SCHEDE TEMATICHE: Primarie e partecipazione democratica

7 12 2003

di Francesco Zurlo
Il vento delle primarie soffia forte sulla politica del cetnrosinistra da un po’ di tempo. Anche in Calabria proprio Progetto Calabrie si fece promotore delle primarie per la scelta del candidato presidente della regione.

Le primarie aperte per la scelta dei candidati alle cariche elettive, Sindaco, Presidente di Provincia e di Regione, Deputato e Senatore ed infine Premier, rappresentano per il nostro Paese uno strumento innovativo di partecipazione prezioso per rivitalizzare la nostra democrazia, per migliorare il rapporto tra i partiti e la società, per qualificare la classe dirigente e selezionarla meglio, per dare legittimazione e stabilità a progetti e programmi politici di cui i candidati si fanno portatori.

Le primarie spezzano quel circolo vizioso che si innesca nei partiti e nelle coalizioni, fatto di scambi reciproci sulle spalle dei cittadini, un sindaco a te un deputato a me e via discorrendo, che non ha nulla di democratico e che sfocia in una capillare lottizzazione del potere che disamora e disgusta ed infine allontana i cittadini dalla politica e dai partiti politici.

Le primarie contribuiscono a completare la transizione politica italiana perché i cambiamenti che hanno investito il nostro sistema politico e la distanza tra i cittadini ed i loro rappresentanti nelle istituzioni chiedono un cambiamento nel sistema della selezione delle candidature che valorizzi la richiesta di partecipazione di tante cittadine e cittadini. Le primarie completano questo aspetto della transizione italiana, quello della scelta diretta da parte dei cittadini di chi li rappresenterà e governerà, anticipando la partecipazione dei cittadini al momento della selezione dei candidati. Le primarie rafforzano i partiti politici e le coalizioni, infatti, da un lato li costringono a presentare i loro uomini e donne migliori, legati al territorio, e li sottraggono al gioco senza regole della selezione delle candidature come lo conosciamo oggi. Dall’altro è un’ occasione per tutte le forze politiche di costruire un rapporto diretto con gli elettori, coinvolgerli nella elaborazione dei programmi, raccogliere idee e adesioni. Le primarie danno spazio alla società civile perché attraverso le primarie potranno emergere candidature che siano espressione diretta dei movimenti e associazioni che hanno le idee e la capacità di comunicarle per attrarre consenso all’interno del loro schieramento. Con le primarie diminuiscono gli ostacoli e aumentano le opportunità di una politica migliore.

Il vento delle primarie soffia forte sulla politica del centrosinistra da un po’ di tempo, varie esperienze sono state fatte sia di applicazione concreta in vista di elezioni, sia di adozione legislativa e regolamentare. Anche in Calabria proprio Progetto Calabrie si fece promotore delle primarie per la scelta del candidato a Presidente della Regione del centrosinistra e dalle pagine di Ora Locale il prof. Gambino delineò alcuni principi guida. La proposta, come sappiamo, fu giudicata troppo avanzata ma comunque l’Assemblea dei Grandi Elettori consentì l’affermazione di un principio di maggiore partecipazione alla selezione delle candidature, di democratizzazione dei partiti politici e spianò la strada all’esperimento pugliese, felicemente conclusosi con la vittoria e l’elezione a sorpresa di Nicki Vendola, dimostrando la straordinaria potenza innovatrice del metodo democratico e partecipativo .

Esperienza di normazione istituzionale rilevante è quella della regione Toscana che ha approvato le primarie con legge regionale del 17/12/2004 n.70 e conseguente regolamento applicativo del 24/12/2004 n.75/R, ma la prima esperienza in assoluto è quella del comune di Peccioli (PI) che risale al regolamento comunale del 29/01/2001. Da citare anche i casi di Chieti, Grottaferrata, Alpignano e Trapani.

Il grande dibattito sviluppatosi ha prodotto iniziative di mobilitazione interessanti quali il Comitato per le Primarie Aperte che si è fatto portatore di una proposta di Legge di Iniziativa Popolare, nonché di un laboratorio tecnico politico che ha elaborato una Bozza per la definizione delle Linee Guida per le primarie Aperte autoregolamentate di Coalizione che può essere uno strumento agile, snello e utile per chiunque voglia avviare l’applicazione delle primarie alle elezioni del suo comune o della sua provincia.

