Manifesto di Progetto Calabrie

4 12 2000
  • Una regione leggera e plurale
  • al femminile
  • ecologica 
  • garante della legalità e della partecipazione 
  • della solidarietà e del lavoro 
  • che dutela il diritto alla salute 
  • dell’accoglienza 
  • della ricerca e dell’arte 
  • laboratorio del MediterraneoLa Regione leggera e plurale, sgravata dal peso della gestione, con una forte delega agli enti locali, capace di programmare il futuro delle Calabrie, di valorizzare le specificità delle singole aree, di esaltare la varietà delle tradizioni e delle culture locali, di coordinare le attività e le specificità dei suoi 409 Comuni e delle sue Province. Una Regione che riconosca la dignità degli enti locali, attribuendo risorse certe, per venire incontro alla esigenze dei cittadini. Una Regione plurale perché ricca delle sue diversità che non diventano conflitti. Una Regione plurale perché anche nella sua forma di governo sappia esprimere la molteplicità degli interessi rappresentatati, senza decisioni monocratiche dall’alto.

    La Regione al femminile, che promuove, anche attraverso una consistente presenza nel Consiglio e nella Giunta Regionale, la partecipazione delle donne per una migliore organizzazione e gestione delle istituzioni pubbliche. La ricchezza potenziale del contributo femminile non potrà mai essere risolta con un assessorato alle pari opportunità, ma deve diventare, un approccio culturale “al femminile” che attraversi tutti i settori e sia in grado di suscitare nella vita pubblica e in quella privata una sensibilità al superamento delle profonde differenze di opportunità tra i generi.

    La Regione ecologica, che individua nella tutela ambientale un obiettivo prioritario, che è orgogliosa di avere all’interno del proprio territorio tre parchi nazionali ed un parco regionale che formano un corridoio ecologico di straordinario valore . Una Regione che punta all’autosufficienza energetica fondata su tutte le fonti di energia rinnovabile, che s’impegna nel risparmio energetico e nella raccolta differenziata dei rifiuti, che pone un veto all’introduzione degli OGM nel suo territorio ,quanto ai rifiuti tossici ed al passaggio dei grandi elettrodotti, mentre promuove l’agricoltura biologica, biodinamica,la commercializzazione dei prodotti tipici e la valorizzazione dell’agriturismo. Il principio del limite ed il principio di precauzione stanno alla base della valutazione per la localizzazione di nuove attività ed investimenti.

    La Regione garante della legalità e della partecipazione, che combatte la corruzione, la clientela e la criminalità organizzata, che solidarizza con chi è colpito dalle violenze, dai ricatti e dalle minacce mafiose. Che si propone di recuperare alla legalità e allo sviluppo quei territori occupati dalla ndrangheta e dalle organizzazioni malavitose; che avvia un processo di recupero sociale di tutti quei giovani che oggi costituiscono l’esercito dei commerci illegali e delle imposizioni criminali. Una Regione che promuove, a partire da sé, la trasparenza e il controllo pubblico e si propone come modello educativo alle giovani generazioni. Una Regione in cui i cittadini siano sempre coinvolti nelle grandi scelte pubbliche (come ad esempio la costruzione del Ponte sullo Stretto, che per noi rimane un’opera inutile e dannosa) e dove chiunque possa concretamente controllare l’azione delle istituzioni. A questo fine riteniamo importante istituire gli Stati Generali delle Calabrie, un organismo che deve avere una importante funzione consultiva e propositiva, che verrà convocato almeno due volte l’anno ,ed a cui parteciperanno i sindaci , i presidenti delle Province e delle Comunità montane, i rappresentanti dei sindacati e delle forze imprenditoriali, incluse le imprese non-profit, organismo che deve essere convocato in ogni caso prima del varo del bilancio preventivo e delle strategie di intervento della Giunta Regionale.

