Dal programma al progetto: quale futuro per la Calabria

3 12 2002

di Giovanni Latorre
Rettore dell’Università della Calabria

Le motivazioni
Ai partiti politici la Costituzione del nostro paese affida il ruolo di tramite tra il consenso popolare e le istituzioni politiche. Questo ruolo, negli ultimi anni, soprattutto a causa dell’attenuazione dell’influenza del collante ideologico derivante dalla divisione del mondo in blocchi contrapposti ed a causa delle profonde trasformazioni nella struttura produttiva, e quindi anche nella modalità di partecipazione alla vita politica, è andato man mano svuotandosi rispetto al modello originario. Tutto ciò ha comportato un allontanamento di quote man mano crescenti di cittadini dalla politica ed, in generale, ha determinato una caduta dell’interesse per la gestione della cosa pubblica. Negli ultimi tempi, anche causa dell’acutizzarsi di fenomeni sociali negativi legati agli effetti perversi di un certo tipo di mondializzazione dell’economia e sotto l’urgenza della difesa di diritti fondamentali di cittadinanza, come il diritto alla pace, il diritto al lavoro ed, in generale, il diritto ad essere destinatari di politiche di welfare rispettose della dignità dei cittadini, si è registrata una notevole ripresa d’interesse per le problematiche che riguardano la collettività. Il movimento promosso dalla nostra associazione Progetto Calabrie si inserisce a pieno titolo in questo processo di rinnovata partecipazione.
Con il nome Progetto Calabrie vogliamo sottolineare il carattere plurale di questa nostra regione dal punto di vista culturale, sociale ma anche geografico ed allo stesso tempo sottolineare l’apertura della nostra regione alle diversità etniche esterne e la vocazione per una politica dell’accoglienza e dell’inserimento dei migranti in una regione che è parte di un Mediterraneo plurale e multi – culturale, che vogliamo contribuire a far diventare un luogo di pace e di prosperità per tutti i popoli che vi si affacciano. Il nostro scopo è quello di favorire la partecipazione alle scelte che determinano le condizioni di vita dei calabresi. Il contributo dell’associazione è diretto anche i partiti. Innanzitutto a quelli del centro sinistra, area in cui per scelta culturale, ideale e politica l’associazione si colloca. Le elezioni regionali sono quindi solo un acceleratore delle scelte maturate da quanti, intellettuali, associazioni, organizzazioni sociali, sindacati, parti importanti del sistema universitario e dell’autonomie della regione dopo il cantiere meridionale del maggio 2003 ed il lungo dibattito su Ora Locale ha deciso, che le sorti della regione e le stesse condizioni materiali e sociali della propria vita non potevano essere lasciate solo nelle mani del sistema dei partiti.
Ciò non vuol dire che questa associazione nasca contro i partiti. Anzi ai partiti di riferimento, cioè a quelli di centro sinistra, chiede un forte impegno di rinnovamento delle proprie pratiche e finalità, e dichiara espressamente di voler interagire sul terreno dei contenuti, cioè il programma, e dei metodi, cioè democrazia e modalità di partecipazione, attraverso la costruzione di una Costituente di Programma formata, auspicabilmente, per un terzo di delegati dei partiti, un terzo di delegati delle associazioni sociali, sindacali, culturali, di movimento, professionali, imprenditoriali, del volontariato laico e cattolico e delle prime gracili associazioni dei migranti; ed infine per un terzo dal sistema istituzionale delle autonomie locali comprendente oltre che il sistema dei comuni, quello universitario e scolastico. L’Associazione propone anche la promozione, nelle forme che si decideranno insieme, delle “Primarie di programma e per la scelta dei candidati a Presidente della Giunta regionale ed a Sindaco nei Comuni”, a cominciare, ad esempio, da Lametia Terme.
Il lavoro del seminario odierno deve essere finalizzato all’assemblea regionale del 2 ottobre, da tenersi presso il Cinema Grandinetti di Nicastro, nella quale verificheremo e sottoporremo a ratifica il lavoro di programma svolto e lanceremo la seconda fase con la proposta della costituente di programma e le primarie da concludere entro la fine dell’anno.