Oggi naturalmente tiene banco la “madre di tutte le primarie”: quella per la scelta del candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, promossa da Romano Prodi e che si terranno nei giorni 8 e 9 ottobre 2005: la proposta di Progetto Calabrie è di utilizzare le stesse date per consentire ai cittadini calabresi di scegliere i candidati del centrosinistra alla presidenza delle province dove si andrà a votare, i candidati a Sindaco dei comuni superiori a 5000 abitanti e, con le primarie di collegio, i candidati dell’Unione alla Camera e al Senato.

Essenziale per non tradire la fiducia dei cittadini è che si tratti di primarie vere e aperte. Primarie vere e aperte significa che i partiti dovranno rassegnarsi a non avere il controllo totale del processo in modo da predeterminarne gli esiti. Bisogna fare passi in avanti sia rispetto all’Assemblea dei Grandi Elettori Calabresi sia rispetto alla consultazione pugliese. Bisogna riconoscere che seppur l’Assemblea dei Grandi Elettori ha consentito di far passare il principio di partecipazione, essa è stata troppo condizionata dai partiti e dai loro apparati , che hanno dato l’impressione di essere terrorizzati dal perdere il controllo del risultato già deciso, tutto questo poi confermato sia dal metodo tradizionale seguito per la scelta dei candidati alle elezioni suppletive che dalla scarsa considerazione avuta finora di Progetto Calabrie, tenuti ai margini ed esclusi finora dal governo della regione, nonostante abbia visibilmente nobilitato con uomini ed idee di primordine la vittoria esaltante della coalizione del centrosinistra in Calabria.

Bisogna quindi allargare l’area dei decisori ( dei votanti alle primarie) a chiunque si riconosca nei programmi e nel progetto politico della coalizione, non più Elettori Grandi o piccoli, ma semplicemente elettori che si dichiarano di centrosinistra.

Dal versante di chi viene votato alle primarie è bene anche qui fare passi avanti e prevedere che oltre alle proposte dei partiti possano accedere all’elettorato passivo anche candidati supportati da un proporzionale numero di firme di presentatori, ad esempio pare equilibrata la proposta del Comitato nazionale per le primarie aperte per le candidature a Sindaco che va da un minimo di 100 firme per i comuni fino a 15000 abitanti e crescere di 10 ogni 2000 abitanti ulteriori.

Insomma l’importante è trasferire un potere reale in mano ai cittadini/elettori e non aver paura della partecipazione.

Anzi proprio in un più vasto progetto politico di inclusione e di promozione della partecipazione democratica si iscrivono coerentemente le primarie come metodo per selezionare le candidature. Un progetto che spiega e sviluppa principi saldamente presenti nella nostra Costituzione, che ridà lo scettro al Principe, cittadino come “padrone di casa della Repubblica”, partiti che praticano il “metodo democratico”, diritti politici pienamente espressi, doveri mai disgiunti dai diritti.

Partecipazione da un lato della medaglia e responsabilità dall’altro, come nessi inscindibili della riforma della politica e delle istituzioni italiane. Cittadini attivi e responsabili, come nuova soggettività necessaria a formare il capitale sociale su cui investire per una azione democratica e riformatrice di centrosinistra. Partiti concretamente democratici anche al loro interno, saldamente interconnessi con la società,

Tutto questo è quanto mai indispensabile in Calabria dove c’è bisogno di una vera discontinuità, di una vera rivoluzione copernicana che ci possa far sperare in un futuro adeguato alle nostre possibilità, alle nostre non poche risorse su cui fondare il nostro sviluppo economico,culturale, sociale, politico e democratico.

Francesco Zurlo – Aranceto-Sinistra Plurale – Crotone

Crotone/Camigliatello 9 Luglio 2005

Allegati:

1) Principi fondamentali per la Regolamentazione delle Primarie in Italia – A cura del Comitato Promotore Nazionale per le Primarie;

2) Regolamento per le elezioni primarie del centrosinistra pugliese;

3) Regolamento comunale per la disciplina delle elezioni primarie del Comune di Piccioli;

4) Regolamento di attuazione 24/12/2004 n.75/R Regione Toscana;

5) Proposta di legge di iniziativa popolare – Comitato per le Primarie Aperte;

6) Convocazione Comizi elettorali per le primarie Comune di Grottaferrata;

7) Schema ” le primarie in poche immagini” di Guido De Simone

“Principi fondamentali per la Regolamentazione delle Primarie in Italia”

1. Si dà luogo ad elezioni Primarie per uno schieramento politico tutte le volte in cui per ciascuna carica vi sia più di un candidato dello stesso schieramento.

Possono proporre e firmare una candidatura alle Primarie tutti gli elettori aventi diritto in un collegio o ambito elettorale di riferimento.

