7 anni di carcere a Sculco (Margherita), 6 anni a Talarico (Ds). LA CALABRIA DEVE VOLTARE PAGINA

3 02 2007

Vincenzo SculcoCondannati Carmine Talarico (Ds) e Vincenzo Sculco, capogruppo della Margherita in Consiglio Regionale. Quello stesso Consiglio dove siedono almeno altri 25 consiglieri inquisiti per reati vari.

Sculco, insieme al già arrestato ed ora inquisito capogruppo Ds in Consiglio Regionale Franco Pacenza, era uno di quelli che aveva detto di voler querelare Aldo Pecora, il giovane leader di “Ammazzateci tutti”, perchè questi aveva osato dire che “Peppe Bova è il Presidente del Consiglio regionale più inquisito d’Italia”
(n.d.r.)

Ecco le decisioni dei giudici e, in parentesi, le richieste che erano state fatte dal pm:
Vincenzo Sculco, 57 anni, Crotone (8 anni e 3000 euro di multa) 7 anni, attuale capogruppo in Consiglio regionale della Margherita.
Serafino Mauro, 49 anni, Crotone (2 anni e sei mesi) assolto.
Carmine Talarico, 55 anni, Crotone (2 anni in continuaz. con una condanna) 6 anni, ex Presidente della Provincia di Crotone dei Ds.

Valentino Riolo, 59 anni, Crotone (2 anni) 2 anni
Ernesto Riolo, 59 anni, Crotone (1 anno e 800 euro di multa) prosciolto per prescrizione
Vincenzo Capozza, 43 anni, Crotone (2 anni e 6 mesi) 1 anno e 3 mesi e 300 euro
Rosario Lopez, 36 anni, Cotrone (1 anno e 500 euro di multa) 1 anno e 6 mesi e 400 euro
Domenico Borrelli, 39 anni, Crotone (1 anno e 500 euro di multa) assolto
Pierluigi Liguori, 74 anni, Crot one (2 anni e sei mesi) 2 anni e 600 euro di multa
Francesco Balzano, 68 anni, Crotone (2 anni) 2 anni
Antonio Truglio, di 59 anni, Crotone (3 anni) 3 anni
Donato V. Proietto, di 58 anni, Crotone (3 anni) 2 anni
Giovanni Marescalco, di 59 anni, Mesoraca (3 anni) 3 anni
Alfredo V. Voce, di 58 anni, Cutro (2 anni e 6 mesi) due anni e 600 euro
Domenico Voce, di 31 anni, Cutro (1 anno e 500 euro di multa) due anni e 600 euro
 

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Dal Quotidiano della Calabria di Sabato 3 Febbraio 2007

