Qui Calabria, Anno Uno

7 10 2007

di Aldo Pecora* (pubblicato da Articolo21, www.articolo21.info)

Un passo in avanti la Calabria lo ha fatto: almeno ora dall’anno zero stiamo cominciando a segnare l’anno uno. L’Auditorium di Catanzaro collegato con la trasmissione di Michele Santoro, quello stesso auditorium che abbiamo riempito dentro e fuori con gli studenti catanzaresi lo scorso 28 settembre, è la risposta migliore che potessimo dare alla piazza vuota di Locri, a certa informazione ed a chi pensava di marciarci sopra.
Ed eravamo tutti lì, giovani e meno giovani, singoli cittadini, professionisti, associazioni e movimenti, eravamo lì a Catanzaro a difendere non tanto il procuratore De Magistris, quanto il principio di trasparenza ed etica nella gestione della cosa pubblica.
A parer mio stiamo “metabolizzando” le manifestazioni del dopo-Fortugno, la protesta sta maturando unitamente ad una sempre più ferma presa di coscienza collettiva fondata su un convincimento di fondo: la Calabria ha tanti problemi, ma sarebbe da stupidi banalizzare facendo passare il messaggio che è tutta colpa della ‘ndrangheta.  

Oggi la Calabria stia cominciando a sviluppare gli anticorpi per riuscire ad arginare lo strapotere affaristico-mafioso, ma non basta. Noi giovani ce la stiamo mettendo tutta, ma non nascondiamoci che, mentre dobbiamo rivendicare con forza il nostro diritto alla Speranza, abbiamo anche il dovere della Verità.
La ‘ndrangheta è solo la punta di un iceberg; la vera criminalità organizzata, in Calabria è quella dei colletti bianchi, di chi nel silenzio ha foraggiato la mafia calabrese mettendo uomini di fiducia nei posti che contano non solo organizzando il traffico della cocaina, ma costruendo un apparato di potere e di controllo del territorio interno alle stesse Istituzioni, approfittando del fatto che le attenzioni della migliore magistratura inquirente e della politica nazionale si concentravano solo su Cosa Nostra e sulla Sicilia dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio.

In una regione come la nostra, dove i silenzi uccidono, dobbiamo avere il coraggio di alzare alta la nostra voce contro tutto il torbido intreccio che sta uccidendo la nostra terra, senza fare sconti a nessuno. Oggi non possiamo parlare più solo di ‘ndrangheta, ma di vero e proprio “sistema”. Un sistema trasversale fatto di vere e proprie lobbies, di potentati occulti, e dei quali la ‘ndrangheta è semplicemente il braccio armato, tenuto in piedi da un intreccio perverso del quale, purtroppo, la politica e di riflesso l’economia calabrese non sono immuni. In Calabria la gran parte della politica è purtroppo malapolitica, prova ne sia che più della metà dei consiglieri regionali è inquisita, ed i reati ipotizzati arrivano fino all’associazione per delinquere; certamente sul piano giuridico sono ancora tutti innocenti, ma in una regione come la Calabria non ci si può più fermare all’asettico piano giudiziario: bisogna avere il coraggio etico di sollevare una intransigente ‘questione morale’ che non ammetta né deroghe né ipocrisie. Chi è entrato nel mirino della magistratura per reati di evidente gravità e pericolosità sociale deve avere la forza morale di farsi da parte fino a quando non avrà dimostrato, come ci auguriamo, la propria innocenza.

E’ una forzatura della democrazia, e lo capisco bene. Ma se vogliamo che la nostra gente ricominci ad avere rispetto della classe politica calabrese è proprio da qui, da questo gesto coraggioso e per molti versi anche generoso, che bisogna partire.
Oggi in Calabria non c’è concorso, assunzione, appalto, elezione su cui questi diabolici individui non cerchino di allungare le loro grinfie per indirizzarlo verso persone “grate”. E’ questo il vero apparato di potere “nero” che sta soffocando la Calabria, non la mafia. O almeno non solo la mafia.

C’è un reticolo di interessi occulti che va reciso con coraggio, altrimenti rischieremo solo di fare il soliti “utili idioti” con le nostre belle manifestazioni antimafia, con i nostri striscioni ed i nostri slogan. Belli, come i nostri ideali, ma drammaticamente inutili.
Chi non ha il coraggio di buttare a mare la zavorra che pesa anche sulla propria nave quando il mare è in tempesta è destinato irrimediabilmente a colare a picco con essa.
Se esiste “questa” ‘ndrangheta così pericolosa, così forte e così spietata solo in Calabria e non invece nelle ricche regioni del nord, dove questa si limita ad investire e dove “naturalmente” dovrebbe trovarsi un’organizzazione malavitosa che punta a gestire flussi enormi di denaro, allora il problema non è nella mafia ma nel resto della società calabrese.

Se la ‘ndrangheta ha la sua centrale operativa in Calabria è perchè qui ha le connivenze giuste, le giuste coperture politiche che non troverebbe altrove, i giusti incroci tra poteri massonico-politici che fanno della Calabria la regione a più alta densità di cosche mafiose e di logge massoniche rispetto a tutto il resto d’Italia.
Ecco perchè dobbiamo far sì che Luigi De Magistris possa essere libero di proseguire con il proprio lavoro, e che lo possa continuare a fare in Calabria. E’ oramai l’interprete di un malcontento e di una sete di giustizia che pervade tutto il popolo calabrese nonché in questo momento il simbolo di una regione che vuole rialzare la testa, davvero.

(*)Aldo Pecora
portavoce Movimento “Ammazzateci tutti”
www.ammazzatecitutti.org

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