Quanti “briganti in colletto e cravatta”

27 02 2007

di Rosanna Scopelliti 

Alla luce delle ultime viscide vicende, non posso fare a meno di chiedermi cosa voglia dire operare nell’antimafia oggi, e, soprattutto: Se vogliamo fare in modo che la nostra Calabria abbia un futuro, contro CHI e COSA dobbiamo lottare?
Può sembrare banale, ma l’interrogativo è più che lecito se vogliamo soffermarci ad analizzare quello che sta avvenendo, da oltre un anno, proprio tra noi cittadini che abbiamo scelto (con coraggio e forse con eccessivo ottimismo) di cambiare le mentalità e la nostra terra.
Inizialmente infatti, con molta ingenuità, ci si è armati di voce e striscioni e si è scesi in piazza convinti di dover lottare solo contro quella mafia di strada che tanto spadroneggia nei vari paesi. E si tacciavano a dito i ‘mafiosetti’ di zona, quelli che chiedono il pizzo, che strizzano l’occhio ai compari e che pretendono rispetto incondizionato condizionando le vite dei cittadini che, per evitare guai e seguire la tacita legge del “fatti i fatti tuoi che campi cent’anni”, si girano dall’altra parte subendo silenziosamente la violenza e le ingiustizie nascondendosi dietro un timoroso: “Sono cose che capitano, ma non è mafia!”.
Così, da bravi e convinti antimafiosi decisi a ristabilire la pulizia in una terra che di fango ne sta vedendo ben troppo, ecco che si è tentato di spiccare le prime denunce verso quelli che erano i vecchi compagni di giochi e che adesso scorrazzano in Mini Cooper tra le strade sconnesse del paese, ricoperti di soldi da capo a piedi.
Poi, sempre perché si crede nella forza delle parole più che in quella delle “bombe” ci si è  convinti che non bastano le manifestazioni e che bisognava catalizzare l’interesse di tutto il Paese verso quella che è la situazione calabrese: un vero caso regionale di paradossi ed impunità.
Così, armati ancora una volta di ottimismo e voglia di gridare, ci si è ritrovati sui mezzi più dimessi della Trenitalia diretti a proprie spese verso ogni dove per ‘evangelizzare’ i coetanei e cercare di sensibilizzarli nei confronti di un problema che non è solo calabrese, ma di tutta Italia. E, SORPRESA!!! Questi giovani non solo hanno ascoltato, ma hanno scelto di essere parte di quei magnifici sognatori antimafiosi che hanno a cuore l’impegno sociale più che i loro stessi interessi.
Che bello, si può dire allora rientrando a casa, non siamo solo noi giovani calabresi a sentire il problema, ma siamo in tanti e da tutta Italia.
Intanto nella nostra terra, con grande pomposità, i giovani antimafiosi, venivano osannati e tenuti in palmo di mano da avidi politici e giornalisti pronti ad incensare chi era loro indicato dal potere sovrano…Ed ecco il boom dei Giovani di Locri!
Quante belle parole sono state dette su di loro, quanti applausi hanno scatenato, quanto lustro hanno dato ad un Consiglio Regionale che non aspettava altro che nuovi pretesti su cui investire ingenti somme di danaro pubblico!
E poi? Cos’è successo poi?
Come mai oggi alcuni di quegli stessi giovani si trovano attaccati e querelati dallo stesso Presidente del Consiglio Regionale che tanto ne aveva esaltato le doti?
Facciamo un passo indietro e torniamo ai giovani entusiasti antimafiosi che nel giro di pochi mesi hanno saputo concentrare l’attenzione di gran parte del Paese sul problema Calabria. I ragazzi del Movimento Ammazzateci tutti.
Questi giovani, impegnandosi attivamente sul problema ‘Ndrangheta, hanno capito che le denunce verso i mafiosetti non sarebbero bastate perché erano solo la punta di un iceberg e che il problema reale era ben altro e ben più grosso e radicato…Mafie, Massonerie, Mala politica… “Briganti in colletto e cravatta” per intenderci e per riprendere un precursore di tanti problemi odierni!
Così, di nuovo armati della forza della gioventù, della sana incoscienza, e della buona fede ecco i nostri antimafiosi decidere di porsi come massa critica di una parte di politica sempre più falsa ed ambigua alla quale si chiedeva, sin dall’inizio, di operare scelte etiche e coerenti con i principi che si sposano quando si intraprende, appunto, la vera ed onesta carriera politica.
E si è iniziato a chiedere conto di scelte strane, di soldi che non si capiva che fine facessero, di Consiglieri Regionali indagati e via dicendo…fino alle strumentalizzazioni perpetrate ai danni di ragazzi che volevano sì, ingenuamente combattere la mafia, ma che ahimè, intercettati dalle lusinghe e dalle “facilitazioni lavorative” offerte dai potenti di turno, hanno ben preferito di operare un’antimafia di parata prestando i propri volti e non solo ad alimentare un’immagine di Calabria in incosciente…via di sviluppo.
Molto comodo, non c’è che dire. E soprattutto molto vantaggioso, del resto si sa, chi morderebbe la mano di chi gli offre da mangiare? Che importa se a parole si dice di combattere quella stessa mano?
Da qui inizia quella che è cronaca, per quanto falsata e taciuta da molti media regionali, degli ultimi mesi.