CONDANNATI TALARICO(DS) e SCULCO (Margherita)
CROTONE – Qui di seguito si riportano le accuse contestate agli imputati, posizione per posizione, nell’ambito del processo sulla presunta tangentopoli crotonese.
Vincenzo Sculco era accusato di concorso in frode nelle pubbliche forniture in quanto si sarebbe accordato con un imprenditore nell’omettere la reale fornitura di alcuni volumi consegnati all’Ente nella misura di 50 copie in contrasto con quanto attestato falsamente in una fattura di importo pari a 21.600.000 lire (iva compresa); concorso in truffa in quanto, attraverso la condotta fraudolenta di cui al capo che precede, avrebbe indotto in errore l’Ente Provincia che procedeva alla liquidazione di 21 milioni e 600 mila lire con pari danno per l’ente; Sculco avrebbe, inoltre, istigato l’imprenditore a stampare ulteriori 2000 volumi come previsto da una determina e attestato falsamente in una fattura del 29 dicembre 2000 (stesso giorno della determina) e avrebbe pagato con danari della Provincia una somma di 10 milioni di lire a titolo di corrispettivo per lavori precedentemente eseguiti in suo favore in relazione a consultazioni elettorali e manifestazioni politiche; concorso in tentata truffa nei confronti dell’Ente Provincia; in relazione all’episodio delle porte del liceo scientifico “Filolao” Sculco è imputato per estorsione e concorso in truffa.
Carmine Talarico, Vincenzo Sculco, Pierluigi Liguori, Vincenzo Capozza, Rosario Lopez, Domenico Borrelli erano imputati per concorso in truffa. Talarico e Sculco avrebbero ottenuto da Liguori, presidente della commissione del concorso per geometri presso la Provincia, anticipatamente e arbitrariamente le tracce delle prove scritte ricevute da Sculco a favore di Domenico Voce, Lopez e Borrelli (risultati vincitori); Alfredo Voce, dirigente, avrebbe procurato a Domenico Voce le domande su cui quest’ultimo sarebbe stato interrogato; in tutto il conseguente danno per l’ente sarebbe stato di 60.652.048 lire. Gli stessi rispondono di concorso in abuso d’ufficio.
Vincenzo Sculco, Pierluigi Liguori e Vincenzo Capozza erano imputati per concorso in rivelazione di segreti d’ufficio in quanto avrebbero rivelato ai detti candidati al concorso per geometri le tracce delle prove scritte e le domande relative alle prove orali.
Vincenzo Sculco e Serafino Mauro rispondevano di concorso in corruzione in relazione a una presunta assegnazione arbitraria di lavori di rifacimento del manto erboso della struttura Desport a un imprenditore (che ha patteggiato la pena) che avrebbe corrisposto contributi in denaro e avrebbe procacciato voti e acquistato tessere del Ppi per due milioni di lire. Gli stessi rispondono di finanziamento illecito ai partiti.
Carmine Talarico era imputato di violenza o minaccia perché avrebbe costretto un dirigente a commetere un reato permettendo la realizazione di una condotta fraudolenta che sarebbe consistita nel favorire alcuni imprenditori; per concussione in quanto avrebbe indotto un imprenditore a promettere l’assunzione di tale Taschera; di concorso in frode nelle forniture pubbliche insieme a Valentino Riolo; gli stessi erano imputati di concorso in truffa e concussione.
Ernesto Riolo era accusato di frode in forniture pubbliche e tentata truffa.
Vincenzo Sculco, Antonio Truglio, Giovanni Marescalco, Donato Vincenzo Proietto erano imputati di concorso in corruzione in quanto Sculco, quale vicepresi dente, Marescalco quale proprietario di un terreno oggetto d’esproprio nell’ambito del procedimento per la costruzione dell’Istituto magistrale di Mesoraca, Truglio quale appartenente all’ufficio legale dell’ente, avrebbero intimato al dirigente Antonio Leone di modificare la delibera a sua firma contenente il piano particellare d’esproprio in senso favorevole allo stesso Marescalco; modifica che avrebbe portato la liquidazione dell’indennizzo da 650 milioni di lire a un miliardo e 300 milioni. Gli stessi sono imputati di un tentativo di finanziamento illecito al partito popolare.
Vincenzo Sculco, Domenico e Alfredo Voce erano imputati di concorso in truffa in relazione all’episodio del concorso per geometri. In relazione allo stesso episodio Sculco, Capozza e Alfredo Voce sono imputati di rivelazone di segreti d’ufficio.
I fatti contestati risalgono ad un periodo compreso tra l’anno ’97 e il 23 gennaio 2001, data del rinvenimento casuale, da parte di un operaio, di microspie negli uffici dell’ente. Un episodio che, si ricorderà, determinò una rapida accelerazione dell’inchiesta e portò a svolte clamorose con arresti eccellenti.

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Crotone. Il verdetto del Tribunale nel “processo Provincia”. Inflitti sette anni a Sculco
Il consigliere regionale rischia la decadenza dalla carica