    La Regione della solidarietà e del lavoro che prende forza dalla ricchezza dei valori umani presenti nelle famiglie, nei gruppi di volontariato e nelle sue molteplici realtà associative. Una Regione impegnata a garantire la qualità della vita dei cittadini calabresi, sostenendo con la politica dei servizi sociali (per i quali va creato un apposito assessorato) le fasce deboli della popolazione, soprattutto gli anziani, riconoscendo il diritto ad un reddito di cittadinanza da realizzarsi progressivamente sulla base della responsabilità comunitaria. Una Regione che considera il lavoro come diritto primario soprattutto dei giovani calabresi per liberarli dalla sudditanza di qualsiasi potere. Una Regione che combatte il lavoro nero e sottopagato, che collabora con le organizzazioni dei lavoratori per una maggiore tutela del lavoro, costruendo un futuro di lavori qualificati per le nuove generazioni che vivono oggi il dramma della precarietà e della inoccupazione. Che persegue tali obiettivi incentivando l’assunzione anche attraverso la fiscalità regionale.

    La regione che tutela il diritto alla salute. La spesa regionale sanitaria rappresenta il 65% circa del suo bilancio. Ciò nonostante è risaputo che per le patologie più gravi i cittadini calabresi sono costretti ai “viaggi della speranza”. Questa realtà oltre a pesare sui calabresi ammalati e sui loro familiari, dissangua finanziariamente la sanità calabrese a beneficio di altre regioni. Occorre riprogettare la sanità calabrese mettendo al centro il cittadino e le sue esigenze. La regione dovrà valorizzare quanto più è possibile la professionalità degli operatori, costruire poli d’eccellenza in rete con le strutture sanitarie territoriali, recuperare tempi medi di attesa per la somministrazione delle prestazioni e adeguare le infrastrutture, le risorse andranno allocate in modo da evitare sprechi e inutili posizioni di rendita. L’obiettivo è quello di far crescere un indicatore importante della qualità della vita in Calabria.

    La Regione dell’Accoglienza e dell’Ospitalità, che partendo da una nobile tradizione che ha visto i calabresi nel passato accogliere ed integrare migliaia di profughi provenienti da altri paesi (dai greci agli albanesi), che ha mostrato nel presente esempi luminosi di grande ospitalità (dai curdi a Badolato all’esperienza di Riace) di cui i calabresi vanno fieri, pone al centro del suo agire l’integrazione e la valorizzazione degli immigrati e dei profughi politici. Per coerenza riteniamo che oggi vadano chiusi i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) dove vengono rinchiusi i disperati che arrivano nella nostra regione alla ricerca di una vita migliore. Accoglienza ed ospitalità sono dei grandi valori che tendono a caratterizzare anche le forme più innovative del turismo in Calabria (ospitalità diffusa nelle famiglie, turismo responsabile, ecc.) e che la regione intende estendere e valorizzare. Altresì dovranno essere valorizzati tutti i beni e le infrastrutture (ad es. castelli, diversità paesaggistiche, porti turistici, aereoporti, ecc.) attraverso le quali è possibile attrarre importanti flussi turistici. È altresì necessario un forte collegamento con i calabresi nel mondo, che rappresentano una importante riserva di valori, competenze, capacità e amore verso la nostra terra.

    La Regione della Ricerca e dell’Arte. Le Calabrie posseggono un patrimonio inestimabile di giovani talenti artistici, umanistici e tecnici che hanno grandi capacità e predisposizione per la ricerca. La ricerca scientifica, sia pura che applicata, rappresenta una risorsa strategica per il futuro di questa Regione. Per questo è necessario impegnare, sul bilancio corrente, almeno un 2% finalizzato a sostenere la ricerca scientifica, l’innovazione ed il trasferimento di know how alle imprese calabresi. Così come è necessario recuperare i centri storici di centinaia di paesi, spesso abbandonati, utilizzando le capacità artistiche ed i vecchi saperi presenti nel territorio. Una grande attenzione e priorità deve essere data a tutte quelle azioni che puntano alla valorizzazione e conservazione del patrimonio artistico, architettonico, storico, nonché alla manutenzione del patrimonio urbano, infrastrutturale e ambientale.

