“Calabria Ora” e la vergogna del giornalismo calabrese

14 10 2007

Paolo Pollichieni, vice prsidente di Report Porter Novelli e direttore di Calabria OraC’è un giornale in Calabria che si chiama “Calabria Ora”, e che forse proprio per onorare quell’ “Ora” che ha nella testata scrive “a orologeria”, come una vecchia sveglia a campanelli e carica esterna.
Questo quotidiano ha molti problemi, e ce ne dispiace tanto: tra gli altri guai ha il direttore che tutti i giorni sta disperatamente tentando di far capire ai calabresi che il “direttore di quotidiano calabrese” che ha minacciato con fare mafioso il deputato Giacomo Mancini non è lui (ma veramente non l’ha detto nessuno, perchè continua a preoccuparsi?); ha il problema di dover attaccare in qualche modo ogni giorno il dott. De Magistris, che non sappiamo – o possiamo solo ipotizzare –  quali gravi colpe debba aver commesso nei confronti di questo quotidiano, o di chi c’è dietro di esso; ha il problema di dover attaccare obbligatoriamente, a cadenza fissa, il leader dei ragazzi di “Ammazzateci tutti Aldo Pecora, che certamente con la sua capacità di organizzare dal nulla, e soprattutto senza sponsor di politici, quello che è diventato in meno di due anni uno dei più importanti (e credibili) movimenti di giovani antimafia d’Italia, è un cattivo esempio per chi di politica campa, e alla grande.
E allora via col fango, via con le falsità, via con gli scoop alla “Novella 2000”: tutto fa brodo quando si tratta di servire il Principe Orco, che è generoso certamente, ma che poi in cambio pretende prestazioni anche contro natura.
Immaginiamo quindi il Pollichieni ed il suo sottoposto Pablo Petrasso ogni giorno accovacciati e rossi in viso, con i pugni sulle tempie, per lo sforzo di inventarsi qualcosa contro De Magistris o contro Aldo Pecora, perchè ‘i nemici dei miei amici sono miei nemici’.
Immaginiamo quindi le scene di esultanza in redazione quando nei giorni scorsi “chi di dovere” ha portato lo “scoop” (o forse, vista la caratura dei personaggi in questione, dovremmo dire “sgùp”, alla Biscardi)”degli oltre duemila presunti intercettati da De Magistris, con titolone sparato in prima pagina: peccato che dopo poche ore tutti i giornali seri che avevano riportato la notizia l’hanno doverosamente rettificata con le dichiarazioni del dr. Genchi, il consulente di De Magistris, che ha smentito categoricamente la veridicità della notizia. Tutti i giornali seri, ma non “Calabria Ora”. Appunto.
Altri sforzi perineali, altri pugni sulle tempie, e poi immaginiamo il liberatorio urlo di giubilo quando i due hanno finalmente partorito il nuovo “scoop” (o “sgùp”) delle presunte dimissioni presentate dallo stesso De Magistris già nel mese di giugno. Salvo poi la clamorosa rettifica fatta direttamente dal CSM che negava la reale consistenza di tale richiesta, essendo una atto formale che per prassi fanno tutti i magistrati solo per conoscere la loro posizione. E subito tutti i giornali seri hanno rettificato la notizia. Ma non “Calabria Ora”. Appunto.
Insomma, cari amici lettori, il “problema Calabria” per “Calabria Ora” non è la mafia, la malapolitica, il malaffare: il problema per “Calabria Ora” è Luigi De Magistris, che su quei fenomeni sta indagando e sta scoprendo gli altarini dei torbidi legami che li legano. Chissà perchè…
Ma d’altra  parte cosa aspettarsi di meglio, visto che questo è il “giornale” che mesi addietro ha dedicato il titolone a tutta prima pagina a Enza Bruno Bossio, pubblicando la sua replica sugli avvisi di garanzia per l’indagine ‘Why not’, non ricordando che il giorno prima questo stesso giornale aveva omesso di pubblicare la notizia delle persone coinvolte in quella importantissima indagine.
Forse è il caso di essere più chiari, vista l’incredibilità della cosa, che credo non abbia pari nella storia del giornalismo: “Calabria Ora” ha pubblicato la replica ad una notizia che non aveva mai dato.

