Italie

10 12 2007

di Riccardo Orioles 

da “La Catena di San Libero” – 10 dicembre 2007 n. 357 

Italie. L’Italia comincia a Formia e finisce a Sassuolo. Prima di Formia, sei in terra di camorra (o di ‘ndrangheta o mafia, secondo i casi). Dopo Sassuolo, Parma ormai americana (coi sikh col turbante che lavorano il parmigiano) e poi Piacenza, il Po, la Padania.

Padania parta est in partes tres, di cui la prima l’abitano i Padani (anticamente Lombardi), l’altra è il Nordest (un tempo Veneto) e la terza il Piemonte, unico ad aver conservato il vecchio nome. L’Italia, in queste terre, conserva Genova, Susa, Spezia, Mantova e Aosta. Un tempo questa regione era costellata di fabbriche (a ovest) e chiese (a est). Queste ultime esistono ancora, per quanto vi sia cambiata la religione; ma le fabbriche sono state quasi tutte trasferite in Cina, lasciando al loro posto vasti buchi neri. Le autorità periodicamente li riempiono di veline, stilisti, finanzieri d’assalto e faccendieri per evitare che gl’indigeni si accorgano che lì manca qualcosa. Per la stessa ragione aizzano, quando lo ritengono il caso, pogrom contro gli zingari, i miscredenti, i mori o anche i semplici stranieri.

A sud di Roma (di cui estremo avamposto è Formia) si stendono gli Stati Criminali, cosìddetti non perché la criminalità vi sia particolarmente elevata (lo è) ma perché vi governa. Da secoli colà pacificamente conviveva con re, duchi, repubbliche e chiese locali. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, ha ritenuto di non aver più bisogno di loro e di poter prendere direttamente nelle proprie mani le cure dello Stato; ciò che è avvenuto rapidamente e con uno spargimento di sangue relativamente contenuto. E’ stato tuttavia mantenuta, nella maggioranza dei casi, un’apparenza di continuità (in molte cittadine della Calabria esistono ancora le caserme dei Carabinieri), soprattutto per riguardo ai cittadini più anziani.

Ciascuna di queste organizzazioni ha un nome pubblico (Camorra, Cosa Nostra, ‘Ndrina) che si richiama agli antichi tempi; con esso è conosciuta all’esterno del paese; fra loro, tuttavia, si chiamano semplicemente “il Sistema”, termine più moderno e molto più adeguato alla situazione.
Da tutte queste terre l’Italia fu espulsa fra il 1982 e il 1993; nessuno dei tentativi di riconquista attuati (ma sempre con forze insufficienti e per così dire all’avventura) da questo o quel funzionario italiano ha avuto successo; pertanto i maggiorenti italiani decisero, dopo matura meditazione, di riconoscere il fatto compiuto e di concedere a quei baroni, se non il nome, almeno la sostanza della libertà. Quelli tuttavia non se ne contentano ma muovono arditamente, e non senza successi, alla conquista del rimanente d’Italia. Il che se otterranno, lo vedranno i nostri nipoti.
Si eccettuano, a questo regime, alcune terre che, con gran difficoltà ma tenendo fede, mantengono per via di mare i legami con Roma. Ed esse sono Stromboli, Filicudi, Alicudi, le Puglie, Siracusa in Sicilia e la Basilicata. Quanto a lungo potranno resistere, Dio lo sa. Si aggiungano, molto più lungi, i Sardi, divisi tuttavia dall’Italia da lingua, mare e costumi. Va tuttavia ricordato, a loro onore, che il Sistema da loro non attecchisce. Fieri e gelosi della loro isola, ne hanno respinto mafia, camorra, ‘ndrangheta e americani.

Tale lo stato della penisola italica ai nostri tempi. Dalla mia giovinezza, come tutto è cambiato! Allora – e parlo della tarda metà dell’altro secolo, quando le lucciole e i filobus c’erano ancora – l’Italia era un luogo incantevole, unito dal nord al sud, diviso in tantissimi popoli che però, per alchimia dello spirito, si completavano fra loro. Così al napoletano cialtrone ma intelligentissimo faceva contrappunto il buon torinese serio e quadrato; il corridore veneto (“Mama son contènto di esser arivado uno!”) era congenere del picciotto palermitano (“Bedda matri e che ffu?”); volti e dialetti si mescolavano nel crogiolo della Fabbrica, koiné non essendo il pidgin italish di ora ma un veneto-turìn-sicilianu comprensibile a tutti, da tutti amato. Cessava dopo un millennio il latinorum dei preti; l’italo-romanesco della Rai, ben più popolare, ne prendeva il posto ed alfabetizzava tutta quanta l’Italia – da Nicolò Carosio al maestro Manzi – per la prima volta nella sua lunga storia.
————————————————————-

Adesso, cammini ingrugnato per piazza Maggiore. Le foto dei duemila partigiani (modeste fototessere in bianco/nero) nella bacheca di vetro, sopra i gradini; e frotte di ragazze e ragazzi che chiacchierano allegramente sotto di esse. E il sindaco – il nostro sindaco – che ha appena fatto l’accordo col fascio, per “mantenere l’ordine” e tenere lontani i lavavetri. E sei ancora a Bologna, città civile; non sei a Verona dove il sindaco appena insediato ha dichiarato guerra, in un’unica dichiarazione, agli zingari e alla Sovrintendenza alle Belle Arti o a Catania dove ammazzano i poliziotti allo stadio e ridono il giorno dopo. Non sei a Milano né a Napoli – capitali antichissime, testa e cuore – dove scacciano i mendicanti e fanno spacciar droga ai bambini.

L’Italia è sempre stata le Italie. Italian macaroni, mandolino. Abbiamo sempre avuto un Nord e un Sud, e ciò ci faceva più belli. Anche Milano, per Stendhal, era una città meridionale. Anche Napoli – Cuoco, Amendola – era illuminismo. C’era un grandissimo poeta cattolico, Pasolini, c’era un immenso rivoluzionario comunista, don Milani. C’era papa Giovanni e Peppone. C’era Gassmann, Mina, le Kessler, Alberto Sordi: chi di questi era nord e chi era sud, chi non era semplicemente italiano?
C’era la grande Inter. State a sentire: Sarti, Burgnich, Facchetti, Guarneri, Picchi… cioè Giuliano, Tarcisio, Giacinto, Aristide, Armando… Avete visto che nomi? Nobili, densi di storia, popolari. Nomi italiani.

Di che paese sarà la mia nipotina? Certo, sarà europea. Ma poi? Sarà semplicemente siciliana – o nordestina, o bolognese – o sarà italiana? Ha ancora un senso pensarlo? Altre nazioni sono sparite, o per trauma o per noia. Non si è più austroungarici, non si è più jugoslavi. O ateniesi, o cheyenne o polinesiani. Così sta sparendo l’Italia, o e già sparita; non già politicamente ma proprio nel profondo, come nazione.

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: