Diversa idea della Calabria. Oltre i vari luoghi comuni

3 11 2007

Tra campagne di marketing “involontario” e fiction stereotipate una voce fuori dal coro: ad Annozero un territorio, in balia di pregiudizi, si racconta

di Andrea Vulpitta

La tanto commentata e discussa trasmissione ‘Annozero’ di Michele Santoro andata in onda sul caso De Magistris in Calabria ha avuto, ad avviso di chi scrive, un effetto mediatico a dir poco positivo sull’immagine della regione, diversamente da alcune iniziative nate per favorirne una rappresentazione lusinghiera, che, invece, si rivelano, se non controproducenti, di scarso effetto e di insufficienti risultati raggiunti. Alla luce di quanto emerso all’interno della trasmissione televisiva, volevamo soffermarci su alcune considerazioni, partendo proprio dalla campagna istituzionale sulla Calabria, realizzata da Oliviero Toscani.
Innanzitutto una domanda sorge spontanea: la volontà di chiamare al capezzale della derelitta Calabria un guru della comunicazione come Toscani, risponde forse all’esigenza, nella nostra regione, di pianificare all’ultimo minuto la spesa di qualche misura del piano d’investimenti europei che, in caso contrario, prendono la strada di altri paesi? La domanda viene legittima, conoscendo la scarsa propensione alla progettualità europea della Calabria e, ancor di più, la sua difficoltà di spesa dei fondi europei.
I calabresi e i rappresentanti regionali
All’indomani della presentazione a Roma della campagna di Toscani, la prima considerazione e la prima riflessione – senza entrare nel merito della campagna, sui risultati che con questa si volevano raggiungere e via discorrendo – fu che il marchio della regione Calabria posto a firma di una serie di messaggi che, per chi non ricorda, erano un’affermazione riguardo alcuni pregiudizi sui calabresi, quali l’inaffidabilità e la mafiosità, risultasse una nota stonata. Sensazione confermata dall’indagine sui depuratori della zona fatta dal giornalista Sandro Ruotolo della squadra di Annozero dopo il risentito chiarimento chiesto dall’assessore all’ambiente della medesima regione che, dopo la prima puntata sul caso Calabria, appunto, dichiarò come i depuratori fossero funzionanti.
Seguendo la trasmissione di Santoro, chi ha avuto modo di vedere quella campagna sui muri delle città e sui maggiori quotidiani (a doppia pagina) che riflessione avrà fatto su questo territorio? Il giornalista ha dato voce ai giovani calabresi (quelli, per intenderci, della pubblicità di Toscani), a un testimone di giustizia, che contraddice lo stereotipo del calabrese medio (cioè omertoso, inaffidabile, mafioso) e infine a un giudice che, guarda caso, punta l’indice su un sistema di gestione della spesa pubblica, che vede nella politica il suo freno e il suo sperpero maggiore. Tutto questo per dire: immaginiamo che i messaggi pubblicitari di Toscani fossero stati fatti dai ragazzi di Locri o dalle associazioni che oggi manifestano per De Magistris avrebbero avuto lo stesso effetto? I luoghi comuni principali sui Calabresi sono dati dalla mala politica e dalle numerose Duisburg che negli anni si sono succedute, o dai tanti lavoratori emigrati che riempiono, in tutta Italia, le fila della pubblica amministrazione, dalla sanità alle scuole, con risultati spesso lusinghieri?
Le fiction nei territori di paura
In onda in questi giorni nelle reti televisive di Rai e Mediaset ci sono due fiction di grande seguito, legate ambedue alla Calabria. Ci riferiamo a Gente di mare, giunta alla sua seconda edizione e Distretto di Polizia, che ha iniziato la nuova serie incentrando la trama sul ruolo di una ragazza sotto protezione, pronta (ma con forti dubbi) a testimoniare contro il padre, capo bastone di una ’ndrina calabrese e che, come copione vuole, viene eliminata. La prima (Gente di mare) è girata quasi interamente a Tropea e in particolar modo nel porto della “perla” calabrese. Il tratto di litorale interessato dalla fiction è teatro delle peggiori sciagure che possono capitare a chi va per mare: barche rubate o sequestrate, sparatorie all’interno del porto, varie uccisioni, traffici di droga e di rifiuti tossici. Le fiction sono spesso studiate a tavolino e girate in quei luoghi che mettono a disposizione risorse e strutture per permetterne la realizzazione. Nel nostro caso la Calabria, grazie ai buoni uffici del responsabile Rai fiction nazionale, il calabrese Agostino Saccà, ha avuto, per il secondo anno consecutivo, l’opportunità che il programma si girasse nella sua regione. Tra i frequentatori della cittadina tirrenica, e specie tra i diportisti che transitano dal porto di Tropea, si è diffusa l’idea che, soprattutto per il turismo nautico, lo sforzo di marketing al fine di risollevare l’immagine della Calabria abbia avuto un effetto negativo: alle buone referenze del suddetto porto (recentemente premiato per la sua funzionalità) si accompagna la preoccupazione di battere le rotte che portano alla sosta nel porto stesso proprio per i timori generati, ovviamente inconsci, ma che fanno presa nell’immaginario dei diportisti.

Il marketing involontario di Santoro
Arriviamo, quindi, alla considerazione finale. Le puntata di Annozero, a nostro avviso, hanno fatto molto di più in termini di ritorno d’immagine positivo della regione che i casi precedentemente descritti. L’auditorium “Casalinuovo” di Catanzaro, zeppo di giovani pronti a testimoniare il loro disagio verso una Calabria incapace, attraverso i suoi politici, di tracciare una strada di sviluppo, o almeno di speranza. La testimonianza della giovane Rosanna Scopelliti, figlia del giudice trucidato da uno scellerato patto tra mafia e ’ndrangheta a Campo Calabro, che con forza ha manifestato la voglia di ritornare a vivere nella sua terra. Le parole di una donna, testimone di una delle indagini di De Magistris, disposta a dire la verità su pressioni ed estorsioni negli appalti pubblici in Calabria e, infine, lo spot gratuito del Pm De Magistris, che ha testimoniato come insieme alla Calabria del malaffare ne esista una vera, fatta di gente semplice che in una sincera stretta di mano, in un sorriso, in un’esortazione, dà la forza ad un funzionario dello stato di andare avanti. Per ammissione dello stesso Santoro le puntate di Annozero sul caso Calabria, sono state comunque, al di là di qualsiasi considerazione sui ruoli e sulle responsabilità dell’intricata vicenda giudiziaria, che qui non ci interessa approfondire, una bellissima pagina di storia calabrese e una testimonianza di come quel senso di rassegnazione tipicamente calabro abbia nelle nuove generazioni un antidoto da coltivare e da incoraggiare per sperare in un domani migliore.

Andrea Vulpitta 

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