    La Regione che valorizza il suo sistema educativo come strumento di primaria importanza nella competizione tra i territori. Il sistema scolastico e quello universitario caratterizzano positivamente la Regione Calabria. Infatti, la qualità degli studi e la quantità degli studenti coinvolti pone la nostra regione ai primi posti in Italia nelle graduatorie sui tassi di scolarizzazione. Occorre una politica di bilancio regionale che accompagni questo processo, supportando la qualità della didattica e realizzando pienamente il diritto allo studio.

    La regione che si dota di una politica industriale per l’innovazione. Il sistema produttivo calabrese nel suo complesso – agricoltura, industria, servizi (inclusa la Pubblica Amministrazione) richiede un forte innalzamento della soglia tecnologica per evitare l’estromissione dal mercato nazionale e internazionale nei prossimi anni. Questo fenomeno negativo si sta già verificando per tante produzioni “mature” come ad esempio l’industria del legno e del tessile. Dobbiamo evitare che si propaghi ad altri settori, con ulteriore perdita di posti di lavoro. La strategia dell’Ente regionale deve essere quella di incentivare l’innovazione del tessuto produttivo, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione delle Università calabresi e dei loro giovani laureati.

    La Regione delle Professioni e delle competenze, una regione in grado di cogliere l’enorme potenzialità dello sviluppo dell’istruzione e delle professioni, che sceglie le competenze e combatte le cattive appartenenze. Una Regione che si impegna a collegare l’innovazione, la ricerca e le professionalità con lo sviluppo economico e sociale. Una regione che esalti tradizioni e cambiamenti, competenze tecniche e culture popolari. La regione deve assumere il parametro del rigore nella selezione e/o promozione della sua classe dirigente, assumendo la meritocrazia quale criterio di sconfiggere le pratiche clientelari.

    La Regione – Laboratorio del Mediterraneo, non più visto come mera espressione e collocazione geografica, ma come punto di riferimento sostanziale per la politica regionale che attraversa tutti i settori: dall’agricoltura all’industria ai trasporti, dal turismo alla cultura, dalla ricerca scientifica alla produzione artigianale ed artistica. L’impegno per un Mediterraneo di pace e cooperazione, per l’allargamento della Unione Europea ai paesi della sponda est ed sud del mare nostrum, vedrà la Regione Calabria in prima fila, come nodo culturale e scientifico, economico e sociale di una grande rete mediterranea che guarda al futuro di questo bacino su cui si gioca gran parte del futuro dell’umanità.

    La regione della speranza. Occorre riscoprire e valorizzare il senso di appartenenza al territorio in funzione della sussidiarietà, come valore pregnante di un impegno politico nuovo, che diventa strumento capace di indirizzare il governo della Regione verso la soluzione dei problemi di tutta la gente di Calabria, cominciando da bisogni primari e urgenti. La condivisione di problemi, mezzi e soluzioni tra classe dirigente calabrese e cittadini rappresenta il metodo discriminante per il nostro impegno e la rinascita della nostra regione.

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GOVERNO CIVICO: LA CALABRIA CHE PROPONIAMO

3 12 2000

La Calabria che proponiamo

Governo Civico vuole proporre ai cittadini calabresi un nuovo patto sociale che abbia a fondamento da un lato il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza( che sono ogni giorno di più messi in pericolo dalla politica neoliberista del centrodestra e da progetti di riforma della Costituzione e di devolution destinati ad accentuare le disuguaglianze tra le Regioni riguardo a diritti fondamentali quali l’accesso alle prestazioni sanitarie,l’istruzione,i servizi alla persona), e dall’altro l’impegno a farsi carico dei doveri individuali e collettivi che e’ necessario assumere in vista del bene comune.
Diritti e doveri: e’ questo il filo conduttore che vogliamo utilizzare per indicare alcune scelte indispensabili per dare una svolta alla situazione calabrese, assumendo come metro di valutazione dei programmi,delle scelte e delle azioni la capacità di “rovesciare la piramide”, cioè il guardare le cose dal punto di vista di chi e’ in basso nella scala sociale, dei destinatari dei servizi e non dei loro gestori (il paziente e non il medico, lo studente e non l’insegnante, il cittadino e non il funzionario/burocrate)

