio D’Antoni e del lavoro svolto per agevolare il ritorno di Crea nel centrosinistra.

Parlando di movimenti politici, riferisce il sottufficiale, Meduri dice a Crea che un punto di riferimento con cui dialogare «è Peppe Bova». Prima di chiudere la conversazione Meduri chiede a Crea notizie sulle posizioni di Michelangelo Tripodi dicendogli «sai cosa fa politicamente parlando?». Di Mauro riferisce anche di una telefonata intercettata tra Meduri e l’avvocato Giovanna Mollica di Locri in cui si parla di una eventuale proroga del legale nell’incarico all’Afor dove Mollica curava il reintegro degli operai ex detenuti. Meduri chiude la comunicazione dicendo all’avvocato: «Vabbé, lo chiamo io».
Gli investigatori che hanno indagato sull’omicidio hanno acquisito i tabulati del traffico telefonico effettuato dallo stesso Fortugno dal giorno del delitto allo stesso giorno del mese precedente, ma non avevano mai disposto alcuna intercettazione. Il particolare è emerso dalla deposizione del maresciallo dei carabinieri di Reggio Calabria Mauro Digrazia. La deposizione dell’investigatore è stata dedicata all’analisi degli aspetti tecnici del traffico telefonico dei cellulari di Francesco Fortugno, monitorati 24 ore su 24 dal 16 settembre del 2005 al 16 ottobre, giorno dell’omicidio. Il controllo ha riguardato i due cellulari di Fortugno, quello privato e quello fornito dal Consiglio regionale. L’avvocato Annunziato Alati, legale assieme a Antonio Managò e Menotti Ferrari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, accusati di essere stati i mandanti dell’omicidio, ha chiesto alla Corte d’assise di Locri di acquisire l’elenco sia in entrata che in uscita delle telefonate intercorse nell’ultimo mese di vita con le utenze di Francesco Fortugno. Dopo la deposizione del sottufficiale il processo è stato aggiornato al 28 febbraio.

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