REGALI NATALIZI CON FONDI DI RAPPRESENTANZA? CONSIGLIERI REGIONALI SOTTO ACCUSA

14 12 2007

La Corte dei conti accusa Luigi Fedele, Giuseppe Bova, Francesco Pilieci, Domenico Rizza e Antonio Borrello  di spese ingiustificate nel corso della precedente legislatura. Secondo la procura si tratta di donazioni effettuate al di fuori di ogni norma

da “Il Domani della Calabria”

CATANZARO — Avrebbero utilizzato i fondi di rappresentanza per l’acquisto di borse e penne griffate per un importo di oltre 54 mila euro. Una spesa effettuata dai consiglieri regionali, nell’anno 2001/2002, Luigi Fedele, Giuseppe Bova, Francesco Pilieci, Domenico Rizza (tutti difesi dall’avvocato Raffaele Mirigliani) e Antonio Borrello (avvocato Giuseppe Pitaro) per scambiarsi reciproci regali natalizi. Un’ingente somma di denaro che per la procura contabile non poteva essere detratta dai fondi di rappresentanza. Il pm di udienza Pierpaolo Grasso ieri ha parlato chiaro: «autonomia non significa libero arbitrio» e le immunità costituzionali, richiamate dalla difesa per sostenere la legittimità dell’autonomia contabile sui fondi del consiglio regionale e l’invocazione delle norme regolamentari che prevedono capitoli di bilancio e spese di rappresentanza rimesse alla discrezionalità della presidenza, non trovano attuazione secondo il magistrato nel caso in questione. Per Grasso ci si trova di fronte a vere e proprie regalie effettuate al di fuori di ogni parametro normativo. Donazioni, che esulano persino da quanto previsto nel regolamento interno del consiglio che fa riferimento sì a piccoli doni, ma con l’avvertenza che non devono risolversi in atti di liberalità nei confronti di se stessi, dipendenti o consiglieri che siano. Le spese di rappresentanza sarebbero, quindi, possibili se effettuate nei confronti di soggetti esterni, senza tradursi in auto elargizioni. Ma secondo l’impianto difensivo le scelte su come gestire i fondi possono essere soggette solo al controllo politico e quindi al controllo dello stesso consiglio regionale. Mirigliani ha, inoltre, invocato il difetto assoluto di giurisdizione della Corte dei conti che non potrebbe, a suo avviso, operare valutazioni di merito sugli acquisti fatti dal consiglio regionale, dichiarando di investire del problema la Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite e sollevare il conflitto di attribuzione dinnanzi alla Corte Costituzionale. Il magistrato ha però ricordato alla collegio contabile (presidente Maria Teresa Arganelli, gli altri componenti la commissione Mauro Oliviero e Ida Contino) che gli stessi convenuti per la stessa ragione erano stati condannati in un altro periodo storico dalla terza sezione di Appello. E inaccettabile rimane per il pm la giustificazione di spesa data dai nostri consiglieri regionali, «si trattava di utili strumenti di lavoro», in fondo – sempre secondo l’accusa – non parliamo di penne bic o di semplici stilografiche ma di borse di pelle e di “Montblanc” dell’importo di quasi 55 mila euro. Una cifra rispetto alla quale la Corte dei conti, a breve, renderà nota la sua decisione di condannare o assolvere gli “illustri” imputati.

Gabriella Passariello

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