Adesso è il turno di Aldo Pecora, sulla cui persona fino ad oggi gli spasmi di Pollichieni e Petrassi avevano prodotto solo peti giornalistici e disperate testate al muro, tanto da aver pubblicato come se fosse una notizia il velenoso sfogo di odio di due fidanzatini fuoriusciti per misteriosi motivi dal movimento (a cui dedicarono, senza ovviamente diritto di replica, addirittura due costose paginone del quotidiano), il 18 marzo il famoso articolo “l’Antimafia ritorni una cosa seria” di Pollichieni, un vero esempio di giornalismo-spazzatura da conservare gelosamente ed utilizzare nei corsi universitari di Scienza della Comunicazione per dimostrare come non si debba fare questo mestiere (ma su questo argomento Pollichieni sarebbe un eccellente testimonial anche per altri motivi, che presto discuteremo), e qualche mese addietro un articolo che riportava lo “sgùp” di un Aldo in piena campagna elettorale (per non si sa bene cosa), ed addirittura il giorno dopo l’esatto contrario, e cioè dello stesso Aldo capofila dell’antipolitica grillesca.
E’ chiaro che l’ansia di obbedire agli ordini impartiti genera confusione mentale.
Ma finalmente qualche giorno addietro “chi di dovere” ha finalmente prodotto quella che il dottor Stranamore avrebbe chiamato “arma-fine-di-mondo“: addirittura che il prode Aldo Pecora, il paladino dell’antimafia, l’incorruttibile censore dei costumi scostumati del Consiglio Regionale calabrese, il cavaliere senza macchia e senza paura dell’antipolitica che ha avuto persino l’ardire di sposare contemporaneamente, in bigame nozze, non solo la causa moralizzatrice di Beppe Grillo ma persino quella di Luigi De Magistris, si sarebbe messo in saccoccia (così si fa capire dalla furbetta titolazione in prima pagina sul giornale degli “sgùp”) ben 15.000 euri scuciti – pensate un po’! – addirittura dalle capienti tasche del presidente del Consiglio Regionale Peppe Bova, a nome e per conto di quella tanto vituperata Istituzione che indegnamente questo giovane lestofante vorrebbe addirittura sciogliere, come se fosse composta in massima parte da inquisiti.
Ed ecco allegata in copia, siore e siori (si apre impudicamente l’impermeabile Petrasso) persino la delibera del Consiglio Regionale che ha consegnato il malloppo al “guaglioncello televisivo”, come lo hanno definito i giovani di un’associazione (non a delinquere) catanzarese, tra le cui fila milita un altro “giornalista” di “Calabria Ora”. Ma guarda quando si dice il caso.