Perché come per incanto ho visto i ragazzi del Movimento sempre più isolati e screditati, non solo da un Presidente del Consiglio Regionale ormai in declino (più del 50% dei Consiglieri indagati e invece di bacchettare i suoi, si occupa di querelare un Movimento Antimafia ed il suo Portavoce?!? Ha dovuto aspettare di essere ripreso da Grasso e dai magistrati della DNA prima di rendersi conto della gaffe che ha fatto fare a tutta la Calabria…Signor Bova!!!), ma anche dai media regionali che, per puro dovere di cronaca sarebbero dovuti stare al fianco di questi ragazzi e seguirli nelle loro iniziative e nelle loro trasferte, più che riprendere notizie futili o folkloristiche.
Signori giornalisti, quello che hanno fatto i ragazzi del movimento in quest’anno è CRONACA e, se non sbaglio, il dovere di cronaca dovrebbe essere tra i primi punti del vostro codice etico. Quindi perché non dare loro il giusto spazio?
Ormai però lo stiamo imparando, anche i mezzi di stampa visiva e non in Calabria sono assoggettati a… “90 gradi” ai vari poteri.
Del resto il boicottaggio è sempre stato palese, soprattutto durante le settimane precedenti e seguenti la Manifestazione Nazionale contro tutte le mafie promossa ed autofinanziata dal movimento a Reggio Calabria: oltre le volenterose TV private, nessuno che si sia degnato di dare uno spazio più o meno grande per una notizia che riguardava non il Burkina Fasu, ma la nostra stessa regione!!!
Nemmeno alla luce della concessione dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e del messaggio di incoraggiamento del nostro Presidente Napolitano, i nostri silenziosi giornalisti hanno ritenuto opportuno dire una parola.
Così i Calabresi non hanno avuto il diritto, dopo che pagano regolarmente il canone di essere informati di quello che succede tra le loro strade.
Complimenti, davvero!
E poi, perché più si va avanti più questa storia assume tinte oscure di Tacitiana memoria, ecco il culmine della follia: la notizia-‘bufala’ diramata dall’ANSA, e strumentalmente, nonché immediatamente ripresa da qualche giornale e TG, in cui si diceva che i partecipanti alla manifestazione erano non più di 500 (solo 1000 erano stati contati dalla Questura), notizia smentita nel modico tempo di 3 ore dopo non so quanti solleciti!
Ma non finisce qui!
Mica è semplice la vita dell’antimafioso. Mica abbiamo poltroncine al ministero noi!
Ecco apparire tra le colonne del notoriamente libero e “d’assalto” giornale Calabria Ora un articolo stroncatorio per questi giovani ingestibili (perché è lì che sta il nocciolo della questione) di Ammazzateci tutti in cui si parla di “Manifestazione flop”, di “Antimafia che deve tornare ad essere una cosa seria” e via dicendo. Giuro che io stessa ero stupita leggendo tanto astio gratuito, ma poi ho visto la firma del capolavoro di servilismo giornalistico ed ho iniziato a capacitarmi di ciò che stavo leggendo! Niente di nuovo sotto il sole.
Strano che non si parli di “flop” però quando l’antimafia foraggiata e quindi filogovernativa organizza, a spese dei contribuenti, concerti e festicciole snobbate dai cittadini anche se promosse in tutte le salse. No, giusto, quello si chiama forse “piccolo inconveniente”! E dai…sono ragazzzzzzi!!!
Sorvoliamo.
Comunque i ragazzi del movimento sono abituati alle critiche ed all’ostruzionismo, anche quando proviene da invidiosi coetanei, anche quando viene da parte delle Istituzioni…
Come dimenticare infatti il Sindaco di Locri, che, qualche giorno prima della manifestazione, intervistato da una TV privata riguardo il prossimo svolgimento di quest’ultima risponde fumosamente, cambiando argomento ‘di palo in frasca’… perché evidentemente le cose importanti erano altre!
Si è così giunti alla cronaca di un paio di giorni fa. Forse davvero il clou dei clou, quello che, per dirla con Lucarelli (anche se non possiedo il suo stesso charme) “ Se fosse un romanzo, adesso salterebbero fuori  gli onesti cittadini e si indignerebbero. Invece no, non è un romanzo, ma la semplice Calabria.”
Ed è proprio sulle pagine del quotidiano calabrese Calabria Ora che si è consumato l’ennesimo atto di vandalico screditamento del Movimento Ammazzateci tutti, nella figura, guarda caso, tanto per cambiare, del suo Portavoce, Aldo Pecora!
Ma, badate bene, non si tratta della solita minaccia di querela o accusa di protagonismo, eh no! Si tratta di puro gossip descritto, tramite la penna di Petrasso, dai Bonnie e Clyde di turno (ex appartenenti al Movimento ed allontanati per gravi motivi etici), un gossip tanto velenoso quanto fine a se stesso mirato a screditare non solo Aldo, ma addirittura la sua famiglia..
E sapete quante colonne ha occupato questa esternazione di odio? DUE PAGINE DI MONITOR con tanto di richiamo in prima pagina!!!
Voglio dire…Tanto spazio non lo ha mai avuto nessuno. E soprattutto mai si è visto che a tante accuse non si sia dato nemmeno il diritto di replica! Allora, capisco che uno il codice deontologico lo voglia mettere sotto i piedi, ma anche quello giuridico?
Calabria Ora è andata contro la legge!
E allora, alla luce di questi fatti, per tornare all’entusiasmo antimafioso di un anno e mezzo fa, contro chi e cosa dobbiamo lottare?
Chi è che gestisce la Calabria e la mafia calabrese? Chi c’è dietro alla censura dei media regionali? Quale tacito accordo c’è tra i “Poteri forti” della nostra regione?
E, soprattutto: Quanto è sottile il confine tra Mafie e Massonerie…deviate?
 
