Sud? «La politica ormai se l’è scordato». E i giovani di “Ammazzateci tutti” sono stati lasciati soli

30 01 2008

“A confronto della Calabria di oggi, la Sicilia sembra la Svizzera. Credo che alla Calabria, in questi anni, rispetto alla Sicilia, sia mancata quella presa di coscienza, quella assunzione di responsabilità che da noi avvenne dopo le stragi del 1992. Purtroppo devo notare che attorno al movimento giovanile “Ammazzateci tutti”, non si coglie quell’attenzione e quella condivisione che si ebbe in Sicilia, nonostante difficilissime condizioni”

Intervista a Rita Borsellino di Saverio Lodato – l’Unità
30 gennaio 2008

Il Sud sta diventando un gigantesco verminaio. L’ultimo blitz in Calabria non rientra più nella tradizionale casistica dei blitz per mafia e politica che con puntuale cadenza si susseguono da anni nelle regioni del Meridione. Non sono solo più in gioco nomine e raccomandazioni, clientele e semplice voto di scambio e mortificazione della meritocrazia. Questa volta si scopre che quel modo osceno di intendere il rapporto fra mafia e politica provocava l’abbandono irresponsabile di anziani pazienti nella lussuosissima clinica dell’«onorevole», e agonie che non determinavano mai l’intervento di un medico; era causa principale di decessi, a volte favoriti da medici e infermieri spietati e corrotti; certificazioni e diagnosi false, spostamento di cadaveri in altre strutture ospedaliere fingendo che il paziente fosse ancora vivo. Per non parlare dell’emergenza rifiuti in Campania, dove in tanti, accecati dalla ghiotta possibilità di una miserevole strumentalizzazione politica di corto respiro, trovano normalissimo inserire, in coda al discorso, quel piccolissimo codicillo sui «grandi interessi della camorra» in materia di spazzatura.
Comunque sia, è la legge inesorabile del sistema di potere politico mafioso che ormai sembra travolgere le pie intenzioni di chi crede ancora che un pizzico di etica in politica, da qualche parte, dovrebbe pur esserci.
Sud verminaio. Sud pattumiera. Sud in cui la politica ha perduto qualsiasi senso della misura. Sud non tutto uguale, certo: ché il caso di Villa Anya, di proprietà dell’«onorevole» Domenico Crea, è ancora, miracolosamente, un caso limite.
A confronto della Calabria di oggi, la Sicilia sembra la Svizzera. Ma in questa Svizzera, entro novanta giorni, si torna a votare, perché un governatore eletto a furor di popolo è stato costretto a dimettersi per una condanna a 5 anni, e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Rita Borsellino, alla quale i siciliani, un anno e mezzo fa, preferirono proprio Totò Cuffaro, guarda a questo Sud con amarezza e preoccupazione.

Rita, in questo Sud si è perduto il senso della vergogna?
«Credo si sia perduto il senso della misura. Forse non si sa più da quale punto in avanti occorre iniziare a vergognarsi. Credo che alla Calabria, in questi anni, rispetto alla Sicilia, sia mancata quella presa di coscienza, quella assunzione di responsabilità che da noi avvenne dopo le stragi del 1992. E che portò tanti, soprattutto giovani, a guardare in maniera nuova alla realtà nella quale vivevano. Questo fenomeno di massa in Calabria si è verificato in misura assai minore. Certamente in tempi molto più recenti, all’indomani infatti dell’ uccisione di Francesco Fortugno. E purtroppo devo notare che attorno al movimento giovanile “Ammazzateci tutti”, non si coglie quell’attenzione e quella condivisione che si ebbe in Sicilia, nonostante difficilissime condizioni».

Parliamo di questa Sicilia che al confronto della Calabria sembrerebbe quasi una Svizzera. Che ne pensi del fatto che Cuffaro in un primo momento aveva pensato di poter restare al suo posto come se non fosse accaduto nulla?
«Credo che siano proprio le differenti condizioni che si sono verificate in Sicilia, e di cui parlavo prima, che hanno costretto il presidente Cuffaro a prendere atto della situazione, dimettendosi. Una Sicilia che sta vivendo una rivolta morale come quella degli imprenditori e dei commercianti che denunciano i loro taglieggiatori; dove i vertici, prima siciliani e poi nazionali, della Confindustria si sono finalmente schierati; dove le forze dell’ordine stanno infliggendo duri colpi a Cosa Nostra; non avrebbe potuto accettare la permanenza in carica di un presidente condannato seppure in primo grado. Si sta verificando quasi un paradosso… ».

Quale?
«Il paradosso sta nel fatto che una parte significativa della società chiede alla politica di assumersi le sue responsabilità e di fare finalmente scelte etiche. Dovrebbe essere il contrario: dovrebbe essere cioè la politica a farsi parte dirigente, a far da esempio. Purtroppo non è accaduto quasi mai».

Secondo la relazione annuale della Dna, si assiste intanto a un’estensione preoccupante della “zona grigia”, in altre parole proprio di quel sistema di potere politico mafioso che fa del voto di scambio la sua leva principale. Che ne pensi?
«È un’analisi chiara e preoccupante, specchio di una realtà che i siciliani conoscono molto bene e con la quale sono costretti a misurarsi quotidianamente».

Cuffaro si era appena dimesso che i vertici nazionali del suo partito, l’Udc, lo candidavano in pompa magna al Senato, anche in vista di una possibile immunità parlamentare. Non ti sembra il gioco dei bussolotti?
«È il perpetuarsi di un meccanismo politico consolidato che ha completamente perso di vista il ruolo della politica. La politica dovrebbe essere servizio alla società, diventa invece nient’altro che l’esaltazione di un privilegio personale».

Quando a Sala d’Ercole, sede dell’Assemblea regionale siciliana, venne respinta la mozione di sfiducia firmata da tutta l’opposizione, il centro destra obbiettò: e se alla fine Cuffaro fosse assolto, non saremmo forse responsabili di avere interrotto una carriera politica? Non è un curioso modo di ragionare?
«Che la presunzione di innocenza sia un diritto sancito dalla Costituzione, non c’è dubbio. Ma qui non stiamo parlando di un cittadino qualunque, ma del presidente della regione. In questo caso i siciliani sarebbero stati comunque governati da un colpevole di favoreggiamento. Il problema resta sempre lo stesso: il politico ha o no il dovere di essere sempre al di sopra di ogni sospetto? Nell’Italia di oggi sembrerebbe di no».

Come finiranno queste elezioni siciliane?
«Bella domanda. Mi auguro, e spero che oggi, a differenza di appena un anno e mezzo fa, i siciliani siano più maturi, e quindi più liberi di decidere. Decidere non in maniera emozionale, ma sui programmi per il futuro della Sicilia».

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