Consiglio Regionale della Calabria: affonda nella m…a, ma con eleganza, perbacco

2 02 2008

La cravatta è un accessorio di abbigliamento che simboleggia l’eleganza maschile. Consiste di una striscia di tessuto che viene annodata attorno al colletto della camicia, lasciandone scendere l’estremità più lunga sul torace.
Si dice che in origine fu un’invenzione dei Mongoli per trascinare i prigionieri legati al pomo delle loro selle.
Ed eredi di quei Mongoli si aggirano ancora in Calabria, precisamente a Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale, dove un novello Gengis Khan ha dato ordine di “incappiare” tutti coloro che hanno ancora il coraggio di recarsi per quelle desolate lande, laddove doveva esserci la culla della Democrazia calabrese ed invece ormai è solo  pianto e stridore di denti.
Ebbene sì, cari amici, attenzione: se volete recarvi a deporre un fiore ed accendere un lumino tra i banchi dei consiglieri arrestati, ad imperitura memoria, o a scrutare le terree facce delle decine di indagati ed inquisiti (e qualche condannato proprio lì, sempre più in alto!, parafrasando il grande Mike), dovete avere la buona creanza di vestirvi in “giacca e cravatta”, come recita un misero foglio di carta attaccato alla meglio con un po di nastro adesivo alla porta del Consiglio Regionale.
Ed i vigilantes, insieme ai commessi della reception, sono inflessibili e non ammettono eccezioni di sorta, neanche se giurate sulla tomba dell’onore dei calabresi onesti (che per fortuna ancora esistono, dentro e fuori di lì…) che entrate solo strisciando contro i muri dei corridoi secondari per andare ad espletare un semplice adempimento amministrativo di pochi minuti, o dovete riparare la fotocopiatrice guasta, o fare la pipì.


Niet! Come dicevano i veri comunisti di una volta. Senza giacca e cravatta non si è ammessi al Palazzo del Consiglio Regionale, punto e basta. “Volsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare“, mi dice più o meno il solerte vigilante che mi invita ad accomodarmi fuori, a meno che non riesco a procurarmi una cravatta… “una cravatta qualsiasi… non c’è bisogno che sia chissà che…“, mi sussurra il povero vigilante, evidentemente imbarazzato, poveraccio, lui che è una persona normale ed ha ancora il senso del limite e della misura nelle cose.
Devo ammettere che per un momento ho avuto la tentazione di fare un gesto dimostrativo, come una volta fece al Senato un senatore della Lega Nord (che però doveva fare il senatore ed intervenire in Aula, non il semplice visitatore), allacciandomi al collo un laccio dei miei scarponcini rivendicando per quel cappio la dignità di “cravatta alla texana”.
Ma non avrei fatto altro che creare imbarazzi e problemi a quei poveri ragazzi incolpevoli messi a guardia del bidone vuoto, ed allora ho preferito soprassedere e fare buon viso a cattivo gioco.
Ma non senza aver intrattenuto per due-minuti-di-varietà, alla Fiorello, i presenti alla reception del Consiglio, specialmente dopo che un tizio vestito con una gualdrappa nera di velluto, tipo monatti delle pompe funebri, ed un paio di jeans spiegazzati, ma con il gargarozzo orgogliosamente chiuso da una ineffabile cravatta blu avion stile Ferrovieri anni ’60, sorridendo untuosamente con sei denti in tutto mi disse con un accento che a confronto Cetto Laqualunque parla  un perfetto parigino “Purtttropppo le legggi sono legggi… mika è kkolpa delle gguardie…Bbisogna metttersi in hordine per entttrare“.
Bello, bellissimo! Un vero e proprio momento di comicità involontaria irresistibile, che mi fece subito stemperare la montante irritazione in una grande, sonora, liberatoria risata che in pochi secondi coinvolse tutti i presenti, tra i quali uno si spinse ad uno spericolato “Avimu ‘a esseri tutti belli, comu a Iddu!“, mostrando con il dito in alto, verso i piani alti, e scatenando ancor più l’ilarità dei presenti.
Allora mi avviai all’uscita sorridendo, avendo preso coscienza ancor di più che “quello” non è posto per le persone normali come me, persone che ancora sono abituate a chiedersi il perchè delle cose e che non accetta l’imbecillità elevata a rango di precetto istituzionale o norma regolamentare.
In fondo son Pecora, sì, ma da sempre Pecora Nera, come quella immortalata da Francesco Guccini nella celebre canzone degli anni settanta, gli anni in cui ancora quello che oggi siede degnamente alla presidenza del Consiglio Regionale più inquisito d’Italia era una persona normale come me, e come i contadini, gli operai, gli artigiani che hanno fatto grande e dignitosa questa Calabria portando la cravatta solo ai funerali e alle feste comandate, non certo per andare a lavorare. Lì, sul posto di lavoro, a renderli eleganti e nobili era il sudore, erano i calli delle loro mani.
Questo dissi uscendo, augurando come il compianto Mario Merola “Felicissima sera a tutti ‘sti signori incravattati” che restavano dentro.
E stringendo la mano al vigilante che era mortificato come non mai da quella situazione – era un brav’uomo, e capiva l’assurdità di quella farsa tanto da offrirsi di andarmi a trovare lui stesso una cravatta da qualche parte – lo ringraziai dicendo che in fondo era meglio così, che rinunciando al mio diritto di assistere ad una seduta pubblica del Consiglio Regionale forse mi sarei salvaguadato un po’ di fegato. Come ringraziai il giovane collega giornalista che generosamente si era strappato dal collo la sua cravatta, offrendosi di andare a casa a prendersene un’altra. “Grazie, no. Preferisco andarmene. Sono calabrese, ma questa non è casa mia“.

