PD: the days after…

18 10 2007

di Massimo Veltri

Fontana di Trevi: non è sangue, ma fa impressione pensarlo. Come nel PDSono state due le affermazioni di Veltroni, a botta calda, dopo  l’esito delle primarie, che hanno colpito in maniera particolare: “Sarà un partito senza correnti”; “C’è bisogno di netta discontinuità  con il passato”. Come fa, viene da chiedersi, un partito che azzera tutto il  precedente a non avere correnti? E come si rompe col passato visto il
 ceto politico massicciamente presente?
 Non si vuole, anche perchè non è possibile, minimizzare od oscurare  il dato del 14 ottobre, in termini di afflusso al voto e di novità  sull’intero panorama europeo che mai ha visto nascere un partito così com’è nato il PD da noi.
 E’ evidente che la consapevolezza del capolinea a cui siamo arrivati,  per quanto riguardo distacco della politica dalla gente e inadeguatezza dei partiti esistenti a farsi da tramite fra gente e istituzioni, ha fatto sì che si compisse un sostanzioso passo in  avanti che consegna a Veltroni scettro e responsabilità perchè  qualcosa cambi, d’ora in poi, e non solo in termini mediatici o di  superficie. E non sarà facile, per una serie di motivi. Il primo: quanto è coeso – altro termine caro a Veltroni – il Pd per quanto  riguardo impianto di valori, di visione della società, di strumenti  da attivare o rivitalizzare o cancellare? Le esperienze diessine e  della Margherita, figlie del PCI e della DC, con tutte le  rivisitazioni di questo mondo, non è pensabile che in qualche lustro  producano convintamente e diffusamente paradigmi originali, in specie  se si guarda al ceto politico che non ha prodotto grandi  rigenerazioni. Poi: c’è una parte dell’opinione pubblica, dei  cittadini, della popolazione che guarda con sospetto se non con  contrarietà al nuovo partito, ritenendolo non in grado di  interpretare istanze e bisogni presenti in misura non trascurabile.
 Parliamo del blocco sociale – se è lecito chiamarlo ancora così – di  lavoratori dipendenti, pensionati, delle periferie grandi e piccole,  ma anche di borghesia e lavoro autonomo che mette in cima l’etica, la  trasparenza, l’agire collettivo in testa a tutto e ritiene che con il  Pd questa triade non venga granchè premiata. Questo, soprattutto  perchè, e veniamo al terzo motivo, il gotha del Pd vede  sostanzialmente presenti tanti, troppi, fra coloro che o ci sono da  sempre, da fautori della lotta di classe a portavoce del Vaticano –  tanto per semplificare -, da economie collettivizzate a  partecipazioni statali spartitorie – sempre a titolo di esempio –  oppure tante, troppe, esperienze in termini di impatti con la  giustizia o con comportamente eccessivamente disinvolti hanno  vissuto, anche di recente, senza, per ciò, aver battuto ciglio o  averlo fatto battere a qualcuno. E allora ecco che oggettivamente si  presenta, per chi è scettico o avverso al nuovo che è nato, una  necessità, se vuol continuare  a vivere nella politica: elaborare e  approntare un progetta d’intesa quanto più larga è possibile, quanto  più condivisa è possibile. Rifondazione Comunista, Comunisti  Italiani, Sinistra Democratica, Verdi, Socialisti si devono dare una  mossa. Continuare a flirtare o ad alzare il tiro per poi contrattare  non si può più. Ci sono le condizioni perchè individuino una  piattaforma comune o preferiscono vivacchiare per curare, ciascuno,  un proprio orticello, orticello, appunto? E’ questa, la questione,  altrimenti la deriva moderata del Pd, così com’è andato  configurandosi, non troverà interlocutori e alleati e non sarà  agevole andare avanti. In Calabria, com’era ampiamente prevedibile,  il Pdm s’è imposto alla grande, e ora gli equilibri rischiano di  saltare. Aldilà dei chiacchiericci e delle anticipazioni, a volte  interessate, sono fermi due aspetti: i Ds non sono più gli  assopigliatutto e dovranno fare i conti con Loiero e c.; fra lo  stesso Loiero e la Margherita siamo, da tempo, alla guerra, e dopo la  tregua riprendono i combattimenti. Coesi? Senza correnti? Mmh…

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