La Calabria ha bisogno del Vescovo Bregantini

7 11 2007

di Liliana Esposito 

Venne a casa mia, domenica 26 settembre del 2004, e il mio bellissimo forte Massimiliano era ormai da 2 giorni “salma a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per accertamenti tecnici irripetibili”.
C’erano delle suorine sorridenti con padre Giancarlo, che mai sono riuscita a chiamare diversamente tanto l’ho sempre sentito amico fraterno. Portò un rosario, l’estremo dono per  “un   ragazzo di Locri”, definizione che esplose 13 mesi dopo, quando fu ucciso anche il dottore Fortugno. Solo 13 mesi dopo la città sembrò svegliarsi e rendersi conto del sangue.
Lui, il religioso coerente, il prete bello e ieratico,  l’educatore straordinario eppure tenero, l’operaio e il cappellano tra tante voci di carcerati, il raffinato biblista,  l’esegeta della storia e di ogni realtà, che tranquillo guida da solo la sua macchina, che saluta tutti,  uno per uno, passando a piedi per le strade di Locri,  che ha tirato su con fierezza di laboriosa onestà uomini e donne e fiori e fragole, che ha avuto il vigore dell’anatema biblico per i caini di questa terra.
Perchè deve andare via da qui?
Perchè è sua la voce autorevole che s’innalza sul lutto, sul pianto, sul silenzio omertoso e che , pure cristianamente misericordiosa , spezza l’ipocrisia e frantuma le convenzioni di una morale di comodo.
Questo io penso.  Temo, persino, che non sia stato compreso il suo pensiero addolorato davanti a Bruno Piccolo.  Ed io sono libera ,più che tanti altri, di pensare e di dire ad alta voce, perchè alle spalle io non ho fondi nè fondazioni nè candelabri.
Vorrei poter istigare tanti altri alla non rassegnazione. Perchè se ne deve andare dalla Locride il nostro Vescovo? Cui prodest? Teme qualcuno, che ami troppo questa terra?

E poi, perchè a Campobasso? Perchè non ancora in una trincea, dove esperienza e umanità uniche, come le sue sono, potrebbero contribuire alla lotta contro l’illegalità, la forma più pragmatica dell’immoralità? Mi viene da pensare, e sorrido amara, a don Camillo mandato a ritrovar quiete su in montagna, all’aria fresca. Ma non è di legno il Crocifisso che padre Giancarlo sorregge : è fatto delle lacrime e della voglia di riscatto di questa Locride,  che egli  ha amato così concretamente, da parlarne come di un “giardino fiorito”.  Questa è l’espressione che rende santo padre Giancarlo, il mite eroico Vescovo Bregantini,  ai miei occhi di mamma di un morto ammazzato;  a me ha parlato spesso per sostenermi, e in una  lettera mi ha raccomandato tenacia, non quelle  fede speranza carità inflazionate da certi  mezzi grandi uomini politici  di questo nostro tempo.

La Calabria tutta ha bisogno di questo PASTORE, della sua forza intelligente e della sua capacità di donarsi, proprio perchè non è la “terra prediletta da Dio “come  nelle parole  di Leonida Repaci,  ed  è invece  usata,  abusata, violata .
Ubbidienza, sì, certo. Anche modestia ed affidamento alla volontà di Dio.
Ma non può essere ingiusta la volontà di Dio, e disarmarci ancora, privarci di uno degli ultimi baluardi d’Amore, la sola forza che sappia  liberarci dal male.
Liliana Esposito Carbone
(*) madre di Massimiliano Carbone, un “ragazzi di Locri” ucciso il 24 settembre 20
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