ATTENTI ALLA CODA DELLO SCORPIONE, MA ORMAI E’ GIUNTO IL MOMENTO DI COMBATTERE LA BATTAGLIA FINALE PER LA LIBERAZIONE DELLA CALABRIA

11 10 2007

di Giovanni Pecora

L’aria era pesante da tempo, e specialmente dal 27 settembre, giorno della meravigliosa assemblea di migliaia di giovani di corpo e di spirito all’Auditorium Casalinuovo di Catanzaro organizzata dal movimento “E adesso ammazzaeci tutti” in sostegno del sostituto procuratore Luigi De Magistris, si cominciava ad avvertire in Calabria una strana tensione, quasi un boato sotterraneo sordo e cupo, premonitore che nelle viscere maleodoranti della “casta” calabrese qualcosa di molto pesante e molto potente si stava muovendo, come quando la lava di un vulcano si fa sentire prima che vedere nell’eruzione vera e propria.
I segni sono chiari: la “casta” calabrese, gli imperturbabili membri della cupola politico-affaristico-massonica calabrese stanno tremando sotto i colpi poderosi di una magistratura coraggiosa, di forze dell’ordine eroiche, di giornalisti onesti e veri, di una finalmente organizzata società civile e soprattutto di giovani che hanno deciso di dire “basta” a decenni di ingiustizie, e per la prima volta percepisce quell’oscuro presentimento di ‘fine del film’ che li ha visti protagonisti assoluti negli ultimi vent’anni. E hanno finalmente paura, perchè quei giovani bellissimi e generosi hanno strappato le loro maschere di finti democratici, ed ora sono nudi, schifosamente nudi di fronte all’opinione pubblica non regionale, né nazionale, ma addirittura internazionale.

I segni sono chiari: adesso è l’ora della reazione, scomposta e volgare anche in ragione del fatto che ormai, cadute le maschere, non è più possibile per loro fingersi tranquilli signori, e non hanno più motivo per nascondere i loro istinti bestiali di potere, di possesso, di bramosia di denaro, di disprezzo della dignità e, perchè non dirlo, della stessa vita umana.
Ed ecco venir fuori, come vomitati dalle viscere degli inferi, tutti gli strumenti diabolici della reazione: ecco quindi gli attacchi forsennati ai “nemici”, partiti come sempre dal vittimismo per darsi un alibi di brava gente costretta a dfendersi, e via via montati nella canea contro “l’antipolitica”, e poi contro alcuni ben individuati esponenti di questo variopinto e assolutamente pacifico cartello di partigiani della legalità che non solo non si sono voluti mai arrendere, ma che addirittura addesso hanno avuto il coraggio di portare la loro pacifica ma intransigente battaglia fin dentro il Palazzo.
E’ una reazione animalesca quella della cupola calabrese, violenta, che non disdegna di usare tutti i mezzi anche più infami pur di colpire mortalmente chi ha osato ribellarsi al suo potere, come abbiamo visto con il tentativo di isolamento di alcune donne meravigliose e coraggiose che da sempre hanno mostrato come sanno combattere le donne quando devono difendere i loro principi irrinunciabili, e parliamo dell’On. Angela Napoli e dell’Assessore regionale Doris Lomoro, che per la loro “ingestibilità” e per la loro dirittura morale sono un pericolo mortale per gli occupanti del Palazzo, e proprio per questo devono essere isolate ed esposte quindi ad ogni rischio, anche i più drammatici, se fossero veramente lasciate sole.
O come il tentativo di distruggere con ogni mezzo il movimento dei ragazzi di “Ammazzatecitutti”, che hanno subito di tutto, dalla querela per presunte diffamazioni da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto proteggerli, alla graziosa indicazione ad eventuali malintenzionati con tanto di nome, cognome ed indirizzo di casa del loro leader, Aldo Pecora, da parte del presidente del consiglio regionale calabrese Giuseppe Bova, fino all’utilizzo della più bieca diffamazione in diretta televisiva nei confronti di questo ragazzo coraggioso e generoso da parte di finte associazioni giovanili, le stesse associazioni che non avevano avuto pudore, nel loro tentativo di infiltrarsi nel movimento legalitario calabrese, di associarsi apertamente a oscuri personaggi chiaramente collegabili a strane massonerie e ad ancor più improbabili organi d’informazione, come un giornale che ormai non ha più neanche il pudore di nascondere almeno agli occhi dei lettori meno attenti il suo essere al servizio di “certi” poteri e pesantemente coinvolto, nella sua direzione, in incredibili conflitti di interesse con il gruppo di potere regionale che, indirettamente, ne finanzia la direzione.

