Sanità, cresce il legame mafie-politica

30 01 2008

di Marzia Bonacci
(su “www.aprileonline.info)

La relazione della Dda fotografa un sistema di collusione fra criminalità e partiti dove il voto di scambio si fonda sul riconoscimento di subappalti e assunzioni, soprattutto nel settore sanitario. Collaudato il ruolo della camorra nella gestione dei rifiuti in Campania, mentre non si esclude una ripresa dello stragismo da parte di Cosa nostra in Sicilia. Ne parliamo con il presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione

La relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, guidata da Piero Grasso, non poteva che fotografare una realtà confermatasi anche nelle cronache più recenti. Quella di una contaminazione vischiosa tra politica e criminalità organizzata avente come centro principale di realizzazione il Sud Italia, dove politici, ma soprattutto amministratori pubblici si sono resi protagonisti, in cambio di voti, della cessione di benefici (sottoforma di subappalti e assunzioni in particolare) ai membri, agli affiliati o ai parenti delle famiglie criminali. Non più dunque semplice passaggio di denaro, ma vera e propria compravendita di cariche, ruoli, lavoro per il tornaconto elettorale. Dal documento, infatti, per quel che riguarda la fase delle indagini preliminari e in relazione ad un periodo preciso preso in esame, emerge che il maggior numero di procedimenti aperti sono a Napoli (8), Catanzaro (7), poi Palermo (2) e, con un procedimento ciascuno, Catania, Reggio Calabria, Bari e Lecce.
Apice del criminoso intreccio, trasversale a tutto il paese, il settore della sanità, mentre in Campania cresce quello dei rifiuti, tanto che ormai la camorra si nutre dell’ecomafia, all’interno di una “perversa strategia politico-economico-criminale che ha fatto sì che la necessità di affrontare il contingente col metodo dell’urgenza rispondesse agli interessi di centri di potere politico, economico e criminale” (la camorra appunto).
Un altro dei temi trattati nel documento è quello del futuro di Cosa nostra dopo l’arresto di Bernardo Provenzano. A riguardo, la Dda non si sente di escludere il ritorno alle vecchie mattanze e allo stragismo. Ne abbiamo discusso con Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia.Il pm della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri chiede nuovi strumenti legislativi più appropriati per dimostrare il voto di scambio, perché risulta difficile da provare l’eventuale passaggio di denaro tra malavita e politica in cambio di voti, visto che questo stesso do ut des avviene ormai attraverso il riconoscimento di benefici come le assunzioni e i subappalti. La trovi una richiesta opportuna e quali potrebbero essere questi nuovi mezzi legislativi?
Sono d’accordo con Gratteri. Il 416 ter, che riguarda il reato di voto di scambio, di fatto è poco applicabile perché in terre di mafia quasi non esiste il passaggio di denaro in cambio di voti, le mafie ricevono infatti dalla politica ben altri vantaggi come appalti, controllo dei finanziamenti pubblici, piani regolatori che le favoriscano. Quindi non c’è dubbio che questo reato è stato poco applicato e in pochissimi casi si sono avute delle condanne. Perciò, la magistratura deve trovare altre forme per aggredire questo intreccio politico-mafioso e la legislazione dovrebbe adeguarsi. E’ un tema aperto, tanto che ci sono magistrati che, per attaccare tale livello di relazioni fra politica-mafia-imprese e per perseguire i colletti bianchi, preferiscono applicare il concorso esterno, mentre altri invece usano il favoreggiamento. Anche noi in Commissione stiamo lavorando ad un testo unico di norme antimafia che comprende una modifica in tal senso. Anche se ormai non dipende più dall’attività della Commissione, bensì dalla vita della legislatura…

La sanità è ormai considerata il terreno maggiore e economicamente più lucroso della corruzione, il grande mare dove si incontrano le necessità politiche e quelle della criminalità organizzata, con la prima che in cambio di voti favorisce l’ingresso malavitoso nel settore. Perché?
Perché la sanità tocca due grandi blocchi di interesse. Uno è quello del controllo delle strutture pubbliche attraverso le carriere, il flusso di finanziamento e gli appalti; l’altro riguarda i finanziamenti al sistema delle cliniche private accreditate, le quali però non sono tali perché poi di fatto vivono con il sostegno statale. Nell’uno e nell’alto caso, come dimostrano la vicenda Crea in Calabria e quella Aiello-Cuffaro in Sicilia, le mafie esercitano una funzione di condizionamento sulla politica e di relazione pervasiva verso i partiti. Tutti i partiti, perché il settore sanitario rappresenta per ogni soggetto politico un importante serbatoio di consenso sociale e quindi elettorale.

Sempre la relazione parla della situazione campana e di come l’ecomafia vesta ormai principalmente i panni della camorra, che per altro si nutre della condizione di emergenza vissuta dalla Regione…
L’emergenza ha rappresentato la gestione, anche in deroga alle normative esistenti, alla trasparenza sugli appalti e al rapporto tra pubblica amministrazione e imprese, di migliaia e migliaia di miliardi di vecchie lire. Le mafie ormai vanno ricercate e perseguite nei punti alti dello sviluppo e dell’accumulazione della ricchezza, non più nel sottosviluppo e del degrado sociale. La vicenda dei rifiuti in Campania è la metafora di questo sistema, con la camorra che ha contribuito a creare una emergenza affinchè l’emergenza diventasse permanente, per poterla poi sfruttare per i proprio fini. In tale tentativo, ha incontrato una politica debole, incapace o collusa. Di questo dobbiamo discutere all’interno del centrodestra come del centrosinistra, nessuno escluso. Solo così si potrà capire come operare meccanismi che distruggano il sistema di potere e la pervasività delle mafie.

Lo spoil system non favorisce questo fenomeno di corruzione fra politica e criminalità?
Se alla fine lo spoil system viene determinato da meccanismi che non assicurano trasparenza e una netta separazione tra la politica e la gestione amministrativa serve a poco. Certo, se siamo di fronte a governi che si alternano mentre i manager rimangono gli stessi e vengono soltanto trasferiti da una Asl all’altra, come avvenuto in Calabria, sarà difficile rompere il meccanismo.

Nella relazione si afferma che la mafia dopo l’ arresto di Provenzano potrebbe riprendere la politica delle armi, ritornando alle vecchie mattanze, sospese da quando si è diffuso in Cosa Nostra il convincimento che è nell’invisibilità che si costruisce il controllo e il potere, ormai diventato controllo e potere economico. Che ne pensi?
Non credo che oggi Cosa nostra, in fase per altro di ristrutturazione, abbia interesse ad aprire una nuova stagione di sangue. Certo, bisogna sempre mantenere alto lo stato di allerta rispetto a questa possibilità, visto che poi spesso le operazione chirurgiche interne alla mafia avvengono per mano militare, però penso che dovremmo concentrarci di più sulla lotta ai suoi patrimoni, alle sue ricchezze, al legame con la politica. Un indirizzo per altro indicatoci anche dalle ultime inchieste del Meridione. Questo non vuol dire considerare chiusa la stagione stragista e non vigilare su una sua possibile recrudescenza.

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