Analisi della situazione calabrese
Augusto Graziani, ha magistralmente definito la situazione delle regioni meridionali come caratterizzata da “Benessere senza sviluppo”. Per la Calabria potremmo parafrasare questa formula dicendo che una parte cospicua della nostra regione è caratterizzata da “Malessere senza sviluppo”. Mi riferisco, soprattutto, al malessere del vivere sotto il ricatto del potere mafioso, che oggi ha trovato l’esemplificazione più eclatante nelle minacce al Sindaco Cassone, al quale va la nostra piena solidarietà.
Anche se nel complesso il livello dei consumi della nostra regione si attesta ad un 75% circa di quelli medi nazionali, soprattutto grazie ai trasferimenti dello Stato ed a quelli Comunitari, drammatica è la situazione del reddito medio pro – capite, che si attesta intorno al 50% di quello medio nazionale. Al di sotto di quello di paesi come l’Ungheria, la Slovenia ma anche la Slovacchia ed il Portogallo, che peraltro hanno ritmi di crescita dell’economia superiore allo striminzito 0,4% registrato nel 2003 dalla nostra regione. La questione del reddito è strettamente correlata alla centrale questione del lavoro. In questa regione il tasso di disoccupazione risulta superiore al 23%, cioè di 15 punti superiore al dato nazionale. In particolare quello che riguarda i giovani tra i 15 e 24 anni è pari circa al 57%, cioè di ben 35 punti più elevato di quello nazionale. Dato che dimostra in modo del tutto evidente che il diritto al lavoro, che significa anche il diritto all’autonomia economica ed alla possibilità di esprimere e valorizzare le capacità di ogni individuo, viene negato non solo alle classi meno abbienti ma, oggi, anche a vasti settori dei ceti medi. In altre parole, ormai è incombente su tutte le famiglie calabresi la problematicità del futuro delle nuove generazioni, obbligate come mai nell’ultimo trentennio ad alternative tutte drammatiche, inoccupazione, precariato, emigrazione.
Richiederebbe molto tempo interrogarsi sulle cause di questo disastro. Ma un dato appare chiaro, tutte le altre regioni meridionali hanno iniziato un percorso di sviluppo nell’ultimo decennio. Solo la Calabria è rimasta ferma, vedendo crescere i suoi problemi e soprattutto vedendo aumentare la sua dipendenza dal reddito prodotto altrove. Per uscire da questa situazione ci vuole uno scatto d’orgoglio. Per retaggio storico e culturale, anche per caratteristiche orografiche non siamo diversi dai Lucania e dai Campania, perché non possiamo anche noi risalire la china del sottosviluppo? E’ necessario avere coraggio, mettersi in discussione tutti, rifuggire da ogni auto – referenzialità e da ogni rendita di posizione, valorizzare le migliori esperienze che si riferiscono, nella nostra regione, anche nella gestione di strutture complesse e di grande impatto economico sia nel settore pubblico, penso ad esempio ai Comuni, alle Università, ai Parchi Naturali, sia nel settore privato, e qui penso a quelle imprese, che pure esistono, che si reggono nei mercati aperti alla concorrenza internazionale.
Certo con le ultime due legislature di centro destra abbiamo potuto verificare non tanto l’inefficacia di una strategia di sviluppo, ma la sua mancata formulazione. Ma dobbiamo riconoscere anche che sul nostro versante politico è mancata un’opposizione che costruisse un’alternativa soprattutto sui contenuti programmatici oltre che sulla battaglia politica quotidiana, al di là di qualche sporadica declamazione giornalistica di insoddisfazione per la gestione del governo regionale. Tutto ciò va corretto per tirare fuori la Calabria dalle secche nelle quali è incagliata. La prima correzione che chiediamo ai partiti, che sono istituzioni della democrazia, è quella di lavorare ad un profondo rinnovamento della politica, nei metodi ma anche nelle persone da coinvolgere nel governo della cosa pubblica. La Calabria non è povera di risorse umane di valore. Nelle professioni, nell’imprenditoria, nei sindacati oltre che nelle Istituzioni Politiche, c’è una riserva di competenze, di disponibilità all’impegno al servizio della collettività che sarebbe colpevole non utilizzare. Anche correndo il rischio che qualcuno in malafede possa considerarlo un discorso meramente opportunista, devo dire, in aggiunta, che è fondamentale che la classe politica riesca a realizzare le condizioni di un pieno coinvolgimento di quel grande patrimonio di competenze costituito dalle tre Università calabresi, nelle quali operano oltre 1300 docenti di ruolo ed altrettanti in formazione, che godono della fiducia di circa 60.000 studenti e relative famiglie. E’ anche su questa capacità che si gioca la credibilità della politica di porsi al centro della direzione della regione.

