Fuori la mafia …dal dizionario!

30 01 2008

Il caso Il consigliere di Forza Italia Giovanni Greco (nella foto), delegato del sindacato palermitano Cammarata, ha partecipato ad Atlantic City alla Convention delle associazioni siciliane del nord-America, dove ha proposto di estirpare il fenomeno mafioso eliminandone la presenza dal vocabolario italiano

di Agostino Spataro (www.aprileonline.info)

Giovanni Greco, cons. com. Forza Italia a PalermoMentre in Sicilia sta succedendo il finimondo, da Palermo un consigliere comunale, in rappresentanza del sindaco Diego Cammarata, è volato ad Atlantic City per andare a proporre alla Convention delle associazioni siciliane del nord-America una ricetta inedita secondo la quale per estirpare definitivamente il fenomeno mafioso “bisognerebbe eliminare la parola mafia dal vocabolario”.
La notizia è apparsa su diversi giornali dell’emigrazione, fra cui il quotidiano Usa “America Oggi” che ha dedicato un articolo nell’edizione del 29 ottobre, a firma di Domenico Delli Carpini.
Sulle prime pensai ad una forzatura giornalistica. La proposta era talmente stucchevole da apparire incredibile. Per altro, in Sicilia nessuno l’aveva ripresa. Per verificare, contattai i colleghi d’oltreoceano i quali confermarono che effettivamente il dott. Greco (questo il nome del delegato del sindaco di Palermo) avanzò quella proposta, attirandosi le critiche di diversi esponenti delle associazioni siciliane degli Usa e del Canada.

Nell’articolo di “America Oggi” non si specifica l’appartenenza politica del signor delegato, in compenso c’è un’ampia informazione sulla manifestazione, svoltasi, col patrocinio della presidenza della regione, il 27 ottobre 2007 al Trump Plaza Hotel & Casinò di Atlantic City, alla quale hanno partecipato 750 invitati provenienti da Usa e Canada e naturalmente alcuni anche dalla Sicilia. Un evento sfarzoso allietato dalla presenza dell’attrice Maria Grazia Cucinotta, ormai ospite d’onore in quasi tutte le manifestazioni all’estero finanziate dalla regione siciliana.
Si saprà dopo che trattasi di un consigliere forzista come si desume dall’articolo di Massimo Lorello (su “La Repubblica-Palermo dal titolo “I globetrotter di Palazzo delle Aquile”) quando informa che la ragioneria del Comune “è in attesa del rendiconto della nota spese di Giovanni Greco (forzista) invitato il 27 ottobre ad Atlantic City…”
A quanto sembra, il delegato del sindaco è tornato visibilmente appagato dal viaggio in Usa: “E’ stato bellissimo- ha dichiarato- c’erano pure l’onorevole La Loggia e l’assessore regionale Santi Formica”.

Nulla, invece, ha dichiarato a proposito della polemica che quella sua frase ha suscitato sui giornali e fra i dirigenti dell’emigrazione siciliana in nord-America.
Ora, nessuno vuol far diventare un caso politico una battuta (suppongo) infelice. Una gaffe può sempre capitare. Per altro, non è il personaggio che interessa, ma il fatto in se stesso che certo non può passare inosservato.
Poiché, a parte la leggerezza del suo autore, potrebbe essere un indizio di un certo tipo d’approccio politico e culturale tuttora in voga in taluni ambienti palermitani e non solo.
Per altro, se il contesto di riferimento non fosse drammatico, si potrebbero cogliere alcuni risvolti comici di questa vicenda.
Immaginate se, per assurdo, la trovata del consigliere forzista fosse fatta propria dagli organi preposti al contrasto alla mafia quali stravaganti conseguenze ne potrebbero derivare.
Non più indagini stressanti, catture di pericolosi latitanti, processi infiniti, ecc.

Basterebbe dichiarare guerra ai vocabolari, intimando ai loro autori di cancellare questa brutta parola che infanga l’immagine e la dignità della Sicilia. In caso di resistenza, requisire tutti i dizionari in circolazione e mandarli al macero o, ancor meglio, al rogo.
I primi a cadere sotto i colpi della nuova crociata sarebbero sicuramente Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli i quali hanno osato scrivere nel loro vocabolario che “la mafia è un complesso di piccole associazioni clandestine (cosche)…che esercitano il controllo di alcune attività economiche e del sottogoverno nella regione siciliana”.
Poche righe che sintetizzano una verità evidente, mal digerita in certi ambienti che la percepiscono come una provocazione bella e buona giacché, più che una definizione letterale, appare loro come un giudizio politico contro i ceti dominanti alla regione.
Perciò, meglio cancellare la voce”mafia” dal vocabolario; parola ambigua e d’incerta origine etimologica che arreca pregiudizio alla Sicilia e ai siciliani.
E così procedendo nell’intrepida ventura, a conclusione di questa colossale opera di pulizia lessicale, si potrà affermare che la mafia sarà stata estirpata …dai vocabolari.
E tutti vivranno felici e contenti, in quest’Isola, proclamata “felicissima”, nella quale la felicità è stato sempre un privilegio per pochi.

Infine, un dubbio che questa proposta potrebbe alimentare.
Sempre più la gente resta confusa nell’ascoltare o leggere indignate dichiarazioni antimafia fatte da uomini politici che avrebbero molto cose da chiarire a riguardo.
Si è cominciato con lo slogan “la mafia fa schifo” e siamo giunti alla proposta d’espungere la voce dal vocabolario.
A volte, si ha l’impressione che attorno a questa parola si stia consumando un grande equivoco. Molti ne parlano male o addirittura la negano senza che i suoi adepti se ne possano adontare visto che loro non la chiamano “mafia”, ma “la cosa nostra”.
Un gioco un po’ bizzarro per esorcizzare un fantasma che spunta da ogni lato; come se si volesse combattere contro un’entità inesistente, contro un rimorso insopprimibile che rode la coscienza.

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