LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI REGIONALI SULLA VICENDA DI CAVALLERIZZO

8 07 2007

di Carlo Calabria

(RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO)

Scrivo per porre l’attenzione su un grave problema che affligge una popolazione, 300 persone, di un piccolo centro della provincia di Cosenza, Cavallerizzo balzato alle cronache nazionali il 7 marzo 2005 per una frana che lo ha spazzato via quasi completamente; la frana ha portato via con sé i sogni, le aspettative, i sacrifici di una vita dei suoi abitanti.

Nei quindici giorni successivi al tragico evento, tutte le televisioni e i giornali si sono interessati facendo vedere anche i più piccoli dettagli, si sono fatti tanti servizi e collegamenti dal sito; poi tutto è finito, si sono spenti i riflettori e siamo caduti nell’oblio come spesso succede nel nostro Paese. La frana ha portato via non solo i sogni e i sacrifici della popolazione ma ha separato fisicamente anche i paesi limitrofi, perchè l’unica arteria provinciale, Torano – S. Marco Argentano (detta anche “Degli Appennini”), ha subito gravi danni; infatti per più di un anno i collegamenti fra i piccoli centri sono stati assicurati da una strada, che definirla tale risulta anche eccessivo.

Nonostante, immediatamente dopo l’evento, sia stato stanziato e consegnato un finanziamento apposito (212.000 euro), solo dopo tanto tempo è stata progettata una bretella di collegamento che avrebbe dovuto rendere più rapidi gli spostamenti ma ancora oggi non risulta asfaltata; tale circostanza comporta notevoli disagi, soprattutto nel periodo invernale, poiché la natura argillosa del fondo stradale non consente il defluire delle acque.

Quest’ultimo particolare è solo la punta dell’iceberg  di quello che ha provocato la frana di lunedì 7 marzo 2005, perché alla base di tutto c’è una profonda diversità di opinioni e una netta spaccatura  tra gli abitanti della frazione, tant’è che  oggi si hanno tre schieramenti che sono sintetizzati nel seguito:

1. un’amministrazione comunale cieca e sorda alle istanze della popolazione;

2. un comitato di cittadini, creatosi all’indomani della frana che ha sopperito alle lacune dell’amministrazione comunale, facendo da filtro tra la popolazione e gli enti coinvolti;

3. la popolazione rimanente.

L’assenza di operazioni risolutive al problema della frana in loco, hanno portato alla decisione della delocalizzazione dell’intero centro in altra sede, sollevando pertanto diverse critiche; ciò nonostante la progettazione della nuova Cavallerizzo è andata avanti con non poche difficoltà per le decisioni da affrontare. In tale contesto il comitato, nel difficile ruolo di interlocutore tra progettisti e popolazione, ha svolto lavori di ricognizione, misurazione e rielaborazione dei dati. Purtroppo da svariati mesi non c’è più comunicazione tra le parti, vi è un alone di mistero, un dire non dire. Tutto ciò che il comitato ultimamente attua non è approvato dall’intera popolazione ma solo da una parte di questa. Il percorso intrapreso, infatti, ha portato ad una certa diffidenza e un allontanamento nella maggior parte della popolazione che è sempre più demoralizzata e sfiduciata per la mancanza di risposte dei soggetti preposti alla progettazione, dell’amministrazione e soprattutto del comitato cittadino.

Le informazioni relative alla progettazione del nuovo centro risultano frammentarie  e poco esaustive. Per l’intera ricostruzione, comprensiva della zona industriale, erano stati stanziati 37.6 milioni di euro che avrebbero dovuto garantire un centro con le medesime caratteristiche di quello andato perduto e nello stile del luogo, invece quello che viene definito il “MODELLO CAVALLERIZZO” risulta essere, dalle scarse notizie pervenute, un villaggio senza anima e carattere. Queste case avranno un camino?, Un balcone?, Un giardino?, O garantiscono solo un riparo dalla pioggia?

La vecchia Cavallerizzo chiaramente non potrà rinascere ma è importante che la dignità dei suoi abitanti non vada perduta anch’essa nel fango che l’ha travolta.

A questo punto probabilmente è difficile poter cambiare un destino già segnato ma potrebbe essere sufficiente per la popolazione condividere le ultime fasi della progettazione, per conoscere quale sarà il futuro della loro vita in quel luogo.

A distanza di due anni, quindi, si chiede alle istituzioni più visibilità e risorse affinchè l’ennesima tragedia non si trasformi nell’ennesima opera incompiuta.

Carlo Calabria

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