La proposta di Progetto Calabrie
Il progetto si sviluppa all’interno di una cornice di valori culturali e sociali che ne costituiscono i presupposti essenziali. Tale cornice trova il suo fondamento nel rifiuto di una società basata su favori e prepotenze e nell’affermazione, invece, del primato delle regole democraticamente condivise, dalle quali discendono diritti e doveri per tutti. In particolare, il progetto mette al primo posto la realizzazione e la tutela dei diritti politici e dei diritti di cittadinanza: quali il diritto alla salute, all’istruzione ed al lavoro, e, nella temporanea assenza di questo, nella realizzazione del diritto ad un salario di cittadinanza, che elimini, tendenzialmente, la dipendenza dal clientelismo politico o da quello criminale. In conclusione il progetto è finalizzato alla realizzazione di una società più giusta, più equa socialmente, nella quale i calabresi possano sviluppare pienamente le proprie capacità, così come dimostrano saper fare egregiamente fuori dalla Calabria.
All’interno di questi valori il Progetto da portare avanti è quello di uno Sviluppo Sostenibile sia dal punto di vista sociale, che significa rispettoso dei diritti di cittadinanza, sia dal punto di vista ambientale, che implica la salvaguardia delle grandi risorse naturali e culturali di questa regione che, al contrario, vanno valorizzate, fatte fruire con intelligenza e trasferite integralmente alle future generazioni. Il Progetto di Sviluppo Sostenibile è di lungo termine e pertanto richiede, per la sua realizzazione, una classe dirigente che non abbia la necessità di poter contare su risultati di breve periodo, soprattutto in termini di consenso. I risultati verranno nel lungo termine e, probabilmente, saranno altre classi dirigenti a trarne beneficio e non quella che ha iniziato il Progetto. A questa andrà il merito, non secondario, di aver innescato il processo. Tale classe dirigente non solo deve fare proprio il sistema di valori appena enunciato, ma deve esserne il più convinto soggetto propugnatore. Ciò implica, ad esempio, che nei confronti del potere mafioso non basterà essere al di sopra di ogni sospetto di collusione o di semplice tolleranza o inerzia, ma dovrà essere manifesta la piena disponibilità ad una lotta senza quartiere alla criminalità di ogni tipo.
Il Progetto di Sviluppo Sostenibile per le Calabrie, in estrema sintesi deve portare a mettere a reddito, nell’ambito della sostenibilità ed all’insegna della valorizzazione, quelle che sono le risorse della Calabria, cioè la sua Natura, la sua Cultura ed il suo Sistema Produttivo. Ma mettere a reddito tutte le risorse della Calabria in uno scenario che sempre di più sarà caratterizzato dai processi di integrazione delle economie dell’Europa a 25 e da quelli della mondializzazione dell’economia non è cosa che possa essere fatta nell’attuale contesto della nostra regione. Infatti nei prossimi anni saremo esposti sempre di più alla competizione internazionale che può, nel giro di qualche anno, far trovare fuori mercato tutto l’apparato produttivo calabrese.
Questo cambiamento di scenario può non piacere, e certamente è molto preoccupante, soprattutto per l’assenza di un governo mondiale dell’economia che metta al riparo da una concorrenza con economie caratterizzate dall’assenza di diritti per i lavoratori, quando non basate sul vero e proprio sfruttamento del lavoro. Ma tutto ciò è un dato del problema e non vi si può sfuggire. La modifica del contesto significa riconvertire tutto l’apparato produttivo esistente, incluso il comparto dei servizi e della Pubblica Amministrazione, e caratterizzarlo fortemente nel senso dell’elevazione delle soglie tecnologiche. Va da se che le nuove attività produttive non potranno che riguardare settori tecnologici avanzati, cioè gli unici in grado di assicurare una nostra presenza competitiva sui mercati internazionali.
Come già detto questo salto qualitativo è da prevedere per tutti i settori produttivi, come ad esempio il settore agrindustriale che dovrà essere caratterizzato sulla tracciabilità dei prodotti per incrementarne il valore aggiunto. La sfida dell’innovazione è da prevedere anche per i settori oggi soltanto potenzialmente produttivi, includendo anche l’utilizzazione sostenibile dei beni culturali e di quelli ambientali, tra cui la montagna per una piena valorizzazione delle zone interne della nostra regione. Il salto di qualità dovrà riguardare anche il settore dei servizi, tra cui la Pubblica Amministrazione ed in particolare l’Amministrazione Regionale ed i servizi ad essa connessi come la Sanità, che tra l’atro oggi, pur assorbendo il 60% delle risorse del bilancio regionale, non fornisce un servizio che, in generale, brilli per qualità. Tutte queste attività dovranno diventare competitive almeno con le strutture analoghe delle altre regioni del nostro paese.
La creazione di nuove imprese e l’attrazione di imprese dall’esterno nei settori tecnologici di punta o nei settori tradizionali ma con processi produttivi d’avanguardia, insieme alla ristrutturazione dell’apparato produttivo esistente, costituiscono le tre linee portanti di una concreta Politica Economica Regionale, realisticamente realizzabile a patto che in modo coordinato vengano usate tutte le risorse nazionali ed in modo addizionale quelle dell’Unione Europea, al di fuori dell’episodicità e della frammentarietà, ma con un disegno preciso che tenga conto solo delle reali vocazioni e potenzialità dei vari territori della regione, nell’ambito dell’interesse generale e non per perseguire meri interessi particolari.