Ma prima di uscire mi voltai verso quella sagoma incravattata che mi aveva amabilmente richiamato, con parole sue, al sacro principio del ‘dura lex, sed lex’, e gli dissi, calcando un po’ l’accento: “Vede, è vero che bisogna sempre rispettare la sacralità di alcuni luoghi, ed il Consiglio Regionale è certamente uno di questi, a prescindere da chi in questo momento lo occupa.  In fatto di sacralità impariamo qualcosa dai professionisti del settore, i preti: innanzi tutto loro parlano ‘latinorum‘ e dicono ad esempio, parlando dei Sacramenti, che essi sono efficaci anche se li amministra un prete indegno e peccatore, perchè agiscono ‘ex opere operantis‘ cioè per merito diretto della Grazia Divina, non del prete eventualmente sporcaccione. Per cui anche questo Palazzo del Consiglio è degno di rispetto per ciò che rappresenta, non per ‘chi e come’ lo rappresenta. Ma il primo rispetto lo dobbiamo alla nostra intelligenza ed alla nostra dignità di uomini liberi, comunque. Non se lo scordi mai. Magari faccia un altro nodo alla cravatta per ricordarselo…”.
Il vigilante mi salutò con un sorriso imbarazzato, e mi disse: “Lei conosce bene la dottrina cristiana, e da buon cristiano deve perdonare chi sbaglia…”.
“Certamente – gli risposi ricambiando il sorriso – infatti stavo proprio pensando che entrando in tante chiese in tutta Italia, Vaticano compreso, non mi hanno mai chiesto di entrare in giacca e cravatta. Eppure lì, in quanto a sacralità del luogo, non penso siano inferiori al questo Palazzo, non crede? E lì il Padrone di Casa non è meno degno di rispetto dell’inquilino temporaneo di questo Palazzo, suppongo. Almeno a Lui di condanne giudiziarie arrivò solo quella del sommo sacerdote corrotto Caifa, ed a noi indegni essere umani, quando andiamo a trovarlo, non ci chiede di mettere la cravatta, ma di comportarci da persone per bene. Statemi bene, e buon lavoro!”.

P.S.
Ho sentito poco fa al Tg3 regionale che durante la seduta del Consiglio alcuni giovani scalmanati, appartenenti all’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale, hanno interrotto i lavori consiliari mettendosi improvvisamente a schiamazzare e facendo volare in aula volantini che chiedevano perentoriamente la dimissioni dei consiglieri e lo scioglimento del Consiglio.
Loro sono entrati tranquillamente: scalmanati e irrispettosi sì, ma certamente in giacca e cravatta!
Ben ti sta, Valentino… Continuate ad affondare nella m…a, ma con eleganza, perbacco!

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: