Ma perché chiamare tutto ciò “primarie”? La nascita del PD rischia d’essere offuscata da un abuso lessicale poco simpatico

1 10 2007

di Guido De Simone (*)

A pochi giorni dall’elezione del leader dei “Democratici”, un appello a tutti i politici per la coerenza almeno nell’uso delle parole.
Eppure la novità di per sé già c’è. Far scegliere il grande capo del partito con una sessione di voto aperta ai comuni cittadini e non solo agli iscritti è già un’enorme “apertura” ed una vera ed eclatante novità da parte di un partito.
Ma allora, perché diamine attribuire ad una semplice elezione definitiva il termine di “primarie”?
In soldoni, le “primarie” sono una forma di votazione che serve a scegliere chi potrà essere candidato alle successive elezioni e chi no. Perciò avvengono subito PRIMA delle elezioni cui si riferiscono. Più tecnicamente, una “PRIMARIA” è la sessione di votazione che precede un’elezione (e si chiama così proprio perché avviene “prima” di essa, avviando il processo elettorale) per determinare a chi, tra tutti coloro che aspirano a rappresentare quella lista (aspiranti-candidati), sarà affidata: la singola candidatura (se per elezioni uninominali, con metodo maggioritario), o la presenza nella lista definitiva dei candidati (per elezioni plurinominali, con metodo proporzionale) nell’ordine corrispondente al numero di voti conseguito alla primaria. Se poi tutto questo avviene contemporaneamente per più liste elettorali, il termine si usa al plurale e perciò si parla di PRIMARIE. Ma nel caso di quanto si sta per svolgere il 14 ottobre 2007 tale termine, tanto meno al plurale, che c’entra? Viene spontaneo porsi la domanda: si tratta di “ingenuità ed ignoranza” oppure di “astuzia ed opportunismo”?

Ingenuità o ignoranza? Ipotizziamo che costoro “non sappiano”. Si potrebbe pensare che abbiano impropriamente scelto il termine “primarie” solo perché richiama l’episodio precedente della “Primaria dell’Unione” del 16 ottobre 2005 (consultazione allora correttamente definita al singolare, anche se solo a seguito di un opportuno richiamo in merito), forse sperando, scaramanticamente, in un ulteriore clamoroso successo.
Astuzia od opportunismo? Diciamo che, nel timore che il successo del 2005 non si ripetesse, è stato scientemente deciso di sfruttare il termine che più corrisponde ed ha fin qui corrisposto a qualcosa di “NUOVO” ed “INNOVATIVO” nella politica italiana. Tanto, specialmente in politica dove vige la cinica quanto patetica regola che “il fine giustifica i mezzi”, è ormai d’uso comune usare i termini al di là del loro vero significato, pur di sfruttare la reazione emozionale che essi possono suscitare nelle persone che si vogliono manipolare. – E allora, – ci si potrebbe essere domandati, – perché mai la più grande ed eclatante novità partitica del panorama politico italiano non dovrebbe insignirsi anche dell’uso fin dal suo primo giorno di vita delle celebratissime “primarie”? –
Ed ecco qui il “miracolo”: delle semplici elezioni interne in via definitiva diventano non solo “primaria”, ma addirittura “primarie”!

Che dire, se è “stupore” l’effetto che si desiderava, beh, ci sono riusciti. Ma non credano, gli organizzatori di questa truffa imbecille, che gli italiani siano tutti degli sciocchini facilmente manipolabili. Qualcuno ha capito, di certo chi sa usare il proprio cervello autonomamente e proprio in virtù di ciò è ascoltato da molti altri. Perciò, tutto questo non fa bene al nascente Partito Democratico. Affatto.

Mi permetto di definirla una tattica “imbecille” (dal latino imbellere: claudicare) perché in questo modo, invece della fierezza e dell’assoluta certezza dell’utilità di quanto si sta facendo nell’unire e trasformare una debole e litigiosa coalizione in una forte e coesa parte politica a cui gli elettori possano fare riferimento e su cui fare affidamento, questo comportamento denota e comunica una profonda insicurezza, come se sulla nascita del Partito Democratico aleggi una sorda paura di un fallimento e ci si attacchi a tutto pur di riuscire.