Questo grande sforzo proteso all’innovazione dei processi di produzione non può prescindere dall’adeguamento delle infrastrutture di comunicazione e di tele – comunicazione, vera è propria palla al piede della nostra regione. Il Governo Nazionale, e sembra anche il Parlamento Europeo, sono favorevoli alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Alla Calabria la costruzione Ponte è opinabile che porti vantaggi ma è certo che crei tanti problemi, sui quali è superfluo dilungarsi in questa sede. La materia va rinegoziata con il Governo Nazionale, che deve chiarire su quali vantaggi potrà contare la nostra regione nel caso dovesse acconsentire, previo referendum consultivo, all’avvio della costruzione dell’opera. Solo dopo tale negoziazione sull’intero pacchetto infrastrutturale, che deve, ovviamente avere impegni precisi su tutta la problematica delle infrastrutture, Porto di Gioia Tauro in primis , si potrà effettuare una consultazione popolare tra i cittadini calabresi per decidere democraticamente l’atteggiamento da tenere sulla questione del Ponte sullo Stretto.
Il mercato di riferimento per la futura economia regionale non potrà essere costituito soltanto dal resto dell’Italia e dagli altri paesi membri dell’Europa. Per sfruttare al meglio la nostra posizione geografica ma anche per rispondere positivamente alle esigenze di sviluppo dei paesi che si affacciano sulla riva sud del Mediterraneo e per corrispondere agli interessi più genuini dell’Europa democratica, non possiamo che auspicare la piena realizzazione delle politiche euro – mediterranee stabilite dall’accordo di Barcellona del 1995, che prevedono, tra l’altro, l’istituzione di una Zona di Libero Scambio a partire dal 2010 tra i paesi membri dell’Unione Europea ed i cosiddetti paesi terzi mediterranei. Se a tale appuntamento saremo in grado di arrivare con un Sistema produttivo innovativo potremo creare nel Mediterraneo quelle sinergie che nell’Asia orientale, cioè in Giappone, Corea, Taiwan ed oggi anche in Vietnam e prepotentemente nella Cina continentale hanno consentito all’economia americana di far diventare, anche se con tante contraddizioni e storture che potrebbero essere evitate, l’area dell’Oceano Pacifico quella caratterizzata dai più alti tassi di crescita a livello mondiale.
Il nostro interesse è quindi quello di realizzare un Mediterraneo di equità e di pace e sarà importante il contributo che la nostra regione dovrà dare in questa direzione. Purtroppo anche i primi tentativi di lavoro comune con i paesi del nord – Africa che le Università calabresi stavano realizzando, sperimentano oggi una battuta d’arresto come conseguenza della scellerata guerra portata anche dal nostro paese in Irak. Ma anche questa fase dovrà essere superata, con l’impegno di tutti, ed allora riprenderemo il cammino per ricostruire insieme agli altri popoli mediterranei la civiltà di questa straordinaria parte del mondo, cerniera storica di tre continenti, la cui stabilità e prosperità è condizione prima per la pace a livello planetario.

