E adesso diciamola tutta

16 02 2007

Ufficio Stampa della “Rete per la Calabria”
16 febbraio 2007

La lotta tra il bene e il maleL’idea non era solo rivoluzionaria nella terra del comparaggio e del favore ricambiato, era semplicemente folle: organizzare una manifestazione di portata nazionale auto-convocata, auto-organizzata e soprattutto auto-finanziata dai giovani del Movimento “Ammazzateci tutti” e da altri ragazzi di Calabria.
Aldo Pecora, il loro portavoce e fondatore, è però abbastanza testardo ed abbastanza sognatore da crederci subito. Un esercito di giovani da scagliare come un ariete di legalità contro tutte le mafie calabresi, sia quelle antiche con la coppola e la lupara, sia quelle nuove con la giacca e cravatta e la Montblanc nel taschino.
E allora via, a testa bassa, a mostrare di che pasta sono fatti questi ragazzi di Locri e di Calabria, pronti a rispondere con la sfacciataggine e la bellezza dei vent’anni a chi li aveva ingiuriati, feriti nell’amor proprio, derubati della speranza, persino denunciati per lesa maestà.
Ed eccoli prendersi sulle ancor giovani spalle pesi che schiaccerebbero i più strutturati dei partiti, le più rodate organizzazioni sindacali, le più meticolose organizzazioni ecclesiali: una manifestazione nazionale antimafia? Non basta.
Una manifestazione nazionale senza chiedere l’aiuto di nessun partito, di nessun apparato, di nessuna struttura pre-esistente alla loro? Non basta ancora.
Una manifestazione completa di tutto, striscioni, bandiere, gonfaloni comunali, ma anche testimonianze, concerto finale, supporto alla stampa, che si deve fare con quattro soldi, solo quattro soldi da sbattere in faccia a chi dell’antimafia di parata ne ha fatto un mestiere per portare a casa potere e soldi, tanti soldi.
Soldi che spuntano nei bilanci della Consiglio Regionale calabrese come funghi solo per i propri amici e comparucci. Soldi, una fiumara di soldi, che scorre come un’emorragia maligna dalle tasche dei poveri calabresi, che non riescono ad arrivare neanche più a fine mese, per finire in quelle di improbabili consulenti, di amici editori compiacenti, di amici ed amiche giornalisti a mezzo servizio del potente di turno, il tutto in nome e sulla pelle dei cosiddetti Ragazzi di Locri.
Facile comprendere la rabbia, l’intolleranza all’ingiustizia che infuoca questi giovani di “Ammazzateci tutti”, nel cui nome sono state anche compiute generose elargizioni di migliaia di euro e che mai hanno chiesto, né tantomeno avuto, un centesimo di quel denaro che il Consiglio Regionale regalava impunemente a destra e a manca. Più a manca che a destra, per la verità.
Ed ecco la risposta, più potente di mille querele, più dirompente di mille denunce, più lampante di mille discorsi sullo sperpero del denaro pubblico, del denaro della povera gente: che impari il presidente del Consiglio Regionale, che impari, se può in un estremo sussulto di dignità e di umiltà, da questi ragazzi come si fa a compiere piccoli grandi miracoli con quattro soldi raccolti per strada, tra la gente, mettendo mano anche ai loro piccoli risparmi personali.
Che impari lui che ha elargito in un anno centinaia di migliaia di euro a nome di quei quattro ragazzi titolati impropriamente come rappresentanti del “Fo.Re.Ver.”, che non possono neanche in scala rappresentare tutta la variegata realtà del mondo dei ragazzi che si sono ribellati alla mafia dopo l’omicidio di Franco Fortugno, ma che sono forse inconsapevolmente per loro strumentalizzati: loro sono incolpevoli di tutto ciò che si trama a nome loro, e la colpa è di chi biecamente li strumentalizza, li mette avanti come paravento per nascondere operazioni multimilionarie di merchandising della politica, di delibere con troppi zeri, forse per “i compari dei miei compari”, e probabilmente la carriera politica di qualche bella statuina di gesso, senza cuore né anima, che ha nella tasca del papà e nella sua borsetta l’arma segreta, laddove custodiscono gelosamente la potentissima tessera di partito, validata dal bollino blu del Mandarino, che apre tutte le porte meglio dell’American Express.