Le candidature a sindaco devono essere sottoscritte da un minimo di 100 firme per i comuni fino a 15.000 abitanti e crescere per i comuni con popolazione più numerosa in ragione di 10 ogni 2.000 abitanti ulteriori, fino ad un massimo di 2.500 firme.

Le candidature a Presidente di provincia ed a parlamentare nazionale devono essere sottoscritte da non meno di 1.500 e non più di 2.000 firme, quelle a Presidente di Regione da non meno di 2.500 e non più di 3.000 firme.

Le candidature a parlamentare europeo da non meno di 3.000 e non più di 4.000 in almeno due regioni.

Le candidature a Presidente del Consiglio dei Ministri da non meno di 100.000 e non più di 150.000 firme in almeno dieci regioni. In ognuna di queste dieci regioni le candidature devono essere sottoscritte da almeno 10.000 e non più di 15.000 elettori.

2. Possono votare alle Primarie tutti gli elettori del collegio o ambito elettorale di riferimento. Le Primarie si svolgono in due turni, al secondo partecipano solo gli elettori che hanno votato al primo. Al momento della partecipazione al primo turno gli elettori verseranno un modesto contributo (da 5 a 10 Euro) destinato a coprire i costi dell’organizzazione delle Primarie stesse.

3. E’ vincitore delle Primarie chi abbia ottenuto al primo turno la maggioranza assoluta dei voti espressi. Se nessun candidato risulta vincitore al primo turno si procede ad un successivo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno.

4. I candidati che partecipano alle elezioni Primarie, le forze politiche e i gruppi che li sostengono s’impegnano a rispettarne l’esito e a collaborare nella successiva campagna elettorale con il candidato risultato vincitore.

5. Le forze politiche ed i gruppi dello schieramento che si fanno promotori delle Primarie, nei modi previsti dal primo punto e nel rispetto dei principi fondamentali, presentano delle candidature e istituiscono un Comitato Organizzatore delle Primarie, nominandovi i propri rappresentanti. Tale Comitato provvederà ad organizzare le elezioni Primarie ed a nominare

un Comitato di Garanzia che assicuri il regolare svolgimento delle Primarie secondo le modalità previste da un apposito Regolamento.

Nota Finale

Le elezioni Primarie devono svolgersi in luoghi accessibili e facilmente identificabili dai cittadini elettori che intendano parteciparvi. Gli aspetti logistici dello svolgimento delle Primarie dovranno essere stabiliti secondo modalità da definire dal Regolamento da predisporre per ogni collegio od ambito elettorale. Per lo svolgimento delle consultazioni il Comitato Organizzatore ed il Comitato di Garanzia devono assicurare la segretezza del voto espresso dagli elettori alle elezioni Primarie.

La presente proposta è divulgabile, in tutte le sedi e modi, per il pubblico dibattito.

Bologna, 23 ottobre 2004 

 (tratto dal sito www.progettocalabrie.it)

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SCHEDE TEMATICHE: Energia per le Calabrie

5 12 2003

di Tonino Perna
L’implementazione di una strategia di risparmio energetico ed uso delle energie rinnovabili può avere un obiettivo ambizioso: fare diventare la regione Calabria la prima regione ecologica del Mediterraneo.

Il problema delle fonti energetiche in questa regione ha assunto qualche volta, negli ultimi 20-25 anni , una valenza politica , uno scontro sociale e politico di prima grandezza. Mi riferisco innanzitutto al demenziale progetto di costruzione di 4 megacentrali a carbone a Gioia Tauro (per una potenza di 2400 megawatt) che fu proposto dall’ENEL e dai governi degli anni ’80. E’ stato grazie alla forte mobilitazione popolare , alla rete dei sindaci della piana di Gioia Tauro (coordinata da Mommo Tripodi) all’attivismo delle associazioni ambientaliste se questo scempio non si è realizzato. Negli anni ’90 abbiamo assistito ad una sorta di silenzio, di sospensione del tempo, rispetto alle politiche energetiche per questa regione. Con la giunta Chiaravalloti c’è stata la ripresa dell’iniziativa politica e dello scontro tra posizioni opposte. Molti hanno dimenticato che questa giunta ha stipulato un accordo con la Lombardia di Formigoni per la costruzione di 7 termocentrali. Di questi progetti , che hanno incontrato una forte resistenza da parte di amministratori e popolazioni locali, solo la localizzazione di due termocentrali sono andate avanti e verranno costruite . Costituiscono per altro , oltre che un danno ambientale anche uno spreco di denaro perché produrre energia dal petrolio diventerà- secondo le previsioni più accreditate – antieconomico nel corso dei prossimi 10-15 anni. Ed è proprio l’inarrestabile crescita del prezzo del petrolio che offre oggi alle Calabrie una prospettiva fantastica per poter contribuire alla riduzione della dipendenza energetica del nostro paese. I calabresi sono stati abituati da troppo tempo a pensare cosa lo Stato o l’UE possano fare per questa regione , pochi pensano a cosa noi possiamo offrire al nostro paese , all’U.E. e, in prospettiva, al resto del mondo. Proviamo a parlarne concretamente.

