E’ ORA DI RIFLETTERE INSIEME. HA RAGIONE GIORGIO DURANTE

22 01 2008

Giorgio Durante, presidente di Calabrialibre, tra i fondatori della Rete per la Calabria, ci segnala un’importante riflessione pubblicata ieri sul “Quotidiano della Calabria” da Sandro Russo, intitolata “LA SOCIETA’ CHE SI ADEGUA E NON SI INDIGNA“, che pubblichiamo integralmente qui sotto di seguito, nvitandoci a leggerla con attenzione.
Sono d’accordo anch’io: è ora di aprire un fecondo e costruttivo dibattito per cominciare insieme, in Calabria, un concreto cammino di liberazione. Scrivete eventuali commenti a info@perlacalabria.it
GP

 

LA SOCIETA’ CHE SI ADEGUA E NON SI INDIGNA

di SANDRO RUSSO

CINQUE anni a Salvatore Cuffaro? Siciliani indignati in piazza zero, certamente molti di più a  solidarizzare con lui e a ripetere che, in ogni caso, non c’è l’aggravante di Cosa nostra.
Luigi De Magistris cacciato via senza tanti complimenti? Idem: e qualcuno ha anche brindato.
La famiglia Mastella sconvolta da una pesante indagine? La differenza, in questo caso, è che gli indignati sono  scesi in piazza, eccome, a Ceppaloni e dintorni: solo che lo hanno fatto per protestare contro i magistrati.
In  tutte e tre le vicende, i fatti, nella loro oggettività e nella loro cronologia, hanno  interessato ben poco i commentatori. L’importante è stato capire chi c’era dietro, quale maglietta  appiccicare addosso a questo o a quel protagonista, raccontare la notizia in base ai suoi effetti.
Vale    dire: oggi non è importante stabilire se è vero o no che Cuffaro ha favorito alcune persone, che per inciso erano boss mafiosi, l’importante è sapere se la mancata aggravante di Cosa nostra permetta  al governatore della Sicilia di restare al suo posto. Come se una condanna a cinque anni (con interdizione dai pubblici uffici), per un rappresentante delle istituzioni, non sia già di per sé un   fatto di una gravità estrema che non consente di mantenere un minuto di più quella poltrona. Ma se Cuffaro può, al momento, tecnicamente restare al suo posto, ecco che la notizia si sgonfia e, tra  qualche giorno, non farà più notizia. Lo stesso vale per Mastella. Ci si è chiesto se l’indagine fosse  giusta, corredata da elementi reali? No, il problema è lo scontro di poteri, il giustizialismo,  addirittura l’attacco ai valori cattolici (di Ceppaloni). Su De Magistris poco da aggiungere. Qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere ad alcuni semplici quesiti posti dallo stesso magistrato. Com’è possibile che in Calabria siano transitati miliardi e miliardi (o milioni e milioni, tramutati in euro) e lo stato della depurazione, tanto per fare un esempio, sia quello che è? Come può essere che la Spagna o l’Irlanda abbiano fatto il grande balzo con i fondi europei e la Calabria, con gli stessi fondi, sia scivolata sempre più indietro? Certo è più importante disquisire sul colore della toga di De Magistris. Rossa? Gialla? Nera? Fucsia? A questo punto, però, non si può lasciare il campo all’idea di un teatrino della politica, con le sue dinamiche, al quale l’opinione pubblica sarebbe estranea. E’ vero, c’è una minoranza rumorosa (davvero piccola) che si fa sentire, ma c’è  una maggioranza, soprattutto nel Sud  Italia, silente e adeguata. Quando Cuffaro ha battuto alle elezioni Rita Borsellino, sorella di un martire dell’antimafia, si sapeva già tutto delle indagini a suo  carico e delle accuse cui era sottoposto. I siciliani hanno scelto Cuffaro. Il personale politico in Calabria (o Campania, poco cambia) da anni è sempre quello. Votato dai cittadini. I politici  navigati sanno che in Italia esistono, da anni, fasce sociali elettoralmente rigide. Vince le elezioni chi riesce a sedurne una, quella centrale, e a spostarla dalla propria parte. Berlusconi lo fa con le televisioni, il centrosinistra cerca di farlo con le operazioni politiche. Passando allo specifico degli organi di governo locale, a partire dalle Regioni, nel sud Italia, le fasce socio-elettorali hanno spesso come unico collante l’interesse spicciolo di continuare a banchettare più a lungo possibile nella pubblica casa. Fasce che hanno come punto di riferimento interi partiti, correnti o singoli esponenti politici. Vince non chi assicura meglio, o dà  l’impressione di assicurare, il buongoverno, ma chi riesce a spostare  blocchi di voti dalla propria parte attraverso, appunto, partiti, correnti, grandi elettori e uomini politici.  Sempre quelli. Insomma, non valgono i contenuti ma l’architettura delle liste e degli accordi politici. Nella Sicilia delle dieci vacche a metro quadrato (calcoli contenuti in indagini su alcune aree, in base ai fondi richiesti e concessi dall’Unione Europea in alcune aree), nella Calabria e nella Campania dei finanziamenti per la prima pietra, con le altre pietre a peso d’oro e l’ultima che mai verrà (perché sono tutti scappati), nel Mezzogiorno delle straconsulenze, dei bidelli che diventano dirigenti da un giorno all’altro, c’è una larghissima fascia della popolazione che ha interesse ad essere rappresentata da una certa politica. A questa fascia, decisiva dal punto di vista elettorale, non importa nulla della morale pubblica, dei conflitti d’interesse e degli scandali. C’è un sistema, deprecabile quanto si vuole, al quale tanti cittadini si adattano, riuscendone a trarre vantaggio. L’unica cosa che interessa loro è che questo sistema si perpetui. L’unico modo per combattere questo sistema è il buongoverno (e proprio Antonio Bassolino, oggi ipercriticato governatore della Campania, da primo cittadino di Napoli fu tra i protagonisti della “primavera” dei sindaci che dimostrarono che anche al Sud si può amministrare con efficienza e trasparenza). Solo con il buongoverno, i vantaggi per tutti diventano più convenienti del vantaggio del singolo, incrinando il sistema. Ma questa, oggi, sembra davvero tutta un’altra storia.
Sandro Russo

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