Pochi soldi, tanto cuore e tanto cervello; questo è il segreto di questa manifestazione, e migliaia di giovani verranno a Reggio da tutta Italia per gridare insieme ad Aldo Pecora ed ai suoi allegri compagni il loro irrevocabile “NO!” a tutte le mafie, anche a quelle in giacca e cravatta e con la Montblanc nel taschino.
Provate a visitare il sito internet messo su per la manifestazione, magari passando dallo ‘storico’ http://www.ammazzatecitutti.org: guardate che organizzazione hanno messo in piedi dal nulla questi meravigliosi straccioni di Valmy, che sono stati attaccati in tutti i modi dalla malapolitica, dalla massoneria deviata che impazza nella cupola del potere calabrese, dalla mafia che è anche arrivata a minacciare di morte sui muri della città qualche loro familiare, questi piccoli grandi giovani uomini e giovani donne che stanno dimostrando di non essere soltanto nuovi calabresi, ma calabresi nuovi, e che hanno coraggio – perbacco se hanno coraggio da vendere! – quanto basta per farci sognare.
Andiamo insieme a loro sabato mattina a Reggio, prendiamoli e facciamoci prendere per mano, perché loro sono il presente di questa terra, non il futuro.
Se hanno messo insieme con quattro stracci questo po’ po’ di ben di Dio pensate cosa avrebbero potuto fare utilizzando proficuamente le valanghe di soldi sperperati inutilmente dal presidente del Consiglio Regionale più inquisito d’Italia, ma che non ha ancora trovato abbastanza dignità per dimettersi, neanche davanti a questa immensa, grandissima prova del suo fallimento politico.
Sì, perché attaccare e denunciare questi meravigliosi ragazzi è stato più che un gravissimo errore politico, che egli peraltro ha pagato con la gogna mediatica di tutta l’antimafia nazionale: quando il presidente Bova annunciava quella denuncia ad Aldo Pecora ed al Movimento di “Ammazzateci tutti” ha scritto, inconsapevolmente, la parola “Fine” alla sua carriera politica, che per i suoi trascorsi avrebbe meritato obiettivamente un più dignitoso declino.
Ecco la morale della favola: comunque vada il 17 febbraio 2007 a Reggio si scriverà una pagina di storia, e non solo calabrese.
La Calabria al centro dell’attenzione nazionale per una rivolta di coscienze, non per un fatto di sangue, una rivolta scandita dai cori della meglio gioventù nazionale e regionale, mano nella mano con le Forze dell’Ordine, con la Magistratura, con i politici di buona volontà, con gli amministratori comunali, con i familiari di vittime della mafia e della violenza.
E’ questo il segno indiscutibile che questi ragazzi meritano che ci alziamo veramente in piedi togliendoci il cappello con rispetto, perché facile sarebbe stato fare tutto questo, e magari molto di più, impartendo convocazioni da una postazione di potere e senza plafond di spesa.
Difficile o impossibile farlo come loro, con la ‘capa tosta’ e la buona volontà ‘punto e basta’. E la prova di quanto sia stato difficile ed in salita il loro cammino ci viene dato da quanto poco ‘potere istituzionale’ sarà presente alla manifestazione, perché per certi personaggi, anche della società civile, la molla dell’interesse scatta non per il bisogno di testimonianza ma per obbligo di firma nei confronti di chi li ha cooptati nella politica politicante.
Ma a questi ragazzi, ricchi solo dell’affascinante sfacciataggine dei vent’anni, senza padrini e padroni politici o di partito, ha concesso per la manifestazione di sabato 17 il Suo Alto Patronato la massima Istituzione dello Stato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un uomo libero, un grande testimone delle battaglie per la legalità e per l’emancipazione del Sud dai gioghi che lo angosciano.
E questo vorrà pur dire qualcosa.
Perché, al di là di ogni pericoloso colpo di coda da scorpione, questi meravigliosi ragazzi, con la loro spontaneità, la loro indisciplina al ‘politically correct’, la loro insofferenza alle ingiustizie ed alla prepotenza, la loro vicinanza fisica al fianco di chi soffre e di chi è stato colpito dalla violenza mafiosa, rappresentano l’alba di questa terra.
Altri, inesorabilmente e malinconicamente, solo il tramonto.

La “Rete per la Calabria”
Ufficio Stampa

http://www.perlacalabria.it
info@perlacalabria.it
 

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