1) Rinnovamento della classe politica
Il rinnovamento della classe politica e’ una delle precondizioni indispensabili per dare credibilità a qualsiasi ipotesi di sviluppo della Calabria. La concreta attuazione del sistema maggioritario ha aggravato la crisi del sistema dei partiti, accentuando le pratiche oligarchiche, l’allontanamento dei cittadini, la personalizzazione della politica.
Al fallimento del centrodestra in Calabria ha fatto riscontro l’incapacità del centrosinistra di praticare un’opposizione credibile sul piano dei contenuti e degli stessi comportamenti personali ed amministrativi: la scandalosa vicenda del cosiddetto “concorsone”, con l’assunzione spudorata e clientelare di amici e portaborse rappresenta la prova provata di un consociativismo clientelare che rende impresentabili i protagonisti di una legislatura da dimenticare.
I partiti quindi, se vogliono recuperare un minimo di credibilità, hanno il dovere di aprirsi alla società calabrese,favorendo rinnovamento e ricambio, aprendo le porte a quanti in questi anni hanno dimostrato in Calabria di saper governare enti come le Università, istituzioni a vario livello, imprese, associazioni: è da questi mondi vitali e non da una generica ed anonima “società civile” che la politica può e deve trarre nuova linfa.

2) Partecipazione/Pari opportunità
Il ricambio della classe dirigente difficilmente avverrà per libera volontà di chi oggi detiene il potere, i “pacchetti di maggioranza” all’interno dei partiti: perchè esso si realizzi ed il rinnovamento diventi una scelta consapevole e condivisa di tutto il centrosinistra, occorre con coraggio dare spazio ai cittadini che si riconoscono nel progetto politico del centrosinistra: per questo Governo Civico ritiene indispensabile lo svolgimento di elezioni primarie per tutte le cariche elettive monocratiche (pres. Regione e Provincia,sindaco,parlamentare,ecc.).
Più in generale, Governo Civico ritiene il diritto alla partecipazione uno dei diritti di cittadinanza che non può esaurirsi solo al momento del voto, ma deve trovare spazi quotidiani di espressione attraverso istituti come il difensore civico, le consulte, la possibilità di fare ricorso a commissioni/comitati di controllo dei servizi pubblici, l’istituzione di numeri verdi per la segnalazione di disservizi,ecc.
Nell’ambito della più complessiva tematica della partecipazione di tutte le componenti sociali allo sviluppo della Calabria, particolare attenzione merita il tema delle pari opportunità.
Nella nostra regione e’ ancora troppo basso il numero di donne in ruoli di responsabilità (dalle assemblee elettive al management pubblico e privato): segno evidente che per loro sussistono ancora situazioni sociali penalizzanti (dai condizionamenti culturali agli scarsi servizi per la famiglia, alla stessa organizzazione dei tempi delle città e del lavoro) che vanno combattute e rimosse. Perciò Governo Civico si pone l’obiettivo di far emergere la cultura del bisogno dei tempi di vita: orari flessibili, congedi parentali, congedi per maternità, part-time, banche del tempo, telelavoro, sono tutti strumenti che mirano ad armonizzare le necessità della famiglia con quelli dell’azienda, e che vanno favoriti per esempio attraverso la creazione di un sistema selettivo di incentivi regionali alle aziende che adottano modelli organizzativi che tengono conto di tali esigenze. Analogo sistema premiante la Regione deve adottare nei confronti dei Comuni che riorganizzano i tempi della città, e realizzano una forte politica di espansione dei servizi alla famiglia.

3) I diritti fondamentali della persona: casa, salute, istruzione, lavoro

Sono quattro i bisogni primari su cui si gioca la qualità della vita delle persone. Rispetto ad essi la Regione e’ chiamata a svolgere un ruolo fondamentale.

