Ma il problema è chi vincerà le elezioni?

13 02 2008

di Massimo Veltri

Non conosco Tripodi, non conosco Crea, ma qualcuno li conosce se li ha mandati in Consiglio Regionale.
Non so se sono responsabili dei casi loro imputati, giudiziariamente voglio dire, ma tutti vediamo i livelli di intrecci e di compromissione fra affari e politica.
Non sono solo loro due a essere già incappati nelle maglie degli inquirenti e purtroppo, si può intuire, altri ce ne saranno. Ma Tripodi e Crea chi erano, chi sono, per essere assurti a cotanto proscenio politico?
Un nuovo che avanza, professionisti prestati alla politica, gestori di pacchetti di voti, espressione di interessi e di istanze che non trovavano altrove spazio?
Non risulta, infatti, una loro peculiarità, un loro modo di essere e di fare che li ponesse fra gli eletti.
La prima domanda, dunque, è: ma chi c’è, oggi, che ha le antenne nella società ed esercita quella funzione che un tempo vinceva e si chiamava controllo sociale?
I partiti, i gruppi di interesse, le organizzazioni cosiddette intermedie – associazioni, clero, assindustria, camera di commercio… – i sindacati, tutto quanto, cioè, ha radicamento sul territorio, non sa, non dovrebbe sapere tizio e caio chi sono, se è il caso di mandarli alla Regione, alla Provincia, al Comune… in Parlamento?
Forse sanno, forse non sanno, ed è difficile dire cos’è più grave.
Non sapere significa essere svuotati di ruolo e rappresentanza; sapere, e tacere e avallare, vuol dire che la deriva lungo la quale siamo immersi è mostruosa.

La seconda domanda: con il nuovismo, che per un pò di tempo ha imperversato, ci si è trovati ad aver a che fare in politica con una pletora di parvenu, che dovevano rappresentare il nuovo e il meglio, insieme al trasformismo, al voltagabbana come sistema, al colletaralismo spinto col mondo degli  affari e dei malaffari.
Io prometto, poi dò, prendo voti e divento eletto del popolo, a prescindere da cosa farò, da cosa saprò fare, per il popolo, con l’eccezione dei miei amici.

La terza questione: Loiero ha detto che già prima dell’arresto aveva ritirato la delega.
E quindi?
Per Crea ch’era succeso, per gli altri amministratori regionali cos’era accaduto?
Il fatto che conta non è, piuttosto, che lui a quel mondo s’era rivolto, di quello s’era fatto forte, grazie a quello aveva avuto quel consenso, che di quel mondo lui è figlio prediletto, a prescindere da ‘why not’ o meno che lo vedono in campo personalmente.
Avete fatto caso che  da un pò di tempo nessuno più parla di antipolitica, qualunquismo, grillismo, che pure avevano tenuto banco pesantemente fino a poco tempo fa?
Ci si è  resi conto, evidentemente, che la realtà è ancor più pesante delle denunce e dell’indignazione, che se non si corre  ai ripari, altro che antipolitica, il rischio è quello dell’implosione.
Perciò non avevano convinto le scelte di qualcuno che dalle colline universitarie s’era lanciato verso la Giunta Regionale. Perciò si era detto e scritto che aldilà dei meriti personali, la rondine di Arcavacata era ben difficile che potesse tradursi in automatica primavera.
Che dire poi dei boatos ricorrenti che vorrebbero un buon esodo dalla Regione verso il Parlamento, a cominciare del Presidente… , il libro di Stella sulla Casta neanche a questo, era arrivato.
E mentre attendiamo l’esito di indagini su grande distribuzione, voti di scambi, eolico, rifiuti eccetera, e sulle promozioni di tanti o pochi chi siano verso la Capitale – come  si trattasse d’un premio viaggio e basta, andare in Parlamento, tanto lì che c’è da fare… – ecco che corriamo verso il voto.
Alleanze, composizione delle liste, programmi tengono ovviamente banco.
Alleanze: ho già detto in precedenza di Veltroni, apprezzando il suo coraggio, ma ce la fa da solo?

E l’ “altra” sinistra diventa area protetta, in via d’estinzione?
Nessun patto, di nessun tipo con loro, così che numericamente molto si espone, Veltroni, e contemporaneamente lascia allo scoperto un’area molto vasta cui non è ben chiaro quale ruolo resterà.
E i socialisti?
Scompariranno? Composizione delle liste: già fu detto alle precedenti elezioni che avvennero con lo stesso meccanismo che il centrosinistra non poteva trincerarsi dietro un dito, nel senso che poteva benissimo mettere in posizioni di testa novità e istanze di rinnovamento.
Lo stesso si può dire, si deve dire, ora: solo uscenti, solo apparato, o anche qualche, e non residuale, scelta di novità, di radicamento, di valorizzazione del merito?
Un nuovo, s’intende, che dev’essere, ovviamente, interno ed intriso di cultura politica, di moralità, di saper fare. Programmi: purchè non ci siano libri dei sogni generalisti, purchè ci sia un preambolo sulle scelte etiche, trasparenza, legalità; purchè la Calabria, il Mezzogiorno, appaiano non per memoria. Ritengo che Berlusconi non abbia vinto, ancora. Molto se non tutto dipenderà dalle alleanze, dalle liste, dai programmi, appunto.

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