Il vescovo accordatore

12 01 2008

di CRISTINA VERCILLO (da (Il Quotidiano della Calabria)

La lezione della Locride è scritta a chiare lettere in quello sguardo che comunica fiducia, passa attraverso la stretta di  mano positiva e un sorriso che si offre senza riserve allo sconosciuto, mentre gli occhi scrutano, indagano, studiano e  diventa risata di condivisione, frammista a battute scherzose, con chi con lui ha compiuto in questi anni il cammino della Locride. Cammino in una terra che «può diventare lezione non perché sa di più, ma perché soffre di più». E la  lezione della Locride è la lezione di Duisburg. «Lezione triste, decisiva per cambiare».
Di fronte alla platea che affolla l’Aula Magna dell’Università della Calabria padre Giancarlo Brigantini lo afferma con  dolcezza e decisione.
«Fu in quel momento che ci interrogammo tutti. Ma allora la Calabria è destinata a esportare solo morte? Che cos’è la Calabria?”.
La nuova Calabria riparte dal dolore e dall’intreccio di intuizioni, dall’analisi mai disgiunta dai fatti e dal confronto tra tre livelli: accademico, sociale ed ecclesiastico. Da una voce che è un intersecarsi di voci. «La mia voce di oggi è la voce di tanti, voce intrecciata che sarà comunque capace di produrre nuova riflessione».
Lancia un messaggio di ottimismo, Bregantini, a chi vede (e sono la maggior parte) un segno negativo  nel suo dover abbandonare la Locride e la Calabria per il Molise. «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male».
Cita San Paolo, la frase che lo ha sempre accompagnato. Quando nel ’76 arrivò in Calabria come studente di teologia, poi durante l’esperienza di prete nelle fabbriche a Crotone, negli ospedali a Bari, nelle carceri. Realtà del dolore e della vita la lezione per questo trentino che ha sposato la Calabria e con la Calabria vuole continuare a mantenere più che un legame.
Nella realtà del dolore dei giorni di Duisburg la lezione è stata “lasciarsi interpellare dai fatti, unire l’analisi con i fatti. Solo così si evita il giudizio, difetto frequentissimo in Calabria. I giudizi ci lasciano autogiustificati ».
Parole e fatti devono essere intimamente connessi perché “il fatto senza parole diventa frammento, le parole senza fatti sono solo verbosità ». Intuizioni e voci intrecciate e un sogno che diventa segno. Un’armonia di colori in un puzzle che non offre una sola risposta.
«Non c’è una risposta per la Calabria ». Ma c’è una proposta che è la lezione della Locride: una casa fondata su cinque piani. Una metafora che ben conoscono i figli della sua terra d’adozione, presenti in massa in aula.
Tenendo la lezione davanti a una immaginaria lavagna, Brigantini chiama i suoi «allievi» a rispondere. Lo fa come si conviene a un maestro e le risposte arrivano, a concludere gli interrogativi, proprio come tra i banchi, un po’ sottovoce. Lui sorride soddisfatto e intenerito, annuendo con un cenno del capo. «Il primo e principale piano della casa è la forza della spiritualità, il secondo la coerenza della vita nella spiritualità ovvero l’etica, il terzo la cultura, il quarto la  progettazione politica e il quinto la realizzazione economica. Non serve elaborare cultura se poi questa non produce politica. L’intreccio tra i cinque piani è la nostra forza, in modo che non ci sia mai il settore, bensì la  competenza».
Ed è fondamentale che si sviluppi una dialettica sempre viva che renderà più efficace la risposta. Senza mai tralasciare un pizzico di poesia. «Se non c’è nel cuore desiderio di poesia fatta bellezza, per dirla con San Tommaso, non c’è possibilità di fare, di arrivare fino in fondo». La poesia del sogno e gli insegnamenti della Bibbia.
«Tre le immagini che ci hanno accompagnati: Nazareth, la Croce ed Emmaus. La prima con il mistero della realtà della terra, la seconda con le ferite e la terza con la mano di Dio che ci segue». Immagini che si intrecciano a un vissuto personale fondamento della lezione poi trasferita nella Locride. Nazareth l’esperienza di operaio e di prete tra gli operai a Marghera, Verona e Crotone, la «dimensione di Dio che parla nel sudore e nella fatica».
Poi, negli incontri con i detenuti, le ferite della Croce che «devono essere trasformate in feritoie di grazia, come diceva Giovanni Paolo II. Bisogna mettere le mani dentro le ferite, non fuggire». E infine Emmaus,  la cooperazione trentina che è economica, ma anche etico-spirituale. Tre immagini e tre parole: marginalità, ticipità e reciprocità.
«La Locride è realmente marginale. Ci hanno tagliato i treni e ci hanno promesso da tempo una nuova 106 che non abbiamo ancora visto. Si pensi poi a certe mentalità chiuse nei paesi, al sangue delle faide, alla paura del diverso, alle chiacchiere. Eppure la marginalità si può trasformare in tipicità, non disvalore, ma valore. E’ qui che entrano in gioco le Università, i circoli culturali, la storia ».
Proprio perché siamo marginali siamo capaci di tipicità unica. “Bevi l’acqua che si agita nella tua cisterna  e quella che zampilla dal tuo pozzo”, si legge nel libro di Ruth. Una lezione della marginalità trasformata in tipicità.

Ed ecco la Calabria fatta «da Dio bella come un giardino» con la fecondità dei suoi paesi interni da recuperare e non abbandonare, come negli anni ’60, l’armonia da mantenere tra il mare e la montagna, la ripresa degli eremi basiliani. Calabria terra che non è possibile amare senza passare dal cuore di una donna: mamma, maestra, catechista. Calabria che non deve vergognarsi dei problemi e non deve nascondere le lacrime «tesori e insegnamento  di vita da asciugare tutti insieme».
Calabria che non deve nascondere a se stessa la vergogna della mafia. «La mafia è vergogna e la responsabilità è anche nostra. Va condannata questa eredità vergognosa e bisogna capire in che cosa abbiamo sbagliato». Responsabilità che diventa sfida per preti, docenti, sindaci, cittadini. «Possiamo scegliere di essere tutti don Abbondio o tutti fra’  Cristoforo».
Sfida anche nella reciprocità.
«Che differenza c’è tra la collana e il mucchietto di perline? Il mucchietto è bello ma manca il filo. La Locride aiuta a
trovare il filo dell’interscambio a pari livello tra Nord e Sud: dono con un altro dono. Non progetti imposti, come Gioia
Tauro, ma iniziative locali». Ne è un esempio il consorzio Goel (dalla Bibbia “colui che prende a cuore la storia dell’altro”) le quattordici cooperative che si interfacciano anche con le realtà del Nord.
Tutte esperienze di persone comuni, non eroi, ispirate da padre Giancarlo, da qualcuno, lo ricorda con simpatia, considerato l’accordatore della Locride. «Ad Ardore mi hanno regalato questo piccolo strumento fatto a pettine che serve per accordare le zampogne. Perché siamo tutti chiamati ad accordare. E’ di questo che la Calabria ha bisogno».
Cristina Vercillo

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