Luigi De Magistris: un magistrato che disturba il manovratore

22 09 2007

Alcune considerazioni di Luigi De Magistris
(testo raccolto da Giacomo Amadori per “Panorama”)

“Noi stiamo in un periodo in cui a mio avviso il livello di corruzione e di malaffare del Paese, e non solo in Calabria, è ben più elevato di quello del 1992, 1993, di Tangentopoli, al di là del fatto che si voglia dare un’immagine di normalità.
Un’immagine che deve passare necessariamente attraverso il controllo della stampa e la soppressione dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura. Senza questi due passaggi non si riesce a raggiungere l’obiettivo di far apparire normale un paese che normale non è.

Dagli al giudice
Una volta si accusava la magistratura di utilizzare il maglio della carcerazione preventiva e della custodia cautelare per dettare l’agenda politica.
Attualmente c’è un’insofferenza fortissima addirittura nei confronti delle inchieste della magistratura penale, di quella contabile, un’insofferenza per la stampa che pubblica “fatti”. (…) Io credo che la magistratura, in parte, si sia già narcotizzata: non è, come nel 1992, in grado di contrastare in modo compatto il livello di corruzione così sistemico che c’è nel Paese.
Questo perché? (…) Innanzitutto per delle leggi che sono state fatte negli ultimi 15 anni che hanno indubbiamente reso più difficile non solo il percorso della giustizia penale, ma anche quello della giustizia nel campo fallimentare, nel campo civile eccetera. Ma non dobbiamo sempre dare colpe alla politica, perché se uno il magistrato lo vuole fare bene, anche con leggi sbagliate, può fermare l’illegalità.
Allora che cosa è avvenuto?
A mio avviso, è da segnalare un duplice aspetto. Innanzitutto la campagna di bombardamento contro la magistratura (che si è verificato soprattutto nella precedente legislatura, anche se non vedo grossi segnali di cambiamento), spinge sempre più i colleghi che entrano in magistratura, o quelli che magari ci stanno già da un pezzo e non hanno una schiena particolarmente dritta o non vogliono correre troppi rischi, a prendere le decisioni che creano meno problemi.
Nel diritto, come si sa, si può sempre interpretare.
Allora è meglio trovare la strada che ti evita l’esposto dell’avvocato, l’interrogazione parlamentare.
Stiamo andando verso una magistratura burocratizzata, che si gira dall’altra parte, che non vuole disturbare il manovratore.

Il caso Delfino e gli ispettori del guardasigilli
Recentemente ci sono stati dei casi che hanno colpito l’opinione pubblica. Il caso di Genova, per esempio, quello del ragazzo accusato di essere l’autore di un omicidio, lasciato libero, e che poi ha ucciso di nuovo. (…) A me ha spaventato questo: non appena c’è stata una fortissima ondata mediatica sull’argomento, immediatamente il ministro della Giustizia ha mandato, come fa spesso per la verità, degli ispettori a verificare la corretta interpretazione delle norme. A me perché spaventa questo? Perché se il magistrato ha sbagliato, ci sono gli strumenti per colpirlo in sede giudiziaria. (…) È molto pericoloso che un ministro della Giustizia ogni qualvolta ci sia una decisione impopolare vada immediatamente a sindacare quel tipo di interpretazione. Può creare in qualche modo un precedente. La magistratura si può sentire ancor di più intimidita.

Toghe al ministero
Perché la magistratura è in questo momento un po’ silente rispetto ai fatti che si stanno verificando? Io credo, per esempio, che troppi magistrati con il governo di centrosinistra si siano andati a sedere al ministero della Giustizia (…) magistrati che hanno ricoperto cariche importanti all’interno dell’Associazione nazionale magistrati, del consiglio superiore della magistratura. Perché, con il cambio di governo, magistrati di cultura democratica della sinistra giudiziaria, così come magistrati di cultura più conservatrice, della cosiddetta destra giudiziaria, sono andati immediatamente a sedersi nelle stanze del potere esecutivo? Forse perché il nemico era passato? Questo mi fa riflettere. Perché a fronte degli attacchi violenti che hanno subito alcuni magistrati, come per esempio la collega Forleo, ma anche altri, io ho verificato un silenzio della magistratura associata. Perché questo è pericoloso? Perché talvolta espone il singolo magistrato a doversi difendere pubblicamente, sulla stampa. Questo non dovrebbe mai accadere, perché, è una regola, l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura dovrebbero intervenire ogni volta un magistrato venga denigrato o attaccato nell’esercizio delle sue funzioni.

Il vanesio
Un altro aspetto che io credo vada sfatato è il rapporto che spesso viene ritenuto illecito o comunque anomalo tra magistrati e giornalisti. (…) Il problema è che si vuole evitare che la stampa possa pubblicare e far conoscere fatti di cronaca. (…) In ogni caso io ho sempre pensato che vada criticato fortemente e contrastato (…) il giudice vanesio, il giudice che cerca un consenso senza sostanza, cioè il giudice che sfrutta il proprio lavoro in modo strumentale per avere una notorietà o magari fare una carriera politica o altro. (…) Qualcuno provocatoriamente potrebbe dire che noi dovremmo arrivare al punto che non si dovrebbe parlare più del pm “Mario Rossi”, ma parlare della procura della Repubblica e del procuratore della Repubblica. Ma perché questo non avviene? (…) Evidentemente c’è un problema di affidabilità e di credibilità per alcune istituzioni, in particolare in Calabria, nella loro interezza, e perciò si tende a identificarle con delle singole persone. Questo a lungo andare danneggia proprio quella persona fisica perché la sovraespone, la pone in una condizione di difficoltà e di aggredibilità, una cosa che a quella persona non può fare piacere. In conclusione spero che (…) le persone, la cittadinanza, possano vigilare con la consapevolezza che la libertà di stampa, così come l’indipendenza della magistratura, sono due baluardi dello stato di diritto”.

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