Luigi De Magistris lascia l’A.N.M.: la lettera originale del Magistrato e alcune considerazioni

26 01 2008

di Piero Ferrari (*)

Scrive SAndro Ruotolo nel suo blog: “Luigi De Magistris , dopo Ilda Boccassini si è dimesso dall’Associazione Nazionale dei magistrati.
L’ ho conosciuto per lavoro ma penso di essere diventato suo amico. E ne sono felice. è una persona straordinaria, un napoletano perbene, ama la giustizia e la legalita’. Ma nella definizione di giustizia c’è una frase della sua lettera che mi rende ancora piu’ partecipe di questa sua battaglia. è quando scrive che non si sottrarra’ ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori , tra gli operai , tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico. Caro Luigi non sei solo. Ecco la sua lettera”.
“Gia’ da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’ Associazione Nazionale Magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorita’ dettate dai tempi di un processo tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso è il tempo che tutti i nodi vengano al pettine. Vado via da un’ associazione che non solo non è piu’ in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni , spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte e i comportamenti di questi anni – portando addirittura, all’ indebolimento ed all’ affievolimento a quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione. L’A.N.M. che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori dell’ indipendenza interna ed esterna della magistratura – negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti – ha contribuito al consolidamento di una magistratura ‘normalizzata’ non sapendo e non volendo stare vicino ai tanti colleghi, sicuramente i piu’ bisognosi che dovevano essere sostenuti nelle loro azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprio tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito di fatto a rendere sempre piu’ arduo l’ esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge. L’A.N.M. è divenuta, col tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambio di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi , domani siedono al CSM , dopodomani ai vertici del ministero, finito il giro, si ritrovano si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. E’ uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Anche io per un periodo, ho pensato, ottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall’ interno, l’ associazionismo giudiziario , ma non è possibile non essendoci piu’ alcun margine. Lascio, pertanto, A.N.M. , donando il contributo ad associazioni che, nell’ impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l’ indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell’ associazionismo giudiziario. Non vi è dubbio che il Consiglio Superiore della Magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e dei membri togati, espressione delle correnti, non puo’ quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata. I magistrati debbono avere nei loro cuori e nella  mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge. So bene che all’interno di tutte le correnti del CSM vi sono colleghi di prim’ ordine, ma questo sistema di funzionamento di autogoverno della magistratura lo considero non piu’ tollerabile. Il C.S.M. deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano effettivamente garantiti e tutelati dalla costante minaccia alla propria indipendenza. Non è possibile assistere ad indegne omissioni o ad interventi nacettabili da parte di A.N.M., come ad esempio negli ultimi mesi , su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere. Non parlo di azioni delle azioni ed omissioni riprovevoli – da parte anche di magistrati , non solo operanti in Calabria – sulla mia vicenda perchè di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sara’ piu’ chiaro. Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole , ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema è divenuto inaccettabile, per tutti quei magistrati che ancora sentono ed amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea. Io sono orgoglioso – sembrera’ paradossale – che questo CSM mi abbia inflitto la censura con trasferimento d’ ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed era anche scritto , in tempi non sospetti. Ho gia’ detto , ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovro’ mettere il dispositivo della sentenza dietro la  scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento. La mia condanna disciplinare è grave ed infondata, nei confronti della stessa faro’ ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici onesti, sereni, imparziali, in poche parole giusti. La condanna, è poi, talmente priva di fondamento , da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile. Mi viene inflitta la censura, debbo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioini di pubblico ministero in sostanza perchè non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perchè ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste , senza peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il Procuratore Generale che rappresentava l’ accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione. Ebbene , questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l’ indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali , ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare. Il rappresentante della Progura Generale della Cassazione in udienza, il dr Vito D’Ambrosio, ex politico, il quale per dieci anni è stato anche presidente della giunta della regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato il modello di magistrato. Ed invero il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l’ espletamento delle funzioni) da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalita’ organizzata e corruzione) , dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio , dai tanti colleghi bravi ed onesti conosciuti in questi anni , da quello che ho potuto apprendere ed imparare , sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall’ esperienza professionale nell’ esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Il modello “castale” e del magistrato burocrate non mi interessa e non mi apparterra’ mai, nessuna”quarantena” in altri uffici, nessun “trattamento di recupero” nelle pur nobili funzioni giudicanti , potra’ mutare i miei valori, nè potra’ far flettere, nemmeno in un centimetro la mia schiena. Saro’ sempre lo stesso , forse, debbo a questo punto ammetterlo, che per il “sistema  è deviato ed eversivo”. Pertanto,  questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un’importante il riscontro professionale alla bonta’ del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l’ amore immenso per quel mestiere, di non poterlo piu’ fare – sol perchè “ha osato”, in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che “una rete collusiva” ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge – è un po’ come dire ad un chirurgo che non puo’ operare, ad un giornalista
d’ inchieste che deve occuparsi di fiere di campagna, ad un’ investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Faro’ di tutto . con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l’ indipendenza e per l’ autonomia dei magistrati, ed anche soprattutto per la Calabria, una terra (che continuero’ sempre ad amare comunque finisca questa “storia”) che aveva bisogno di ben altri ”segnali” istituzionali. Lavorero’ ancora piu’ alacremente nei prossimi mesi – prima del mio probabile “allontanamento coatto” dalla Calabria – presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini piu’ delicate pendenti. Non mi sottrarro’ ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi dove vi è sofferenza di diritti, per contribuire – da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore – al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico. Il paese deve , comunque sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignita’ offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo)  e che non si faranno nè intimidire e nè condizionare , da alcun tipo di potere , da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all’ articolo 3 della Costituzione repubblicana. La lotta per i diritti è dura e forse lo sara’ sempre di piu’ nei prossimi mesi, nelle Istituzioni e nel Paese vi sono amcora, pero’, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una Rete di rapporti – fondati sui valori di liberta’, uguaglianza e fratellanza – che impedisca all’ Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. è il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – diventando protagonista per contribuire al bene della collettivita’ e del prossimo , non lasciando l’ Italia nelle mani di manigoldi, affaristi, e faccendieri”
. (Trascritto integralmente – e con fatica – dal blog di Sandro Ruotolo).

Noi della Rete per la legalita’ e l’etica della Calabria non l’ abbandoneremo mai dott De Magistris, nel nostro piccolo abbiamo fatto quel qualcosa, ci battiamo quotidianamente in questa terra difficile e sventurata.
Iieri, siccome sto costruendo il Blog della Basilicata, scorrendo dei siti lucani mi sembrava di stare come “Alice nel paese delle meraviglie” rispetto alla mia e la nostra quotidianita’ calabrese, eppure confiniamo territorialmente.
Gli azionisti per dare la nascita a quei principi ed a quei valori costituzionali ebbero 4.600 morti, feriti, deportati al confino ed incarcerati.
Certo non agogno minimamente a far politica in una qualsivoglia assemblea elettiva in Calabria, stia tranquillo Beppe Grillo che al sottoscritto il suo bollino di certificazione non serve, non interessa proprio,  invito lui a farla la politica in certe aree del paese ed a fare un vaffanculo day 3 a Locri, a Favara eccetera, invece di fare il comico a 50 euro a testa, a me tra l’ altro non fai ridere proprio Beppe.
Per quanto attiene noi neoazionisti ci batteremo sempre e comunque a difesa di questi valori che fanno parte della nostra storia politica, della quale ne siamo fieri portatori, storia scritta col sangue e con le lacrime.

Piero Ferrari

(*) segretario regionale del Nuovo Partito D’Azione della Calabria e della Basilicata

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