CROTONE – Erano passate da quattro minuti le 19 di ieri quando il Tribunale penale presieduto da Maria Luisa Mingrone, a conclusione di una camera di consiglio fiume, ha pronunciato la dura sentenza nei confronti del capogruppo in consiglio regionale della Margherita, Vincenzo Sculco, condannato a sette anni di reclusione. Contestualmente a suo carico sono state disposte l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interidizione legale per la durata della pena inflitta e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni. A sentenza, in un’aula gremita all’inverosimile, andava il processo a carico di 15 imputati, ex amministratori della Provincia di Crotone – Sculco, in particolare, è stato incriminato per fatti dell’epoca in cui era il vicepresidente dell’ente – funzionari e imprenditori coinvolti in una presunta tangentopoli. Ma altrettanto pesante è stata la condanna a sei anni di reclusione per l’ex presidente della Provincia, il diessino Carmine Talarico: sei anni in continuazione con un’atra sentenza (i tre anni e otto mesi inflittigli nell’ambito di un processo per tangenti definitosi nell’ottobre scorso). Anche a lui il collegio presieduto dalla Mingrone (e composto, inoltre, da Michele Sessa e Rosa La Rocca; cancelliere Giovanna Morabito), ha imposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, quella legale per la durata della pena e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni. In tutto dodici condanne, due assoluzioni e una dichiarazione di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Condanne, è il ca so di sottolinearlo, aderenti quasi in toto alle richieste del pm Pierpaolo Bruni (che non ha inteso commentare la decisione dei giudici) e in alcuni casi rivelatesi più pesanti delle proposte del rappresentante della pubblica accusa. Da rilevare che agli imputati che hanno avuto condanne fino a due anni il Tribunale ha concesso i benefici della sospensione condizionale e della non menzione nel casellario giudiziale.
Le ipotesi all’origine della maxi-inchiesta hanno retto sostanzialmente, dunque, poiché gli imputati sono stati condannati per quasi tutte le contestazioni loro mosse e le assoluzioni sono scattate in ordine a fatti marginali e non hanno scalfito più di tanto l’impianto accusatorio. Viene avvalorata la solidità di un’inchiesta che avrebbe fatto luce su una serie impressionante di episodi di corruzione, concussione, finanziamento illecito ai partiti, frode in forniture pubbliche, un concorso per geometri “truccato”, truffa, abuso d’ufficio e altro (delle ipotesi accu satorie riferiamo a parte nel dettaglio). Tant’è che i giudici hanno anche dichiarato la falsità delle dichiarazioni contenute in alcune determine della giunta provinciale ordinandone la cancellazione. Mentre in un caso i giudici hanno riqualificato in concussione l’ipotesi di estorsione contestata a Sculco in relazione alle pressioni nei confronti del dirigente Antonio Leone (imputato che ha patteggiato e tra i principali testi dell’accusa) perché fosse aggiudicata ad un imprenditore una gara d’appalto. Assolto, invece, il segretario particolare di Sculco, Serafino Mauro. Quanto al risarcimento in favore della parte civile Provincia di Crotone – il cui legale, l’avvocato Leo Sulla, aveva chiesto un milione di euro per il danno morale e materiale che gli imputati avrebbero arrecato all’ente con la loro condotta – il Tribunale ha condannato in solido quanti hanno avuto inflitta una pena. I giudici hanno, inoltre, liquidato in dieci milioni d euro le spese processuali che dovranno rifo ndere i condannati. Gli imputati che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda del concorso per geometri che sarebbe stato truccato sono stati, inoltre, condannati in solido al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, ovvero due candidati esclusi. Per la liquidazione dei danni i giudici hanno, comunque, rimesso la decisione al giudice civile.
Novanta giorni dovranno passare per conoscere le motivazioni della sentenza. Una sentenza accolta con “ooh” – soprattutto dopo la dichiarazione di colpevolezza e la pronuncia di condanna nei confronti dei due principali imputati – in un’aula in cui la tensione si tagliava a fette. Non era presente Sculco, che ha assistito a quasi tutte le udienze del processone, protrattosi quattro anni (gli arresti risalgono, invece, all’aprile e al giugno 2001).
L’attesa era spasmodica anche per la possibile conseguenza che la sentenza potrebbe determinare in relazione alla decadenza dalla carica di consigliere regionale per Sculco. Che proprio il giorno prima era stato rinviato a giudizio nell’ambito di un altro procedimento penale con le accuse di truffa aggravata e falso: in questo caso era stato coinvolto in una vicenda di corsi di formazione “fantasma” che avrebbe gestito quando era amministratore dello Ial Calabria.

(si ringrazia Lele Costa per la collaborazione)

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One response

3 02 2007
Daniele Quartuccio

Davvero complimenti alla magistratura x l’esemplare lavoro svolto e complimenti a tutti quelli elencati sopra i quali volevano QUERELARE L’ANTIMAFIAAAAAAAAAAAAA AHAUHAUAHUAHAUH bella questa!!!!!

Insomma….come tirarsi la zappa sui piedi!!!

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