Il Progetto è realizzabile?
Ha la Calabria le risorse intellettuali per un simile Progetto? La risposta è certamente positiva. Abbiamo risorse intellettuali di buon livello nella politica, nei sindacati, nelle professioni, tra gli imprenditori innovativi che competono in mercati non protetti e certamente nel sistema universitario. Il problema è catalizzare queste forze e renderle parte trainante del progetto d’innovazione per la regione. Fino ad oggi nessuno è riuscito a farlo. Direi che nessuno ci ha mai provato, anche perché per provarci bisogna avere in mente un disegno strategico.
Consentitemi di ritornare, per un attimo, alle Università che rappresentano, insieme a poche altre cose, motivo di vanto per la nostra regione. Esse sono, nelle società le cui economie ruotano intorno alla conoscenza, lo strumento principale per i processi di sviluppo, perché la loro missione istituzionale è quella di produrre nuova conoscenza e di trasferirla ai giovani in formazione. La Calabria è dotata di questo straordinario strumento di sviluppo e le linee d’azione appena illustrate sono perfettamente complementari all’esigenza di fornire occasioni di lavoro qualificato ai circa 60.000 giovani che oggi sono impegnati negli studi e che domani potranno essere una poderosa forza d’urto nella realizzazione del Progetto di Sviluppo della Regione.
Però per coniugare ricerca, formazione, innovazione produttiva anche all’insegna della coesione sociale è necessario disporre di risorse finanziarie. La Calabria dispone di tali risorse? A tal proposito è paradossale che passi sotto silenzio la bassa propensione del governo nazionale in carica per la risoluzione dei problemi socio – economici di questa parte d’Italia, testimoniata, peraltro in modo evidente, anche dalla semplice intitolazione del quarto capitolo del Documento di Programmazione Economico Finanziaria per gli anni 2005 – 2008, che citando testualmente si chiama: “La politica per la competitività del mezzogiorno e delle aree sotto utilizzate del centro nord” e che poi di fatto destina alle cosiddette Aree sotto utilizzate del centro – nord un quarto delle risorse dell’intervento comunitario.

Nonostante tutto il nostro Governo per assicurare all’Italia le risorse comunitarie è impegnato a localizzare il 30% della spesa in conto capitale del Bilancio dello Stato nel Mezzogiorno, in modo da assicurare l’addizionalità delle risorse dell’Unione Europea. Tale spesa in conto capitale raggiungerà nel periodo 2004 – 2008 il 7% del prodotto interno lordo. Si tratta di risorse ingenti di cui la Calabria, insieme alle altre regioni meridionali, sarà destinataria nei prossimi anni. In aggiunta a tutto ciò, sono da considerare le risorse dei Fondi Strutturali Europei 2007 – 2013, finalizzati prevalentemente allo sviluppo regionale da conseguire attraverso l’innalzamento della soglia tecnologica del tessuto produttivo esistente ed alla creazione di nuove imprese sull’alta tecnologia, quindi perfettamente coerenti con il Progetto di Sviluppo Sostenibile da mettere in cantiere per la Calabria.
A tutto ciò si devono aggiungere le risorse dell’intervento comunitario 2000 – 2006, che, a tutto oggi, 2004 inoltrato, risultano non spese in misura pari circa al 75%. Naturalmente, come già detto per ottenere effetti di sistema è necessaria una strategia nell’utilizzazione e combinazione delle risorse umane, finanziarie, materiali ed immateriali. Così come è necessaria una strategia istituzionale che riservi per la Regione i compiti di programmazione e controllo della spesa e deleghi ai comuni ed alle province i compiti di gestione dei piani di intervento.