Certo che se così fosse, sarebbe la fine di questo giovinastro rompiscatole, che non avrebbe più alcuna credibilità.
Peccato che, invece, sia tutto falso, spudoratamente falso, costruito ad arte per diffamare Aldo Pecora e tentare di minare la sua credibilità personale.
Perchè se la titolazione e l’impaginazione della notizia è chiaramente scandalistica e creata ad arte per generare confusione e denigrare Aldo (con tanto di foto), poi lo stesso esecutore non può fare a meno, nel testo dell’articolo, di ammettere che si tratta di una ennesima bufala gonfiata ad arte, scrivendo di suo stesso pugno che quei 15.000 euro non sono andati ad Aldo Pecora ma a coprire parzialmente le spese di una grande manifestazione nazionale, il Meeting “Legalitalia”, organizzata dal movimento “E adesso ammazzateci tutti” dal 9 all’11 agosto a Reggio Calabria, che ha visto la partecipazione attiva di oltre 500 giovani provenienti da tutta Italia, oltre alle decine di migliaia di cittadini, che hanno partecipato alle tantissime tavole rotonde, incontri, workshop con personaggi del livello di don Luigi Ciotti, Salvatore Boemi, Vincenzo Macrì, Michele Cucuzza, Enrico Fierro, Angela Napoli, Doris Lo Moro, Maria Luisa Cocozza, Enrica Majo, Vincenzo Linarello, Nicola Gratteri, Luigi De Magistris, Pino Masciari, Ruggero Pegna, Gianfranco Saccomanno, Gerardo Sacco, e molti altri ancora.
Una manifestazione che ha avuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica ed il patrocinio morale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per le Politiche Giovanili, della Presidenza della Giunta Regionale della Calabria e dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, oltre che il fattivo contributo dell’Associazione “Libera”, del Centro Servizi per il Volontariato, del Consorzio di Cooperative Sociali “Goel”.
Già, un evento unico, eccezionale nella Calabria dei silenzi e delle omertà, degli inciuci politici, dei “concorsoni”, dei “pane e politica”.
Evento tanto strepitoso e tanto unico che lo stesso articolo, che è firmato generosamente Pablo Petrasso, che si immola per la causa, deve ammettere  che quei soldi, in fondo, sono veramente pochini per un evento di questa portata.

E allora dov’è il problema?
Il problema, secondo gli esecutori dell’articolo-sgùp, è che “Ammazzateci tutti” non aveva diritto ad accedere a quel contributo per “lesa maestà”, e cioè perchè aveva osato denunciare lo sfascio morale, civile, politico ed amministrativo del Consiglio Regionale della Calabria, capitanato da Peppe Bova nella sua veste istituzionale di presidente del Consiglio Regionale che ha più inquisiti d’Italia (e d’Europa, e probabilmente del Mondo).
Cioè la tesi di “Calabria Ora”, nascosta nel testo e dissimulata dietro una bella vagonata di fango nei titoli, è che chi critica la malapolitica poi non può chiedere nessun contributo alle pubbliche Istituzioni.
Una strana concezione del denaro pubblico hanno Petrassi ed i suoi compari, come se i soldi pubblici (e quindi dei contribuenti calabresi) fossero di proprietà dei politici, e che con quei soldi essi devono solo finanziare gli amici e gli amici degli amici, e i compari dei loro compari. Questo pensa Pablo Petrasso, questo evidentemente pensa “Calabria Ora”.
Evidentemente per loro è così, o così loro appare per ciò che vedono e toccano tutti i giorni che Iddio manda sulla terra.

