Così muore il centrosinistra

25 01 2008

Pubblichiamo l’editoriale di oggi del direttore di “Repubblica” Ezio Mauro perchè rappresenta a nostro avviso molto fedelmente il quadro attuale e dell’immediato futuro per la politica italiana. GP


“COSI’ MUORE IL CENTROSINISTRA”

di Ezio Mauro

Nemmeno due anni dopo il voto che ha sconfitto Berlusconi e la sua destra, Romano Prodi deve lasciare Palazzo Chigi e uscire di scena, con il suo governo che si arrende infine al Senato dove Dini e Mastella gli votano contro, dopo una settimana d’agonia. È lo strano – e ingiusto – destino di un uomo politico che per due volte ha battuto Berlusconi, per due volte ha risanato i conti pubblici e per due volte ha dovuto interrompere a metà la sua avventura di governo per lo sfascio della maggioranza che lo aveva scelto come leader.

Con Prodi, però, oggi non finisce soltanto una leadership e un governo, ma una cultura politica – il centrosinistra – che tra alti e bassi ha attraversato gli anni più importanti del nostro Paese, segnando la storia repubblicana.

Ciò che è finito davvero, infatti, è l’idea di un’ampia coalizione che raggruppi insieme tutto ciò che è alternativo alla destra, comunque assemblato, e dovunque porti la risultante. Prodi è morto politicamente proprio di questo. È morto a destra, per la vendetta di Mastella e gli interessi di Dini, ma per due anni ha sofferto a sinistra, per gli scarti di Diliberto, Giordano e Pecoraro, soprattutto sulla politica estera. Mentre faceva firmare ai leader alleati un programma faraonico e velleitario di 281 pagine e un impegno di lealtà perfettamente inutile per l’intera legislatura, Prodi coltivava in realtà un’ambizione culturale, prima ancora che politica: quella di tenere insieme le due sinistre italiane (la riformista e la radicale), obbligandole a coniugare giustizia e solidarietà insieme con modernità e innovazione, in un patto con i moderati antiberlusconiani.
I risultati positivi di un governo che ha rovesciato il proverbio, razzolando bene mentre continuava a predicare male, non sono riusciti a fare massa, a orientare un’opinione pubblica ostile per paura delle tasse, spaventata dalle risse interne alla maggioranza, disorientata dalla mancanza di un disegno comune capace di indicare una prospettiva, un paesaggio collettivo, una ragione pubblica per ritrovare il senso di comunità, muoversi insieme, condividere un percorso politico.

Anche le cose migliori che il governo ha fatto, sono state spezzettate, spolpate e azzannate dal famelico gioco d’interdizione dei partiti, incapaci di far coalizione, di sentirsi maggioranza, di indicare un’Italia diversa dopo i cinque anni berlusconiani: ai cittadini, le politiche di centrosinistra sono arrivate ogni volta svalutate, incerte, contraddittorie e soprattutto depotenziate, come se la rissa interna – che è il risultato di una mancanza di cultura comune – avesse succhiato ogni linfa. Ancor più, avesse succhiato via il senso, il significato delle cose.

Fuori dal recinto tortuoso del governo, la destra non ha fatto molto per riconquistarsi il diritto di governare. Le sue contraddizioni sono tutte aperte, e la crisi della sinistra regala a Berlusconi una leadership interna che i suoi alleati ancora ieri contestavano. Ma la destra, questo è il paradosso al ribasso del 2008, è in qualche modo sintonica e addirittura interprete del sentimento italiano dominante, che è insieme di protesta e di esclusione, forse di secessione individuale dallo Stato, probabilmente di delusione repubblicana, certamente di solitudine civica. Nella grande disconnessione da ogni discorso pubblico, che è la cifra nazionale di questa fase, il nuovo populismo berlusconiano può trovare terreno propizio, perché salta tutte le mediazioni, dà agli individui l’impressione di essere cercati dalla politica e non per una rappresentanza, ma per una sintonia separata con la leadership, una vibrazione, un’adesione, ad uno ad uno.

Intorno si è mossa e si muove la gerarchia cattolica, che ormai lascia un’impronta visibile non nel discorso pubblico dov’è la benvenuta, ma sul terreno politico, istituzionale e addirittura parlamentare, dove in una democrazia occidentale dovrebbe valere solo la legge dello Stato e la regola di maggioranza, che è la forma di decisione della democrazia. Un’impronta che sempre più, purtroppo, è quella di un Dio italiano fino ad oggi sconosciuto, che non si preoccupa di parlare all’intero Paese ma conta le sue pecore ad ogni occasione interpretando il confronto come prova di forza – dunque come atto politico – , le rinchiude nel recinto della precettistica e se deve marchiarle, lo fa sul fianco destro.