E oggi giunge questa ennesima, drammatica, coraggiosissima, denuncia dell’On. Giacomo Mancini, un altro politico che da subito ha deciso da che parte stare in questa lotta di liberazione della nostra terra.
Ieri abbiamo veramente raggiunto l’inverosimile, in una escalation parossistica di violenze e intimidazioni: Giacomo Mancini denuncia clamorosamente che è stato “avvicinato”, in pieno stile mafioso, addirittura dal “direttore di un giornale calabrese” che, sono le sue parole, “mi ha detto di parlare a nome di un uomo di Governo che mi avrebbe fatto pagare le mie battaglie contro il malaffare e per l’antipolitica“.
E come se non bastasse Mancini, nella sua massima veste istituzionale di Parlamentare della Repubblica, e nel luogo della più Alta Istituzione democratica, cioè il Parlamento, ha preso la parola ed ha declinato più o meno queste espressioni in faccia all’esterefatto Bertinotti, sicuramente in cuor suo ammirato per il coraggio che comunque ha dimostrato questo giovane parlamentare calabrese: “In questi giorni sia io che altri esponenti del mio partito siamo oggetto di minacce di stampo mafioso, ed io in quest’Aula desidero dire che qualunque cosa dovesse succedere a me o a qualcuno dei miei compagni o addirittura dei miei familiari io ne riterrò moralmente responsabili Nicola Adamo (vice presidente della Giunta Regionale calabrese e leader dei Ds in Calabria, ndr), Franco Bruno (senatore dell’Ulivo, segretario regionale della Margherita calabrese, ndr), Salvatore Perugini (sindaco di Cosenza, Margherita, ndr), Franco Ambrogio (assessore comunale a Cosenza, già parlamentare PCI, ndr), Carlo Guccione (segretario regionale dei Ds in Calabria, ndr) e Damiano Covelli (capo gruppo Ds in consiglio comunale a Cosenza, ndr)“.
Personalmente confesso di essere rimasto agghiacciato da queste dichiarazioni, tanto da aver dovuto leggere e rileggere più volte il lancio d’agenzia che le riportava. Perchè a questo punto o l’On. Mancini è completamente impazzito (ma non mi pare abbia dato segni di squilibrio mentale), oppure siamo di fronte veramente alla battaglia finale tra il Bene ed il Male in Calabria.
E mentre aspettiamo di conoscere chi sia questo “direttore di giornale calabrese” che si sarebbe comportato esattamente come un mafioso delle nostre cosche, rimaniamo attoniti e molto, molto preoccupati per le decisioni che su questa vicenda vorranno assumere il Capo dello Stato, il Governo, il super Prefetto di Reggio Calabria, il Procuratore Nazionale Antimafia, il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e nello specifico anche il presidente dell’Ordine dei Giornalisti.
Perchè quello che sta succedendo in Calabria va veramente oltre la più fervida immaginazione: qui siamo in presenza di una vero e proprio “colpo di Stato”, e non vorrei – Dio ce ne guardi! – che come nei tragici copioni già visti in passato in situazioni simili, ad un certo punto spuntasse un ennesimo delitto eccellente o peggio ancora una strage che serva a distrarre l’opinione pubblica nazionale ed internazionale dalle vicende drammatiche che stiamo vivendo.
Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Signori rappresentanti delle Istituzioni democratiche, state attenti e vigilate scrupolosamente: qui in Calabria abbiamo dmostrato con i fatti che siamo già riusciti finalmente a passare all’Anno Uno.

Non permettete che il malaffare tenti il colpo di coda dello scorpione colpendo uno di noi, un magistrato, un carabiniere, un poliziotto, un giovane, un antimafioso, un parlamentare, un consigliere regionale, per sperare di far scendere la cappa di piombo della paura sui calabresi onesti, anche perchè questo, vi assicuro, non succederebbe.
Attenzione a che nessuno tenti il colpo di coda velenoso proprio per far esplodere quella rabbia popolare che cova sotto la cenere di decenni di ingiustizie, di sottosviluppo, di risorse economiche depredate, di fabbriche di illusioni e di una disperazione che deve preoccuparci tutti.
E’ vero, siamo a mani nude, piccoli eroi che lottano contro giganti potentissimi utilizzando solo le armi della legalità e della democrazia. Eppure stiamo vincendo, dopo una lunghissima ed estenuante lotta.
Noi possiamo farcela, ma voi non lasciateci soli, date strumenti alla nostra speranza, aiutateci a combattere la battaglia finale, la buona battaglia che ci porterà alla Liberazione dalla nostra atavica maledizione.

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