Lombardi e De Magistris davanti al Csm

4 04 2007

da “Il Quotidiano della Calabria”  del 4 aprile 2007

La sede del Csm a RomaCATANZARO – Non hanno retrocesso dalle rispettive posizioni. E così lo scontro in atto all’interno della Procura di Catanzaro si fa ancora più diretto.
Il procuratore Mariano Lombardi da una parte e il sostituto procuratore Luigi de Magistris dall’altra. Al centro l’inchiesta “Poseidone”, sui presunti illeciti nella gestione dei fondi della depurazione in Calabria. Inchiesta che il primo ha ribadito ieri ai giudici del Csm di aver revocato al suo sostituto per non averlo quest’ultimo preventivamente informato sugli sviluppi degli accertamenti, sfociati, la settimana scorsa, in un avviso di garanzia a carico del senatore azzurro Giancarlo Pittelli per riciclaggio e appartenenza ad una loggia massonica segreta.
«Per salvaguardare l’inchiesta», ha spiegato a sua volta de Magistris alla prima commissione del Csm, riportando l’attenzione proprio sui legami tra Lombardi e Pittelli e sulla presenza di una talpa in Procura che, tempestivamente, avrebbe avvisato gli indagati di turno sul punto delle indagini.
Legami di amicizia che il procuratore capo non ha rinnegato, decidendo anzi per questo motivo di astenersi dal condurre l’inchiesta che, a questo punto, resta nelle mani del suo vicario, Salvatore Murone. Un magistrato che, tuttavia, non è stato risparmiato dalle accuse lanciate da Luigi de Magistris, sia in una nota contenente delle osservazioni destinate al Csm sia in una vera e propria denuncia presentata alla Procura di Salerno (competente ad indagare sui magistrati in servizio a Catanzaro), tanto che l’organo di autogoverno sta valutando l’opportunità di acquisire l’intero fascicolo che, pare, vada a coinvolgere anche altri magistrati della Procura di Catanzaro.
Una circostanza che ha indotto la prima commissione del Csm a fissare una riunione per giovedì prossimo, proprio al fine di valutare l’opportunità di convocare questi magistrati, acquisendo nello stesso tempo i risultati dell’ispezione ministeriale svolta nei mesi scorsi negli uffici giudiziari calabresi e sfociata in una relazione di fuoco in cui gli 007 di via Arenula definiscono la Procura del capoluogo un “verminaio maleodorante”. E di “un luogo dove si respira un clima molto pesante, nel quale il più delle volte mi sono dovuto guardare più da chi avrebbe dovuto essere dalla mia parte”, ha parlato anche Luigi de Magistris che, in una recente intervista rilasciata al Quotidiano, si era ironicamente definito “socialmente pericoloso”, facendo riferimento ad un atteggiamento ostile nei suoi confronti che, del resto, è stato comprovato anche dalla revoca del fascicolo su Poseidone. Iniziativa che dimostra come l’inchiesta aveva raggiunto un livello altissimo, ha commentato Luigi de Magistris, parlando di un sistema giudiziario non estraneo al sistema di potere. A supporto di tale affermazione una serie infinita di intercettazioni, tra le cui righe il magistrato e gli investigatori che hanno lavorato a stretto contatto con lui hanno ritenuto di individuare le strategie messe in atto per insabbiare l’indagine, dando adito ai sospetti sui legami intercorrenti tra indagati ed alti esponenti dell’Ufficio di Procura che, oggi come mai, si trova al centro di una stagione di veleni difficile da superare.

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4 04 2007
admin

Vicenda Procura di Catanzaro
Il Prc: «Pericolosa la svolta autoritaria nella Procura»

Il PRC difende l’autonomia della magistratura, “soprattutto quella che compie fino in fondo il proprio dovere”.
Ad intervenire su “Poseidone”, definendola “inchiesta delle inchieste” è il capogruppo di Rifondazione alla Provincia di Catanzaro, Pino Commodari, il quale rammenta , “l’intreccio soffocante e perverso tra politica, di centrdestra ed in parte di centrosinistra, impresa, criminalità, massoneria, apparati dello Stato e colletti bianchi, teso a controllare ingenti finanziamenti pubblici ed a condizionare la stessa politica, la pubblica amministrazione, l’economia e la gestione degli stessi appalti”.
“Ci inquietano gli attacchi rivolti a quella magistratura coraggiosa – afferma Commodari -. Ma ancora di più ci allarma il pericolo di una svolta autoritaria, la cui prova consisterebbe nell’aver tolto questa indagine a chi fino ad oggi l’aveva seguita”.
(fonte: http://www.ilquotidianocalabria.it/articolo.asp?nomefile=07-qa7-0404-art_3.txt)

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