Un contesto nel quale poteva reggere soltanto una politica in grado di esprimere una cultura moderna, cosciente di sé, risolta, capace di nascere a sinistra e parlare all’intero Paese. Tutto questo è mancato, per ragioni evidenti. La vittoria mutilata del 2006 ha messo subito il governo sulla difensiva, preoccupato di munirsi all’interno, col risultato di una dilatazione abnorme di ministri e sottosegretari. Ma i partiti, mentre si munivano l’uno contro l’altro, si disconnettevano dal Paese. Nel loro mondo chiuso, hanno camminato a passo di veti, minacce e ricatti, indebolendo la figura dello stesso Presidente del Consiglio, costretto a mediare più che a indirizzare. Si sono sentite ogni giorno mille voci, a nome del governo. La voce del centrosinistra è mancata.

Oggi che Mastella ha firmato un contratto con il Cavaliere e Dini ha onorato la cambiale natalizia, risulta evidente che Prodi salta perché è saltato quell’equilibrio che univa i moderati alle due sinistre, e come tale poteva rappresentare la maggioranza dell’Italia contemporanea. Tuttavia, senza il trasformismo (non nuovo: sia Dini che Mastella sono ritornati infine a casa) Prodi non sarebbe caduto. Barcollando, il governo avrebbe ancora potuto andare avanti, e questa è la ragione che ha spinto il premier ad andare al Senato, per mettere in piena luce sia la doppia defezione da destra e verso destra, sia l’assurdità di una legge elettorale che dà allo stesso governo la vittoria alla Camera e la sconfitta al Senato.

Da qui partirà il presidente Napolitano con le consultazioni, nella sua ricerca di consolidare un equilibrio politico e istituzionale che ritrovi un baricentro al sistema e al Paese. Il Capo dello Stato dovrà dunque tentare, col suo buonsenso repubblicano, di correggere queste legge elettorale prima di riportare il Paese al voto. La strada è quella di un governo istituzionale guidato dal presidente del Senato Marini, formato da poche personalità scelte fuori dai partiti, sostenuto dalle forze di buona volontà per giungere al risultato che serve al Paese.

Riformare la legge elettorale, e se fosse possibile, riformare anche Camera e Senato, cambiando i regolamenti, riducendo il numero dei parlamentari, correggendo il bicameralismo perfetto. Un governo non a termine, ma di scopo.

Che può durare poco, se i partiti sono sinceri nell’impegno e responsabili nelle scelte, col Capo dello Stato garante del percorso e dell’approdo.
Berlusconi è contrario a questa soluzione perché vuole votare al più presto, con i rifiuti per strada a Napoli (altra prova tragica d’impotenza del centrosinistra, locale e nazionale), con piazza San Pietro ancora calda di bandiere papiste, con il volto di Prodi da esibire in campagna elettorale come un avversario già battuto, in più in grado di imbrigliare l’avversario vero, che è da oggi Walter Veltroni.

(fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-2/muore-centrosinistra/muore-centrosinistra.html)

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3 responses

26 01 2008
admin

Carissimi.

Ecco l’ennesimo monumento dell’ipocrisia di Ezio Mauro.

Il più grande analista italiano del SENNO DI POI.

Mi dispiace, ma dissento completamente da questa lettura ipocrita e banale, addirittura superficiale.

Il crollo del Governo Prodi è stato l’instaurazione del Partito Democratico con la confusione interna che ne è derivata, fino a concludersi con la proclamazione da parte di Veltroni di percorrere una strada anche senza gli altri alleati. Mastella e Dini, diremmo, sono fatti incidentali e non sostanziali.

Rilegga con attenzione Pecora l’articolo. Non c’è traccia di questo. Altro che quadro fedele!

Quindi, il vero problema è una sinistra o centro-sinistra che non esiste, nel senso che non ha la capacità di coagulare sentimenti ed aspettative che provengono da quel mondo.

E noi riteniamo che fino a quando forze conservatrici, – come comunisti, sindacati e statalisti – saranno al Governo, nessun Paese potrà aspirare a modernizzazione e progresso. E’ la nemesi della cultura arcaica ostracista dei verdi, dei pacifisti, dei girotondini, dell’altalena e del cavalluccio a dondolo.

Finalmente.

Non disperate. Domani è un altro giorno. Senz’altro migliore.

Quanto meno diverso.

Con buona pace del Sig. Mauro.

Cordialità.

