“Ammazzateci tutti” colpisce ancora… gli intellettuali

24 03 2007

Umberto Galimberti, professore di Antropologia Culturale, ordinario di Filosofia delle Storia dal 1999 all’università Ca’ Foscari di Venezia. Scrittore di rango, le sue opere sono tradotte in tutte le lingue. Squisito giornalista, collabora con diverse testate. Intellighenzia di spicco, intellettuale indipendente e maestro di vita.
Con Umberto Galimberti l’Agenzia di Stampa “News Italia Press” lancia uno sguardo alla società italiana e non solo di oggi.
E, sorprendentemente, tra le domande appare un riferimento ai ragazzi di “Ammazzateci tutti”.
Al di là dell’interpretazione del professore del messaggio che parte dallo striscione, che possiamo o meno condividere, rimane inconfutabile l’ennesima conferma di quanto sia centrale il Movimento dei ragazzi nella sociologia di liberazione della nostra terra, laddove essi sono ormai immortalati in tesi di laurea, lezioni universitarie, dissertazioni culturali ed antropologiche.
Alcuni tra noi hanno manifestato insofferenza verso l’attenzione che la “Rete” ha sempre dato a questa sua componente: ma guarda caso non passa giorno in cui non ci sia prova di quanto quella posizione di insofferenza (inspiegabile, se non con sentimenti negativi) sia sintomo di incapacità di sintonizzazione culturale con ciò che trasferisce dalla sterile elucubrazione intellettuale ad una realtà effettuale la nostra lotta sociale e politica.
E’ in fondo la malattia di molta sinistra ‘radical-chic’, che ha fatto più danni alla lotta di emancipazione delle classi subalterne della stessa protervia delle forze della conservazione.
Noi certamente a volte rischiamo di apparire un po’ esagitati nel nostro agire matto e disperatissimo nel desiderio di cambiamento.
Ma non c’è dubbio che rimanere ancorati a certe posizioni di esasperante lentezza di percezione e reazione ai fatti quotidiani finirà per farci morire. Come forse alcuni sperano (o speravano).

GP

da “News Italia Press” del 21 marzo 2007

[…] “I giovani calabresi, in occasione dei fatti di sangue di Locri, confezionarono uno striscione: ‘Adesso ammazzateci tutti’. Cosa vuol dire?
Era rivolto alla ‘ndrangheta o anche alle istituzioni? Ma io direi che fondamentalmente c’è una profonda, inevitabile dignità a dichiarare ad alta voce la complicità tra la dimensione mafiosa e la dimensione politica perché è assolutamente impossibile che la mafia possa muoversi con quella capacità in cui si muove, senza l’appoggio politico e, finché la politica non interromperà questa relazione perversa con il mondo mafioso, allora la mafia non potrà che continuare ad esserci per cui lo striscione di quei ragazzi non è “estetica della disperazione” ma un atto d’accusa non solo nei confronti della mafia ma anche nei confronti della politica che non disdegna di approfittare anche di questo fenomeno. E’ una provocazione, se non volete che ci ammazzino tutti, intervenite e fate qualcosa”.

(fonte: News Italia Press http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=269&info=134014)

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