Scoperto un piano delle cosche nissene finalizzato a uccidere il sindaco di Gela Rosario Crocetta

9 02 2008

Il sindaco antimafia: «Continuerò la mia battaglia»

dal Corriere della sera

CALTANISSETTA – Iniziano sabato gli interrogatori dei 23 presunti affiliati ai boss mafiosi fermati due giorni fa a Palermo nell’ambito dell’operazione antimafia “Old Bridge” condotta tra la Sicilia e gli Stati Uniti, che ha portato in carcere complessivamente novanta persone. Il gip del Tribunale di Palermo interrogherà i fermati che devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, omicidio. Un colpo alla mafia, quello dell’operazione Okld Bridge, a cui fa da contraltare la notizia di un piano preparato dalle cosche mafiose di Gela per uccidere il sindaco Rosario Crocetta(Pdci). I motivi per cui il primo cittadino è finito ancora una volta nel mirino della mafia sarebbero il suo tentativo di gestire gli appalti in maniera limpida, la lotta al racket delle estorsioni e il licenziamento della moglie del boss assunta dal Comune perchè risultava «nullatenente». Le cosche del paese che Crocetta amministra avevano dunque preparato un piano per ucciderlo. Ma sui clan gelesi di Cosa Nostra, e in particolare sul clan degliEmmanuello, si erano accesi i riflettori degli inquirenti già dal 3 dicembre scorso, giorno in cui il capo del clan Daniele Emmanuello fu ucciso nel tentativo di sfuggire alla cattura nelle campagne dell’Ennese.

«CONTINUERO’ LA MIA BATTAGLIA» – Attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e col ritrovamento di alcuni «pizzini» i magistrati della Dda nissena hanno anche capito che i mafiosi stavano organizzando un attentato al sindaco. Crocetta ha appreso la notizia dal prefetto e dai magistrati. «Gela è stata la capofila – hadetto il primo cittadino – di un processo di rottura dei vecchi schemi in cui politica e mafia andavano a braccetto ed ha cominciato la lotta al racket delle estorsioni. Io continuerò la mia battaglia come ho sempre fatto». Alla domanda su come ci sente a vivere sotto scorta il sindaco dice: «È allucinante. Fare il proprio dovere e sapere di essere nel mirino della mafia è una cosa impensabile. È da 5 anni che vivo scortato con la paura per me e gli uomini che mi proteggono».

MESSAGGI INTIMIDATORI – Durante il suo incarico, Crocetta ha ricevuto una serie interminabile di messaggi intimidatori ma anche segnali ben più seri di morte. Nel 2003, la polizia scoprì che la «Stidda» stava preparando un agguato, utilizzando un killer venuto dalla Lituania, che avrebbe dovuto uccidere il sindaco durante la processione dell’immacolata, l’8 dicembre. Ma le prove non erano forti e lo straniero fu rimpatriato con provvedimento della questura, mentre al sindaco fu assegnata la scorta che ora è stata rafforzata.

SOLIDARIETA’ BIPARTISAN – Crocetta, il primo sindaco italiano che ha ammesso di essere omosessuale, ha ricevuto solidarietà bipartisan da decine di esponenti politici da Vizzini e Miccichè a Finocchiaro e La Loggia, dal ministro Bianchi al Pdci e An. Il presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione, ha detto: «È da tempo uno dei simboli migliori della Sicilia che vuole cambiare e la sua gestione della città di Gela ha rappresentato un duro colpo contro gli interessi delle cosche in quel territorio. L’attentato che era in preparazione contro di lui è l’ulteriore dimostrazione che provvedimenti seri nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose nelle attività pubbliche sono molto temuti dalle cosche».
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