VALENTINO Spadafora

26 01 2008
admin

Vedete, amici? Le nostre idee sul futuro, se vogliamo che non zoppichino, devono camminare su due gambe e non su una sola. 
La meta del nostro cammino deve essere, per tutti gli italiani di buona volontà, quella di tentare di voltare veramente pagina con un passato che non dobbiamo né rinnegare né idolatrare, ma che comunque è passato.
Le sfide della globalizzazione dei mercati e della delocalizzazione del lavoro, delle grandi migrazioni dalle nazioni povere a quelle ricche, l’imminente esaurimento delle tradizionali fonti energetiche, la necessità di esplorare nuove frontiere per i crescenti fabbisogni di acqua potabile, il riaffacciarsi del deterrente nucleare in mani poco attendibili, la necessità di una decrescita responsabile per affrontare l’emergenza ambientale planetaria – e mi fermo solo a queste tematiche – sono inaffrontabili con gli strumenti politici e culturali del XX secolo.

Urge quindi l’affacciarsi sulla scena politica non solo di una “nuova classe dirigente” (non saprei cosa aspettarmi di buono e di nuovo dai figli di Mastella o di Dini, tanto per fare un esempio esplicito), ma di UNA CLASSE DIRIGENTE NUOVA, che sappia resettare tutto il retaggio delle ideologie ottocentesche e sappia elaborare e proporre all’Italia un nuovo Patto Sociale.
Che naturalmente avrà almeno diverse e magari opposte linee guida, ma che dovrà liberarci dalla zavorra delle bandiere del tifo politico “a prescindere”.
L’amico Valentino Spadafora ha un’idea diversa, potremmo dire molto diversa – secondo ciò che ci ha riportato Ezio Mauro – di cosa ci ha portato a veder cadere miseramente non solo un Governo, ma un intero progetto politico.
Ma suppongo che non potrà non concordare su questa premessa generale.