3.1- La casa.
Senza casa non si può vivere: disporre di una alloggio dignitoso è pertanto un diritto fondamentale della persona. Molti sono i calabresi che vivono in case di proprietà ed hanno perciò risolto il problema. Molti altri però vivono in affitto, ed i più poveri non di rado sono costretti ad abitare in alloggi di edilizia pubblica e/o privata inadeguati o fatiscenti. L’attuale politica dei mutui bancari rende poi difficilissimo l’accesso ai finanziamenti per la casa ai tanti giovani che lavorano con contratti di collaborazione o a termine. Questa situazione, associata al costante aumento degli affitti (spesso in nero) mette in crisi moltissime famiglie, che devono destinare buona parte del loro reddito all’affitto e fanno fatica ad arrivare a fine mese.
La politica regionale sulla casa deve assumere due obiettivi strategici: la dismissione del patrimonio abitativo pubblico, favorendo l’acquisto a prezzi equi in ragione dello stato degli alloggi da parte degli assegnatari anche mediante una politica di mutui a lungo termine; la facilitazione dell’acquisto della prima casa da parte dei giovani anche mediante l’istituzione di un fondo regionale di garanzia per i mutui bancari.

3.2 – La salute.
Sulla disastrosa gestione della sanità da parte della Regione non c’e’ bisogno di spendere nemmeno una parola. La drastica riduzione dei servizi e delle prestazioni colpisce in particolar modo le famiglie più povere e gli anziani: ormai c’e’ gente che rinuncia a curasi per la semplice ragione che non ha i soldi per farlo.
Eliminare gli sprechi, dare stabilità al management sanitario sottraendolo alla perversa logica delle spartizioni politiche, assicurare livelli uniformi di assistenza a tutti i cittadini sia a livello di medicina territoriale, garantendo l’assistenza sanitaria residenziale ai non autosufficienti e lungodegenti stabilizzati, che ospedaliera, incentivando l’ulteriore sviluppo dei poli di eccellenza presenti in Calabria: è su queste direttrici che deve basarsi una diversa politica della salute nella regione.
Questo significa avere il coraggio di riconvertire le strutture inefficienti o duplicate in servizi che attuino la continuità assistenziale sul territorio e puntino prevalentemente alla riabilitazione; razionalizzare l’uso del personale, anche attraverso trasferimenti dello stesso; licenziare i fannulloni e gli incapaci dopo aver seguito procedure trasparenti e controllate (dal sindacato) di verifica della produttività; selezionare i manager sulla base di rigorosi criteri di professionalità; attribuire ai manager incarichi quinquennali, con possibilità di rimuoverli prima solo per accertata incapacità di conseguire gli obiettivi ( non solo economici ma anche di qualità dei servizi) loro assegnati; garantire la partecipazione delle Associazioni impegnate nel settore e dei cittadini, tramite l’istituzione di “Comitati consultivi misti” che verifichino la qualità delle prestazioni erogate; affidare la verifica periodica dell’attività dei manager a società specializzate, indipendenti dall’Ente Regione; istituire l’Agenzia per i Servizi Sanitari, i cui componenti dovranno essere nominati dal Consiglio Regionale; definire gli standard di qualità di  un paniere di prestazioni essenziali che devono essere garantiti a tutti; favorire, attraverso finanziamenti o partnership con enti di ricerca nazionali o internazionali, lo sviluppo dei poli di eccellenza esistenti.