La cosa che però, nonostante tutto questo buio, mi rallegra, è che per fortuna noi ragazzi ci siamo contati, e siamo tanti, e siamo vivi, e siamo uniti.
Il movimento ha tanti volti e nessuno di noi è disposto a sopportare che venga attaccato anche solo uno di noi.
In questo momento noi siamo Aldo e la sua famiglia e se hanno il coraggio, i Signori Gullace e Raschillà, o chi per loro, attacchino TUTTI noi, uno per uno. Tanto i nostri nomi e le nostre facce le conoscono.
 
Intanto colgo l’occasione per esprimere ad Aldo e Giovanni tutta la mia solidarietà, sicura che con me saranno anche tutti gli aderenti alla Rete per la Calabria.

Rosanna Scopelliti

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2 responses

28 02 2007
vincenzo monardo

complimenti ragazzi avete capito benissimo quale sia la via del cambiamento anche se la strada e tortuosa e la sola che porta alla vittoria.qualche anno fa queste cose succedevano in sicilia in particolare a palermo dove venivano attaccati continuamente quelli che lottavano contro la mafia.sono a vostra completa disposizione e del movimento.

28 02 2007
Massimo Veltri

Non ho letto quanto ha scritto CalabriaOra, nè conosco di persona l’autrice dell’articolo. Mi piace però quello che ha scritto, e presumo di sapere qualcosa intorno alla galassia dei cosiddetti ragazzi di Locri. Poco tempo fa ho appreso dello scontro con il presidente Bova, cosa che mi ha trovato diciamo così stupefatto a fronte della sproporzione, io così la valuto, oltre che dell’inopportunità politica, della denuncia giudiziaria cui ha fatto ricorso Peppe Bova. In un paio di articoli ho citato i ragazzi di Locri, se ricordo bene per esorcizzare una palese manovra di strumentalizzazione demagogica in atto da parte di chi nulla vuol cambiare facendo però finta di cavalcare i “giovani”, quali che siano. Un invito che mi sento di riproporre, insieme alla sollecitazione verso un agire sempre più strutturato e consapevole.

Auguri!
Massimo Veltri.

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