Eppure, la continua mistificazione è proprio uno dei peggiori difetti della politica vecchio stile, specialmente se all’italiana, uno di quei comportamenti che più danno decisamente fastidio agli elettori. Questo fin troppo frequente voler far passare tutto per quello che non è, facendo uso di meccanismi che travisano la realtà, la confondono con le “altre realtà” create ad arte, fino a rendere impossibile capire qual’è quella vera. Una mistificazione adottata sempre più spesso negli ultimi 15 anni, con l’arroganza e la tracotanza di chi sa che dopotutto non è attaccabile. Beh, tutto questo ha decisamente stufato gli italiani.
E allora? Perché un partito che sta per nascere con la dichiarata intenzione di voler essere un grande passo in avanti nella politica italiana, il cui stesso nome dovrebbe richiamare quanto di più “democratico” la politica possa offrire… perché mai non dovrebbe credere in se stesso e nel suo messaggio e sentirsi costretto a far un uso improprio e mistificatorio del termine “primarie” per definire una semplice elezione del grande capo aperta ai propri elettori che già di per sé è una grande novità?
Ma questi metodi non riguardano solo una parte politica, bensì l’intera “casta” politica italiana. Aleggia ancora nell’aria quella ben poco apprezzabile manfrina con cui alle ultime elezioni politiche nazionali i leader del centrodestra hanno voluto spacciare e sbandierare la scelta dell’eventuale candidato premier in base al numero dei voti conseguiti alle elezioni ordinarie come una “nuova” ed “alternativa” forma di “primarie”. Tanto per celare la loro incapacità o indisponibilità in quel momento ad effettuare una vera “primaria di lista”, seppure richiesta da buona parte della loro base ed auspicata dai loro elettori, se non altro per non essere da meno del centrosinistra.

Perciò, mi si permetta un appello generale.

Cari “politici” italiani, di qualsivoglia partito voi siate, lasciate che le PRIMARIE siano quello che sono. Non cercate di sfruttarne la freschezza e la forza innovativa per secondi fini, come per risolvere i vostri mal di pancia interni.
Lasciate che le Primarie siano uno strumento DEMOcratico, nelle mani del DEMOS, dei cittadini elettori, sotto forma di VERE PRIMARIE APERTE, istituite per legge e perciò secondo COSTITUZIONE, così come noi cittadini stiamo cercando di proporre.
Pur di non rinunciare ai rassicuranti meccanismi cui vi siete affezionati avete già perso l’occasione di cambiare tutto quando, nel 1993, vi abbiamo esplicitamente detto cosa non ci stava più bene… ed invece di farne un’opportunità per dimostrarvi dei grandi statisti al servizio del popolo, avete preferito rispondere picche ed arroccarvi nella vostra torre dorata.
Già da allora vi chiedevamo PRIMARIE “democratiche” e qualcuno di voi, pochi, ci ha risposto che non era il momento per simili “rivoluzioni copernicane”. Ed invece quello era proprio il primo ideale momento storico per fare un tale passo coraggioso e voltare pagina.
Non perdete anche ora l’occasione di darci retta. Non ce l’abbiamo con nessuno, vogliamo solo che la Costituzione sia realizzata in pieno e non solo in parte e siamo certi che la maggior parte degli attuali politici hanno senso civico e sapranno adattarsi ad una vera Democrazia.
Ma non ascoltarci anche stavolta potrebbe rivelarsi un errore fatale, per tutti gli italiani, voi inclusi.

Guido De Simone, e-mail: guidodesimone@primarie.org

(*) Guido De Simone, intellettuale ed imprenditore, ha fondato e gestisce aziende nella Distribuzione Organizzata, Servizi alle Imprese e Internet. Dopo gli studi in Economia, Marketing e Comunicazione si specializza in Psico-sociologia. Ha collaborato a vari progetti (formazione lavoratori in mobilità); è autore del primo intervento distrettuale anti-bullismo. È stato direttore del Dipartimento di Scienze del Comportamento per un’università npn statale, tiene corsi in materia e pubblica per varie testate. 
Da sempre attento ai processi socio-politici, dagli anni ’80 s’occupa di volontariato e contribuisce alla nascita di varie associazioni. Nel ’93, individuato nel potere di esprimere le candidature alle varie elezioni il “potere-chiave”, propone la soluzione: un modello innovativo di PRIMARIE consono alla nostra Costituzione. Vista la ritrosia dei vertici partitici, capisce che il cambiamento epocale derivante dall’istituzione per legge di PRIMARIE APERTE va raggiunto dal basso. Fonda quindi il “COMITATO PER LE PRIMARIE” che in 10 anni suggerisce le Primarie alla base di tutti i partiti come riscatto dallo strapotere dei vertici e discute ne i principi con 15.000 cittadini.
Dando seguito a tale contributo popolare, nel 2004 scrive la bozza della proposta di legge, la fa revisionare ad una commissione di esperti e crea la campagna VERSO L’ITALIA DELLE PRIMARIE che si prefigge di raccogliere le firme autenticate di almeno la maggioranza degli elettori italiani, trasformando l’iniziativa legislativa popolare in un “referendum propositivo di fatto”. Per garantire la visibilità dell’iniziativa ed un contatto diretto con gli italiani, da vita all’evento clou della campagna: la cosiddetta “Spedizione dei 1.001”.

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