3.3 – L’istruzione.
Investire nella scuola e nell’Università significa investire nel futuro. In Calabria molte scuole sono ancora a livello di terzo mondo, perciò e’ necessario redigere una mappa delle strutture esistenti ed intervenire a supporto degli Enti Locali che non siano in grado di garantirne l’adeguamento verso standard europei.
Investire risorse per agevolare l’iscrizione dei giovani delle famiglie meno abbienti a corsi di lingua inglese e per l’acquisizione della partente europea del computer, è una misura essenziale per contrastare l’affermarsi di una nuova forma di analfabetismo tra i giovani meno avvantaggiati.
Il sistema universitario calabrese ha ormai raggiunto, sotto il profilo didattico/scientifico ed in qualche caso anche dal punto di vista delle strutture, standard di assoluto livello. La Regione deve approfittare di questa grande opportunità stabilendo un rapporto organico di collaborazione con le Università. Una sinergia che da un lato stimoli il mondo accademico a rivolgere sempre maggiore attenzione alle problematiche del territorio,approfondendo studi e sperimentazioni, e dall’altro consenta agli enti locali di usufruire del patrimonio di conoscenze e di saperi per tutta una serie di questioni in merito alle quali il supporto dell’Università può essere prezioso e qualificante.

3.4 – Il lavoro.
La Calabria vanta uno dei peggiori primati in campo italiano ed europeo, quello dei senza lavoro, con un tasso di disoccupazione che si attesta sul 25% , in presenza peraltro di una vastissima area di lavoro nero e di sommerso favorita dall’esistenza di un sistema di ammortizzatori sociali ( specie nel settore agricolo) che di fatto incentiva il persistere di fenomeni di illegalità e di evasione dagli obblighi fiscali ed assicurativi.
La Calabria dispone delle risorse umane ( i suoi giovani hanno un livello di scolarizzazione superiore alla media) e ambientali ( patrimonio boschivo,mare,patrimonio culturale, ecc) per invertire la tendenza, a condizione che si abbandoni la vecchia logica della ricerca del lavoro in settori tradizionali come l’edilizia e l’agricoltura, o peggio si insegua ancora la chimera dell’industrializzazione, e ci si orienti invece verso settori capaci di valorizzare le risorse di cui dispone in abbondanza e che quindi possono rivelarsi autopropulsive: turismo, agroalimentare ,agricoltura di qualità, patrimonio culturale e archeologico, piccola e media impresa,artigianato,risorse idriche e patrimonio boschivo, fonti alternative di energia,oltre ovviamente allo sviluppo dei servizi necessari a far lievitare la competitività e di supporto all’imprenditoria.

4) I principali ostacoli alla crescita
Le possibilità di sviluppo e di crescita della Calabria sono fortemente condizionati da alcuni fattori negativi che vanno totalmente rimossi o quanto meno ridimensionati se non si vuole vanificare qualsiasi ipotesi di futuro. Essi sono: la ‘ndrangheta,l’illegalità diffusa,il sistema del credito,le infrastrutture,la formazione professionale,la burocrazia regionale.

4.1 – La ‘ndrangheta
In più occasioni il Procuratore nazionale antimafia, Vigna, ha sottolineato come oggi la
‘ndrangheta sia la più potente organizzazione criminale del Paese,molto più pericolosa della mafia siciliana e della camorra. La ‘ndrangheta non solo penalizza e tiene sotto scacco l’economia calabrese, ma diventa un formidabile fattore di scoraggiamento per gli investimenti futuri:per quale motivo degli imprenditori dovrebbero rischiare il proprio denaro in un contesto in cui lo Stato sembra aver abdicato alle sue funzioni di controllo e governo del territorio? C’è da alcuni anni una sostanziale sottovalutazione del fenomeno da parte dello Stato, c’è una lenta ed inesorabile ritirata da parte dello Stato: gli apparati giudiziari e le forze dell’ordine impiegati nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata sono assolutamente insufficienti a sferrare quell’offensiva permanente che i calabresi da troppo tempo aspettano per ridurre la ‘ndrangheta a fenomeno residuale. Su questo versante la Regione deve aprire una vera e propria vertenza con lo Stato nazionale, perché sconfiggere la ‘ndrangheta è la precondizione indispensabile per progettare il futuro.

