Rassegnarsi e omologarsi o credere nella rinascita

22 01 2007

di Massimo Veltri (*)

Il Sen. Massimo VeltriNon c’è persona che incontri, amico, conoscente, collega, il quale non si mostri sconcertato e distante dalla politica calabrese. Soprattutto da parte di chi è più avvertito e sensibile alle faccende politiche emerge un perenne quadro di sconforto. E il bello è che pure chi c’è, nella politica, nei partiti, nelle istituzioni, dichiara sconsolato che la situazione è insostenibile.

Si parli di vita e presenza dei partiti, del Comune di Cosenza, della Regione… dappertutto e verso tutto ci si dichiara insoddisfatti, a dir poco. E contemporaneamente ci si pronuncia in termini di impotenza, d’impossibilità nel mutare le cose, una sorta di ineludibilità e di rassegnazione. In verità c’è pure qualcuno, e non sono pochi, che fa lo smagato e dice: “d’altro canto che vuoi fare… è sempre stato così, le cose vanno in questo modo e ti devi acconciare… il resto sono fantasie”. Dunque: le cose non funzionano ma non c’è niente da fare.

Non pare di sentire, o risentire, litanie risapute circa il fatalismo calabrese e, su altro registro, il cinismo di chi trova più facile oltre che più conveniente inserirsi nelle pieghe del sistema così com’è piuttosto che adoperarsi per obiettivi più ambiziosi? Come lo rimetti in pista un vagone in cui pare che tutte le parti scarrellano paurosamente? Con una gestione ordinaria, muovendosi all’interno di culture e prassi notorie, con un ceto politico arcinoto? Facendo leva sui meccanismi soliti, gli strumenti, i riti, gli appuntamenti che conosciamo? E’ possibile, per carità, ma dalla terra sconsolata che si disegna giorno dopo giorno appare sempre più improbabile.

Che cosa andranno a dire il Presidente del Consiglio Regionale e chi lo accompagnerà al Presidente Napolitano? Che la Calabria è in mano alla malavita organizzata, ma che comunque c’è tanta gente per bene? Che i giovani sono il futuro di questa terra, ma lo Stato non ci può lasciare soli, che c’è bisogno di risorse ulteriori, di scelte aggiuntive da parte del Governo Nazionale? Le sappiamo tutti, queste cose, fanno parte d’un quaderno di rappresentazioni e di richieste che rischiano di scadere nello stereotopo assolutorio e autoconsolatorio. O sceglieranno un altro registro di ragionamento? E quale? E’ difficile, per chi non solo ha stravinto alla grande le ultime elezioni regionali ma ha perdipiù calcato la scena politica da decenni, con casacche e postazioni diverse, trovare esternazioni di tono e merito diversi. Ma veramente si può parlare di più soldi? Ma per davvero ci si può rivolgere ai massimi vertici dello Stato chiedendo maggiore e migliore presenza? E contemporaneamente, se si vuole, come ci si attiva per spendere, e spendere bene, le montagne di euro nelle tasche? Come si corrisponde nell’erogazione dei servizi essenziali (scuola, sanità, casa), alle esigenze dei calabresi? Il territorio come lo si protegge e tutela, da frane, alluvioni, ecomostri (non è che l’abbattimento di Copanello finisce per diventare l’unico atto di sciacquamento di coscienza?), inquinamento, rifiuti, aggressioni cementizie e urbanistiche? E gli affari, li teniamo per davvero fuori dalla politica? E gli investimenti li facciamo dove andrebbero fatti, perchè lì servono e lì vanno fatti (si sente parlare ad esempio di centrali e impianti a vento sull’altipiano silano: ma i dati anemometrici confortano e consentono?). Cioè: con quali piglio e volto ci rivolgiamo al Quirinale e, se è consentito, prima ancora ai calabresi? Calabresi che ancora aspettano d’essere guidati e governati e accompagnati lungo un percorso di crescita e di civiltà, mentre sempre più allarmanti risultano i dati, incontestabili, di crollo di fiducia e soprattutto di giovani che se ne sono andati dalla Calabria, che continuano ad andarsene, costituendo così le premesse per un declino anagrafico e perciò culturale.

Da noi tiene banco, nel più interno e inaccessibile dei mondi: quello politico ristretto, la discussione sul prossimo partito democratico, sulla fase due del Governo, sullo scarto fra riformisti e non.

Discussione che ci vuole, e ci vuole tutta (magari ci fossero più sedi, maggiore confronto), ma quello che ci vuole di più è occuparsi della salute (in tutti i sensi) della Calabria e degli interventi urgenti e necessari. Se no finiamo per fare accademia, per guardare sempre lontano dalle cose nostre, e così rassegnarci o omologarci.

(*) Senatore gruppo Ds-Ulivo

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