Le Calabrie, grazie a straordinarie risorse naturali, possono dare un grande contributo alla riduzione della CO2 e quindi al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in due modi :

a) Preservando ed accrescendo il proprio patrimonio forestale. I tempi sono maturi per calcolare , a livello regionale ogni anno, quale è il contributo di assorbimento di CO2 delle nostre foreste (i l Trentino ha iniziato a farlo e chiede una monetizzazione relativa !!) . Certo, non come faceva l’assessore Gallo che ha speso una barcata di soldi in pubblicità e testimonial con il risultato che l’anno scorso la nostra è stata la prima regione italiana per superficie percorsa dal fuoco (oltre 9000 ettari!!) . Il modello Aspromonte, con i contratti di responsabilità, costituisce un modello di riferimento che può essere ripreso, migliorato ed esteso a tutta la regione.

b) Sviluppando le energie rinnovabili ed il risparmio energetico. Questo processo può e deve avvenire con tre modalità :

1) promozione delle energie rinnovabili a partire da quelle che sono economicamente sostenibili e quindi non richiedono investimenti a fondo perduto (eolico,solare termico, biomasse, centrali idroelettriche di taglia media e piccola,ecc) ;

2) produzione di parti, componenti, ecc. per le energie rinnovabili ed il risparmio energetico in modo che questa regione non sia solo utilizzatrice , ma anche dia un contributo produttivo in questa direzione ;

3) legislazione ad hoc per tutte le nuove costruzioni che ponga con chiarezza dei vincoli a favore del risparmio energetico, nonché sostituzione appropriata di impianti di illuminazione pubblica che rappresentano attualmente un grande spreco di energia e denaro.

L’implementazione di una strategia di risparmio energetico ed uso delle energie rinnovabili può avere un obiettivo ambizioso : fare diventare la Regione Calabria la Prima Regione Ecologica del Mediterraneo. Naturalmente non basta un uso appropriato dell’energia e la conservazione del patrimonio forestale, ma occorre avere una strategia per la biodiversità e quindi un modello di sviluppo agricolo diverso da quello attuale, nonché normative appropriate per il traffico, ecc.

Ma, l’energia è il fattore dove si può agire immediatamente e con ricadute visibili a diversi livelli.

Una politica di risparmio energetico ed uso delle rinnovabili ha, fra l’altro, una ricaduta occupazionale notevole e fuori dalla concorrenza del mercato mondiale. Secondo studi fatti in passato si parla di 10-12 mila persone che potrebbero lavorare direttamente ed indirettamente in questo campo.

Modalità d’attuazione.

Il fatto che nelle Calabrie siano rari i casi di utilizzo di energie rinnovabili è legato a tanti fattori, non ultimo la mancanza di una strategia politica che metta in campo i diversi soggetti: le Università, le imprese, i consumatori. Un altro aspetto da considerare è rappresentato dalla burocrazia e dai pregiudizi che, per esempio rispetto alle fattorie eoliche, hanno giocato un ruolo negativo.

Per questo occorre:

1) Rifare i piani energetici provinciali (la delega è alle Province in questo caso) puntando a mettere insieme studiosi ed operatori, analisti del territorio e imprenditori , Università e tecnici di imprese.

2) Creare diversi “gruppi operativi” (almeno 5) con obiettivi, tempi e risultati da conseguire per quanto riguarda in particolare : solare termico, energia eolica, uso delle biomasse, risparmio energetico ,recupero centrali idroelettriche dimesse.

3) Indirizzare una parte della formazione professionale a questi obiettivi con modelli didattici di teoria e pratica su cantieri sperimentali o su esperienze esterne alla regione.

4) Entrare in rete con le esperienze ed i gruppi che operano nel resto del Mezzogiorno.

5) Convocare annualmente una Conferenza Energetica Regionale per mettere a confronto i risultati conseguiti e fare emergere gli ostacoli incontrati.

 (tratto dal sito www.progettocalabrie.it)