Delitto Fortugno, il Pm: «Omicidio politico-mafioso contestualizzato nelle elezioni regionali della primavera del 2005»

13 07 2007

Via libera alla costituzione di parte civile da parte dell’Asl di Locri, bocciata quella dei “Ragazzi di Locri”
La relazione del pm Colamonici durante la seconda udienza del processo

di Francesco Tiziano
(da “Il Quotidiano della Calabria”)

LOCRI – Pochi concetti che vanno dritto al cuore del teorema accusatorio.
Nella relazione introduttiva dell’accusa, il pm antimafia Marco Colamonici, esibendo un invidiabile dono della sintesi, tratteggia lo scenario del delitto Fortugno puntualizzando: «L’omicidio di Francesco Fortugno è un delitto politico-mafioso che va contestualizzato nelle elezioni regionali della primavera del 2005».
Ed ancora: «L’ufficio di procura continuerà la sua attività d’indagine per individuare ulteriori livelli di responsabilità e per acquisire nuovi elementi di prova». Tocca allo stesso Marco Colamonici rintuzzare il primo, immediato, scontro dialettico, dai toni vivaci ed a tratti energici, all’apertura del dibattimento del processo Fortugno. Accusa e difesa, già dalla fase delle eccezioni preliminari, si piantano su posizioni diverse e si concedono affondi al vetriolo.
Ad innescare la polemica è la formale presentazione di un supplemento di indagini da parte del pm Mario Andrigo. Pochi documenti che stroncherebbero l’alibi di Giuseppe Marcianò, il giovane di Locri che il 16 ottobre 2005, proprio mentre a Palazzo Nieddu entravano in azione i killer per giustiziare il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, sarebbe stato in un centro commerciale di Cinquefrondi impegnato a fare shopping con la famiglia. Due relazioni dei poliziotti della Squadra mobile di Reggio Calabria indicherebbero i tempi di percorrenza per coprire in automobile il tratto Cinquefrondi- Locri e i risultati di  un rilevatore Gps installato sulla macchina dello stesso Giuseppe Fortugno.
«Due atti nulli o inutilizzabili perché effettuati in assenza dell’imputato o del suo difensore e successivamente  ai termini di indagini preliminari» chiosano con vigore gli avvocati Antonio Managò e Menotti Ferrari, difensori di Giuseppe ed Alessandro Marcianò. Difesa ed accusa si scontrano su date, invio di mail e termini temporali di deposito degli atti giudiziari. «Qualcuno ha voluto fare il furbo, ma le bugie hanno le gambe corte» attacca la difesa dei Marcianò.
Il pm Marco Colamonici respinge al mittente ogni battuta polemica e chiarisce: «Le date ufficiali sono quelle registrate alla segreteria del pubblico ministero ». Rimane la contestazione, appuntata con attenzione e zelo del collegio della Corte d’Assise di Locri (presidente Olga Tarzia, giudice a latere Angelo Ambrosio). Al vaglio della Corte rimangono le altre eccezioni preliminari.
L’accusa eviterebbe di far sfilare sul banco dei testimoni alcuni giornalisti indicati dalla difesa – un cronista che per primo indica la pista rumena come alternativa alla matrice politico-mafiosa del delitto Fortugno – mentre la difesa vorrebbe portare in Assise a Locri il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e il presidente della commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione in merito alla recente audizione del capo della Dna che avrebbe etichettato «come poco attendibili ed affidabili i due pentiti del caso Fortugno, Bruno Piccolo e Domenico Novella, per accertare i supremi livelli nei quali è stato deciso il delitto del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria».
Eccezioni che il presidente Olga Tarzia si è riservata di decidere in coincidenza con la prossima udienza: fissata al 20 luglio, sciopero dei magistrati e dei penalisti permettendo. Ed aggiunge: «Rispetteremo la volontà dei detenuti. In ogni caso prima della pausa estiva celebreremo almeno altre udienze, il 25 e 26 luglio. Un piano di lavoro preciso potremo disporlo soltanto alla ripresa». Saranno almeno trecento i testimoni citati, tra accusa e difesa, nel processo Fortugno.
Nomi eccellenti, politici soprattutto. Le liste sono state puntualizzate ieri, anche se il nodo da sciogliere riguarderebbe l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, e il leghista Roberto Calderoli. Sciolta ogni riserva sulla costituzione di parte civile. Via libera all’Asl di Locri, decisione contestata fortemente dal penalista Eugenio Minniti «perché l’Asl di Locri è stata commissariata per reati diversi rispetto al contesto in cui sarebbe maturato il delitto Fortugno; reati che sarebbero stati commessi da alcune presunte cosche di Reggio Calabria», e bocciatura in tronco (anche con l’ok dell’ufficio di procura) per l’associazione “I ragazzi di Locri-E adesso ammazzateci tutti» perché costituitasi dopo l’omicidio Fortugno.
No alle telecamere, infine, per riprendere il dibattimento: «per esigenze di carattere logistico» spiega il presidente. Il processo per l’omicidio Fortugno è ormai entrato nel vivo. Compreso il puntuale blitz del postino delle ‘ndrine che recapita nelle stesse ore in cui si incardina il processo la quinta lettera carica di minacce di morte alla vedova Fortugno, l’onorevole Maria Laganà.

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