“Non farò la fine di Craxi o Marco Biagi”

25 09 2007

Sfogo a Ballarò di Mastella: «Non ci sto ai linciaggi morali nei miei confronti. Non sono peggio degli altri colleghi al governo» 

ROMA – «Non farò la fine di Craxi, che se ne è dovuto andare in Tunisia, o di Marco Biagi». Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a Ballarò si sfoga e contrattacca quelli che lo indicano come simbolo della Casta, contro cui si scaglia l’omonimo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. «Non ci sto», dice a più riprese Mastella. «Ho visto un cartello nel vostro servizio con su scritto “Mastella ti odio”. Io non ci sto: perché l’odio? Cosa ho fatto? Io – insiste il Guardasigilli – non ho né più né meno degli altri ministri».
– «Non farò la fine di Craxi, che se ne è dovuto andare in Tunisia, o di Marco Biagi». Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a Ballarò si sfoga e contrattacca quelli che lo indicano come simbolo della Casta, contro cui si scaglia l’omonimo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. «Non ci sto», dice a più riprese Mastella. «Ho visto un cartello nel vostro servizio con su scritto “Mastella ti odio”. Io non ci sto: perché l’odio? Cosa ho fatto? Io – insiste il Guardasigilli – non ho né più né meno degli altri ministri».

Per carità, Clemé! Lungi da noi augurarci tutto ciò.
A noi non ce ne frega granchè che tu abbia fatto nominare tua moglie presidente della Regione Campania, un tuo figlio consulente del ministero delle Attività Produttive, ed una altro consulente legale di non sappiamo quale ministro.
Forse se li sono guadagnati con il loro valore queste nomine e questi incarichi, coem se anzichè il cognome Mastella portassero, chessò, quello di Rossi o Bianchi. Fingiamo di crederci, almeno, perchè non è questo il punto.
Noi ti chiediamo sommessamente se ti sembra legittimo che in una regione come la Calabria dove alcuni magistrati coraggiosi stanno cercando di metter mano alla cupola politico-affaristico-massonica che ha dirottato miliardi di euro che dovevano servire a far vivere meglio le nostre mogli, i nostri bambin, i giovani disoccuoati, gli anziani non autosufficienti, le famiglie monoreddito – dicevamo – se ti sembra legittimo che uno di questi magistrati tu abbia chiesto che venga trasferito, e che quindi le suddette inchieste possano subire se non affossamenti quantomeno mortali ritardi.
Questo ti chiediamo, Clemè. E poi per il resto, almeno per quanto mi riguarda, puoi pure andartene tranquillo dove vuoi.
O dove vorrebbero mandarti milioni di italiani, tu, la tua arroganza, la tua villa a forma di cozza a Ceppaloni, la tua casa di 25 stanze nel centro di Roma, i milioni di euro che hai succhiato da decenni dalle tasche di noi poveri cristi. E amen, Clemé.

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