4.2 – Illegalità diffusa e trasparenza amministrativa
Non basta però rivendicare più uomini e mezzi nella lotta alla criminalità organizzata: questa battaglia per essere vinta ha anche bisogno che si recuperi nei singoli cittadini e nelle istituzioni locali calabresi la cultura della legalità e della trasparenza amministrativa.
Quando Governo Civico parla di un nuovo patto sociale fondato sul riconoscimento dei diritti e dei doveri, vuole indicare proprio questa strada: i cittadini hanno il diritto di chiedere un maggiore impegno dello Stato nella lotta alla ndrangheta, ma hanno contestualmente il dovere d sposare la cultura della legalità, del rispetto delle regole.Lavoro nero,lavoro sommerso,lavoro “apparente” dei dipendenti pubblici, evasione delle tasse e dei contributi, utilizzo o creazione di discariche abusive, costruzioni abusive,attività non autorizzate, raccomandazioni sistematiche: l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
Recuperare il valore della legalità non è solo impegno dei cittadini. In primo piano su questo terreno dovrebbero(devono) essere innanzi tutto le amministrazioni locali e in primo luogo la Regione. Ed invece in questi ambiti assistiamo al proliferare di comportamenti non solo illegittimi ma a volte al limite del codice penale: la deregulation amministrativa ha fatto si che le amministrazioni locali siano diventate una terra di nessuno dove tutto è lecito ed ammissibile per chi ha vinto le elezioni: dagli affidamenti dei lavori a ditte compiacenti alla gestione arbitraria del personale, dagli incarichi fatti al di fuori di procedure trasparenti alle consulenze che camuffano vere e proprie
rendite finanziarie elargite ad amici e grandi elettori, e così via.
Non si può pretendere dai cittadini comportamenti “virtuosi” se chi li amministra è il primo che viola le regole. Governo Civico ritiene perciò indispensabile l’adozione di alcune misure che diano un segnale forte di cambiamento:controllo effettivo delle spese elettorali; ridimensionamento delle indennità e dei vari benefits di cui usufruiscono consiglieri ed assessori regionali; ripristino dei controlli sugli atti amministrativi della Regione e degli Enti locali da affidare ad organismi indipendenti formati da persone competenti ed esperte in materia giuridico-amministrativa ; valutazione dei dirigenti regionali sottratta al potere della Giunta ed affidata a società altamente specializzate.