Poi, nello spoecifico, ognuno di noi potrà dire la sua, e magari tornare a scontrarsi politicamente, ma su questioni moderne e drammaticamente concrete.
Ma prima, da subito, per favore, diamoci le regole generali, che valgano per tutti ed in ogni fase politica, come nelle moderne democrazie occidentali.
Personalmente ho, naturalmente, le mie idee.
Anche io, nel mio piccolo, “have a dream”: io sogno un’Italia dove prima di tutto si stabilisca il principio universale del rispetto ferreo della Costituzione, un rispetto che magari può essere preceduto da qualche ammodernamento nella sua seconda parte, quella dell’organizzazione dello Stato (non mi dispiacerebbe, ad esempio, l’abolizione di quei carrozzoni delle Province), ma che dopo la sua nuovo e solenne sottoscrizione deve prevedere un’osservanza intransigente dei suoi principi.
Proviamo a rileggerne gli articoli, e consideriamo che enorme rivoluzione sociale sarebbe la sua semplice applicazione.
Poi sogno uno Stato laico e aconfessionale, dove la Chiesa svolge il suo apostolato nella massima libertà e rispetto di tutti, ma dove nessun cittadino, nessun gruppo sociale, nessuna scuola, nessun ospedale saranno mai discriminati per la sua ispirazione religiosa. Se ci pensiamo un attimo, il principio della laicità dello Stato è la prima e più grande polizza assicurativa per la Libertà: se questo principio fosse ripsettato da tutti i popoli della terra (ad esempio nelle nazioni islamiche) pensate che meraviglia sarebbe per la Chiesa cattolica o Protestante poter tranquillamente perseguire pubblicamente il loro apostolato missioinario, senza alcuna costrizione o vincolo.
Intanto cominciamo a farlo noi, visto che ci arroghiamo il diritto di rivendicare un maggior e più avanzato livello di civiltà e di democrazia.
Ancora: sogno di vivere in uno Stato dove viene applicato concretamente il principio (sarebbe già costituzionale, ahimè)della Sussidiarietà, e cioè che le Istituzioni Statali non pervadano tutto l’apparato pubblico con i loro tentacoli burocratico-mazzettari (penso alle banche, alla Rai, all’Alitalia, alle nomine dei managers, ecc.) ma se ne stiano alla larga fino a quando la società civile riesce a gestire per conto suo questi settori della società.
Ma penso anche ad uno Stato che si prende carico degli ultimi, nello spirito di don Milani (“I care”, “me ne faccio carico”, amava ripetere il priore di Barbiana), garantendo a tutti la STESSA sanità efficiente, le stesse garanzie pensionistiche minime adeguate al costo della vita, la stessa scuola d’eccellenza nel pubblico come nel privato, la possibilità per tutti di studiare fino alla laurea, anche per i meno abbienti che dimostrano non solo capacità ma anche buona volontà. Uno Stato che abolisce la schiavitù del lavoro precario prendendosi le sue responsabilità e non eludendole come fa oggi, con l’atteggiamento delle tre scimmiette davanti alle nuove schiavitù.
Ma non sogno solo uno Stato solidale, ma anche efficiente.
Sogno uno Stato dove vengano aboliti gli ordini professionali, a cominciare da quello dei giornalisti, che esiste solo in Italia ed è retaggio del peggiore fascismo, quello che voleva tenere la stampa sotto controllo, ed oggi è solo il castello in cui è chiusa l’ennesima casta.
Sogno un’Italia dove tutti i cittadini siano veramente uguali davanti alla Legge, e dove TUTTI i cittadini, siano essi politici, magistrati, militari di carriera, ABBIANO LA CERTEZZA DI ESSERE TRATTATI COME IL PORTALETTERE, L’IMPIEGATO COMUNALE, L’INSEGNANTE.
Sogno una nazione dove non siano permesse prepotenze come i Concorsi truccati, le raccomandazioni, i baronati nelle Università, il nepotismo, e dove essere figlio o moglie di un potente possa essere persino un problema per l’obbligo di APPARIRE ONESTI, oltre che ad esserlo solamente.
Una nazione dove il lavoro è la base della dignità del cittadino, e dove chi non lavora viene preso per mano dallo Stato e dagli organi preposti fino a che non si risolve il suo dramma, perchè il lavoro veramente nobilita l’uomo e gli da dignità di cittadino e di padre di famiglia, m anche uno Stato che prende per un orecchio e sbatte fuori a calci, decretandone la morte civile, chi per più di due volte si macchia di reati contro la Pubblica Amministrazione come la truffa (assenteismo), la corruzione e la concussione, l’abuso d’ufficio grave, ed una serie di reati come, ad esempio, i reati di mafia e di terrorismo.
Uno Stato che ti lascia mille e mille opportunità di realizzare liberamente le tue aspirazioni, e che ti aiuta a realizzare i tuoi progetti lavorativi con i fondi europei e con incentivi statali se crei posti di lavoro, ma anche uno Stato che non ha paura a chiederti conto di ciò che non hai fatto con colpa o dolo, e ti chiede indietro tutto, con gli interessi.
Uno Stato che sta al fianco del debole di fronte alla prepotenza mafiosa e criminale, e che digrigna i denti davanti al mafioso ed al criminale colpendolo in tutti i suoi beni, confiscandogli tutto, anche la carta igienica, e continuando la stessa azione punitiva anche con i suoi discendenti e collaterali se questi non dimostreranno fattivamente di aver abiurato la mafia e la violenza e rinunceranno a qualsiasi eredità darivante dai traffici del parente malavitoso, pena la morte civile “per successione”, così come per successione accetteranno i beni materiali ed il denaro derivante dall’azione criminosa anche solo del parente, senza apporto personale.
I figli, le mogli, i genitori, i fratelli delle vittime di mafia e della criminalità non hanno scelto di perdere il loro caro, eppure lo hanno dovuto accettare rimanendone segnati per sempre. Per questo non avrei pietà, non darei respiro a chi rimane nell’alveo mefitico della malavita anche se personalmente non dovesse aver commesso reati.

Come vedi non ho ancora parlato di ideologie e di politica, amico Vlentino. Eppure ne avrei da dire in merito… O forse ho parlato VERAMENTE DI POLITICA, quella con la “P” maiuscola.
Ma mi riservo di dire la mia in un’altra occasione, spero, sul perchè sono d’accordo con l’analisi politologica di Ezio Mauro e su cosa io avrei detto e fatto in merito, se fossi stato Prodi.
Ad un’altra occasione, però!
Giovanni Pecora

26 01 2008
admin

Purtroppo quando dei parlamentari esprimono, con un lungo applauso, solidarietà al Sig: Mastella accusato di cose gravissime ( ancorchè non certificate da sentenze), c’è da stare poco tranquilli sia per il presente che per il futuro. Senza volersi erigere a severi censori, c’è la sensazione che il senso morale delle cose sia stato smarrito, a vantaggio del danaro, del potere e dei vantaggi presonali .Occorrerebbe azzerare tutto, ma so che ciò non è e non sarà possibile. La soluzione potrebbe essere quella di ridurre l’incidenza dei poteri pubblici, rivedendo la struttura parlamentare e di governo. Eliminando le province e occorpando le regioni in macro aree. Eliminare tutte le ASL e creare delle centri gestionali a livello di macro -aree, con selezione a mezzo concorso aperta a tutti i cittadini richidendo come unico requisito quello di non avere ricoperto incarichi a livello pubblico. Il discorso potrebbe continuare a lungo ma per il momento mi fermo qui.
Grazie
Sergio Ninci – Volterra (PI)

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