Ennesimo schiaffo alla Calabria che vuole rialzarsi

7 11 2007

di Adele Filice

E’ davvero difficile credere che per pura coincidenza o casualità, in un momento come questo, la Calabria possa vedersi privata di un personaggio come monsignor Bregantini.
Non ce ne voglia il buon Pastore della Locride, non è nostra intenzione considerare Padre Giancarlo come una star, ma crediamo sia doveroso esprimere sentimenti di profondo dissenso, di disgusto e di rabbia in merito a questa decisione che, da chiunque e per qualunque motivo presa, di fatto toglie alla Calabria un autentico emblema di speranza.
Crediamo sia questa la sensazione più diffusa dopo aver letto la notizia, malgrado il tempestivo intervento dei professori Teti, Cersosimo e Fantozzi che hanno già sottoscritto un appello per opporsi a questo “trasferimento irresponsabile”. Beh, questo trasferimento, se di ciò si dovesse trattare, è molto di più che un gesto d’irresponsabilità!
E se non è facile trovare parole o aggettivi per descrivere gli stati d’animo di queste ore, è inevitabile pensare che qualcuno ormai ha deciso di giocare io lutto per tutto e fare terra bruciata intorno alla Calabria onesta, mettendo in moto un’autentica macchina da guerra.
Lo sgomento delle persone impegnate, volenterose, vicine anche a monsignor Bregantini è tanto e si mescola a reazioni differenti; si va dal decisionismo rabbioso di Piero Schirripa all’impegno stemperato dal disincanto di Giovanni Pecora.
In ogni caso, crediamo sia questo il momento, ancora una volta, di rispondere collettivamente, composti e numerosi, ad una decisione che ferisce la Calabria, la offende, la tratta come una cenciosa Cenerentola che deve subire ogni crudeltà matrigna. E qualunque potrà essere il risultato, l’imperativo categorico non può che essere uno solo: esprimere dissenso. Pratica che ha accomunato, e continua ad accomunare l’operato del presule della Locride, del pm De Magistris, del suo tecnico Genchi, dei vari Masciari, Godino e di tutti quelli  si oppongono con tutte le loro forze alla morte civile della Calabria. Il rischio che la collettività onesta, il senso civico, l’etica che muove cittadini ed associazioni variamente impegnate, siano messi a serio pericolo anche da decisioni come quella di trasferire monsignor Bregantini ormai è tangibile e viene da pensare, con qualche brivido di orrore, che forse qualcuno vorrebbe collocare sulla tomba della Calabria onesta “l’epitaffio” composto qualche giorno addietro da Ernesto Galli Della Loggia. La missione non è delle più semplici ma, ora più che mai, l’impegno è quello di smentire chi coltiva questa torbida speranza. La Calabria, certa Calabria geograficamente parlando, soprattutto grazie a persone come monsignor Bregantini ha imparato ad alzare la testa, a tenere la schiena dritta, a reclamare quello che gli era sempre stato dovuto e non saranno certo le porpore e gli zucchetti indegni , le maschere metaforiche o reali, i bigliettoni di euro ad affievolire il senso critico, il senso civico di una collettività che ha appena ritrovato un po’ la sua coscienza. Sarebbe l’errore più ingenuo, lo sgarbo più grosso che si possono commettere. Nella malaugurata ipotesi che questo ennesimo furto nei confronti della Calabria si consumi ai danni dei Calabresi, l’impegno è quello di continuare a fare quello che si è cominciato. I preziosi semi buttati con tanto amore da Padre Giancarlo meritano di trasformarsi in fiori e frutti, chiunque sia il contadino che li coltivi; anche se la grande speranza è che il contadino possa continuare ad essere proprio lui, quel padre Giancarlo venuto da lontano che la Calabria l’ha scelta come un uomo sceglie la sua sposa. 

 

Adele Filice Calabrialibre 

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