Una strategia di sviluppo centrato sulla innovazione tecnologica è stata mai sperimentata fino ad oggi, e con quale esito? La risposta a questa domanda è positiva. Tale proposta è stata realizzata con successo in una realtà con una popolazione quasi doppia a quella calabrese. In questa realtà dal 1993 al 2002 il PIL è aumentato del 200%, cioè si è triplicato, ed il PIL pro – capite, che è aumentato del 170%, cioè un po’ meno che triplicato, in Europa è diventato il terzo dopo quello del Lussemburgo e della Danimarca. Il paese che in soli dieci anni ha realizzato questo miracolo è l’Irlanda, che nel decennio appena menzionato ha registrato tassi medi di crescita dell’economia dell’ordine del 12% all’anno e che oggi ha un tasso di disoccupazione del 4%.
Si obietterà che la Calabria non gode delle condizioni particolari di questo paese. Nella nostra regione non possiamo contare su politiche speciali di defiscalizzazione delle imprese, che hanno contribuito in modo notevole all’incremento degli investimenti dall’estero in quel Paese. In aggiunta, la società irlandese è caratterizzata da un forte senso civico e dalla bassa incidenza dei fenomeni di criminalità. Ma l’esempio Irlanda dimostra che una strategia di sviluppo incentrata sull’innovazione in tutti i campi ed a tutti i livelli è certamente pagante. Se sperimentata in Calabria ben difficilmente realizzeremmo i tassi di crescita del 12%, per i gravi handicap che ci portiamo dietro, ma almeno due punti percentuali all’anno di incremento di PIL rispetto alla media nazionale sarebbero un obiettivo certamente perseguibile, anche alla luce delle potenzialità turistiche della nostra regione, oggi espresse soltanto in minima parte e per le quali diventa centrale il ruolo delle nostre municipalità per rendere i territori attrattivi non solo dal punto di vista ambientale ma anche culturale ed umano.

I pericoli nell’azione di Governo della Regione
La Calabria è una regione dalle mille emergenze. È molto forte la tentazione, anche per chi ha in mente un progetto strategico di dare una risposta a tali 1000 emergenze. Ma bisogna avere la consapevolezza che i problemi della nostra regione non sono risolvibili all’interno del contesto attuale. È necessario realizzare il progetto di sviluppo, che abbiamo anche definito sostenibile, che è in grado di modificare il contesto. La difficoltà dell’azione politica, ovviamente, consisterà nel coniugare le esigenze dello sviluppo, che nel medio – lungo termine potrà risolvere i problemi della regione, con l’esigenza di dare una risposta alle tante drammatiche contingenze quotidiane. Stabilire questo difficile equilibrio tra quotidianità e prospettiva è la difficoltà più rilevante che chi si accinge all’onere del governo della regione dovrà fronteggiare.
Anche per questo motivo oltre ad una approfondita riflessione sul programma da realizzare, attività alla quale spero di aver dato un primo modesto ma non meditato contributo, i partiti, e qui mi riferisco a quelli di centro sinistra, dovranno affrontare e risolvere in tempi ristretti la selezione dei candidati al consiglio regionale e della squadra di governo. Il profilo non potrà che essere, in entrambi, i casi molto alto. Capiamo tutte le esigenze della politica, le esigenze di un’alleanza, l’esigenza della mediazione e l’esigenza di ottenere il consenso, ma capiamo anche con molta chiarezza che soltanto una classe politica ed un governo regionale di grande credibilità potranno avere l’autorevolezza e l’autorità per chiedere ai calabresi anche quegli equi sacrifici che tutte le profonde trasformazioni richiedono. Solo con questa qualità di personale politico i cittadini potrebbero avere la percezione tangibile che, finalmente, in questo caso tali sacrifici verrebbero certamente finalizzati ad un concreto progetto di riscatto di questa nostra terra.

(tratto dal sito www.progettocalabrie.it)

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