Ma per fortuna per gli altri esseri umani che non appartengono in alcun modo alla “casta” non è così, e chi non porta gli occhiali distorti della commistione affari-politica comprende benissimo quanto questa tesi di “Calabria Ora” e del suo “giornalista” sia una sorta di bestemmia, perchè il denaro pubblico è dei cittadini, non dei politici che lo amministrano pro-tempore. Di tutti i cittadini, anche di quelli che aderiscono – purtroppo per Calabria Ora – a movimenti che sono irriverenti verso il Potere.
O forse per Petrasso e per il suo direttore i soldi dei calabresi devono a servire a finanziare solo gli amici dei loro amici?
Come nel caso del finanziamento pressocchè di pari importo – parliamo dei 15.000 euro – che il Consiglio Regionale ha erogato per pagare un sito internet afferente la realtà virtuale denominata “Forever”. Un sito che a prezzi di mercato costerebbe meno di un decimo di quanto è stato pagato, e che peraltro è vergognosamente morto sul nascere. Come mai “Calabria Ora” non ha speso una parola, ma che dico, un cenno di ciglia, per questo vero sperpero di denaro pubblico? Forse perchè era denaro erogato ad amici che non avevano osato criticare chi sperpera il denaro pubblico?
Perchè non ha sparato il mostro in prima pagina con tanto di foto, che ne so, di Bova o di chi si è intascato quella somma spropositata? Quello sarebbe stato giornalismo vero. Appunto.
E perchè “Calabria Ora” non ha battuto ciglio né penna per denunciare all’opinione pubblica le decine di migliaia di euro (si parla di oltre 40.000) che il Consiglio Regionale ha speso per dotare sempre quella realtà virtuale ed impalpabile chiamata “Forever” di un’emittente radiofonica chiamata “Radio Forever” che doveva essere la voce dei giovani antimafiosi calabresi e che invece manda in onda, desolatamente, sempre e solo musica a spese dei contribuenti calabresi che la stessa musica la sentono, gratis, da qualsiasi altra emittente?
E perchè “Calabria Ora”, che denuncia il fatto che una manifestazione di tre giorni con decine di migliaia di persone e di livello nazionale non avrebbe diritto ad accedere ai soldi “sporchi” della Regione, non ha scritto un rigo sugli enormi e sospetti sperperi di denaro pubblico da parte del Consiglio Regionale (parliamo del concerto di Ligabue, finanziato a nome del fantomatico “Forever” a Locri, si dice per 80.000 euro e per meno di mille spettatori), o per i circa 150.000 euro spesi sempre dal Consiglio Regionale per un altro fantomatico libro sui ragazzi di Locri, distribuito però non in Calabria ma a Roma? Ne sa niente di questo il direttore Pollichieni, che ora si scandalizza per i 15.000 euro richiesti dai ragazzi di “Ammazzateci tutti” a parziale rimborso delle spese che hanno già sostenuto, indebitandosi fino al collo, per una manifestazione che ha dato lustro alla Calabria, che è stata realizzata in Calabria, della quale ci sono on line i filmati e le foto e che ha avuto riconoscimenti ai più alti livelli istituzionali? Come si fa ad essere così in mala fede?

I calabresi oggi hanno potuto toccare con mano il fatto che la questione morale, in Calabria, non attraversa solo la politica o la magistratura, ma vede coinvolta anche, e pesantemente, l’informazione.
Non quella dei giornali che si vendono, ovviamente, ma quella dei giornalisti che si fanno comprare.
Ma questo è un altro capitolo, che apriremo quanto prima.

La redazione di http://www.perlacalabria.it

P.S.
A proposito di giornalismo: il pre-requisito per diventare giornalista non dovrebbe essere solo quello di saper scrivere, ma anche di saper leggere. Pablo Petrasso ha forse qualche piccolo problema in questo senso, visto che confonde una determina di Giunta con una Delibera di Consiglio Regionale.
Il che non sposta di una virgola il problema, ma è solo un’aggravante a sua ulteriore vergogna.

 

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One response

4 08 2010
giuseppe

…LA MAFIA SIAMO NOI…., ogni volta che chiediamo un favore , pur sapendo che non ne abbiamo diritto…ognio volta che, quando arriva una multa, chiamiamo all’amico dell’amico, ….ogni volta, che,. pur sapendo di avere torto, facciamo f……………inta di niente, e, se veniamo scoperti, caschiamo dalle nuvole, …ogni volta che, esercitando una funzione pubblica (…IMPIEGATI asl, comune, inps, ospedale, ecc…) invece di essere al reale servizio del cittadino, che è il nostro unico e vero datore di lavoro, gestiamo la situazione come esercizio di potere, quasi come se stessimo facendo un grosso piacere personale, e sottolineando ripetutamente che, in modo esplicito, ci aspettiamo…un ringraziamento adeguato, ….la mafia siamo noi, quando , pur potendo aiutare gli altri, fornendogli una corretta informazione, gestiamo la conoscenza come fatto privato, come nostra leva di potere…. LA MAFIA SIAMO NOI, quando invece di sentirci partecipi di una comunità solidale, ci faqcciamo i c…zi nostri….!!!!
e…volendo approfondire, quante volte ci siamo comportati in modo …mafioso…tacitando la nostra coscienza…pensiamoci….

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