4.3 – Il sistema del credito
Gran parte della raccolta finanziaria effettuata nel Sud viene impiegata dalle banche al
Nord. La Calabria è una delle regioni dove il denaro costa di più e dove le imprese trovano difficoltà a farsi finanziare. Il mercato ha la sua logica: più alto è il rischio,più alti sono gli interessi. Governo Civico ritiene che la Regione ed i principali Enti locali, oltre che le stesse Camere di Commercio, possono giocare un ruolo significativo per invertire questa tendenza attraverso la partecipazione a “fondi di garanzia” che, concorrendo al pagamento degli interessi ovvero garantendo i fidi concessi, permettano alle piccole e medie imprese che investono in settori innovativi e di sviluppo di superare le difficoltà di accesso al credito.
La Regione inoltre deve diventare socio della Banca Etica, istituto che attua una politica solidale del credito.
4.4 – Le infrastrutture
Sistema idrico, reti di cablaggio, rete stradale, ferroviaria, portuale ed aeroportuale: la Calabria è fortemente penalizzata dallo sviluppo insufficiente di queste infrastrutture.
Questo ritardo costituisce ad un tempo un vincolo ed un’opportunità: un vincolo perchè frena lo sviluppo, un’opportunità perchè l’investimento in questi settori sulla base di una visione strategica non solo determina più opportunità per il sistema economico-sociale, ma diventa esso stesso un investimento che crea direttamente lavoro e lavoro produttivo.
La Calabria vive il paradosso di disporre di grandi risorse idriche mentre in molte aree urbane ed in tante località turistiche l’acqua scarseggia o è di pessima qualità. Dare attuazione al piano delle infrastrutture idriche e completarlo in tempi rapidi deve essere una delle priorità della Regione.
L’adeguamento della Salerno-Reggio Calabria non può andare avanti a questi ritmi:la Regione deve imporre all’Anas tempi contrattuali più rapidi. La linea stradale e ferroviaria ionica devono entrare nell’agenda di un confronto duro col governo nazionale:senza il potenziamento di queste direttrici mezza Calabria è destinata alla marginalità.
La Calabria può contare su tre aeroporti e numerosi porti piccoli e medi, oltre che della grande risorsa costituita dal porto di Gioia Tauro: l’uso di queste risorse va potenziato mediate una strategia di integrazione di ruoli e funzioni,per fare “sistema” ed offrire opportunità di tipo economico,produttivo,turistico.
Costruire una rete adeguata di infrastrutture richiede l’investimento di grandi risorse: dove prenderle? Innanzi tutto bisogna prendere quelle previste per il Ponte sullo Stretto, un’opera inutile,costosa,dannosa. Governo Civico dice con chiarezza “no al Ponte” e ritiene questa scelta una discriminante di programma per tutte le forze del centrosinistra.
Il sistema dei trasporti assolve specifiche funzioni a servizio dell’economia e delle imprese, ma ha anche una funzione fondamentale di servizio alla mobilità delle persone, specie in una regione con le particolarità territoriali della Calabria. Sotto questo profilo la scelta della Regione deve essere chiara ed inequivocabile, ecologicamente corretta:invertendo la politica degli sprechi e dei finanziamenti a pioggia verso le autolinee private, occorre scegliere come asse portante dei trasporti quello ferroviario, facendo si che il servizio degli autobus diventi integrativo e non sostitutivo dei treni, specie sulle grandi direttrici di traffico.A tutela degli utenti è necessario che in tutti i settori in cui la Regione eroga finanziamenti vi siano commissioni indipendenti preposte alla verifica della qualità del servizio che abbiano un filo diretto con i cittadini mediante l’istituzione di numeri verdi ed abbiano la possibilità di irrogare direttamente sanzioni alle società concessionarie dei servizi che non rispettano gli standard di qualità.

4.5 – La formazione professionale
Un buon sistema di formazione professionale rappresenta un aiuto alle imprese che vogliono crescere ed una opportunità per i giovani in cerca di lavoro. Il sistema della formazione professionale in Calabria è tutto meno che questo, è un baraccone fonte di sprechi e clientelismi che produce anche sotto il profilo culturale effetti devastanti sui giovani, diseducandoli alla logica del sussidio invece di educali all’impegno serio e rigoroso per acquisire le professionalità che il mercato richiede. Governo Civico ritiene che il baraccone della formazione Professionale calabrese vada completamente azzerato e che alla Regione devono rimanere esclusivamente compiti di indirizzo ( relativamente ai settori dove orientare la formazione) e di controllo della qualità della formazione, che deve essere svolta sul campo, direttamente nelle imprese, favorendo anche l’effettuazione di stage in imprese altamente qualificate di altre regioni nei settori innovativi.

4.6 – La burocrazia regionale
Che la burocrazia regionale sia uno degli ostacoli più forti allo sviluppo della Calabria lo testimonia la cronica incapacità di utilizzare i copiosi finanziamenti della Comunità europea.
Quanti sono e cosa fanno gli impiegati e gli operai regionali? Quali servizi erogano,qual è la loro produttività, quanto costano alla collettività? Sono domande a cui nessun assessore al personale della Regione è stato mai in grado di rispondere, dal 1970 ad oggi.
Il riordino degli apparati burocratici, la definizione di standard di produttività, la formazione e riqualificazione del personale,la sua riallocazione produttiva anche attraverso la chiusura delle strutture e degli uffici inutili sono passaggi ineludibili se si vuole una Regione “leggera”, in grado di svolgere funzioni di indirizzo e di governo affidando agli Enti locali la gestione dei servizi.
Per fare ciò occorre avere il coraggio di scelte radicali ed anche impopolari,abbandonando il consociativismo sindacale e ponendo al primo posto gli interessi dei cittadini calabresi a servizi efficienti e poco costosi. Altrettanto rigorosa deve essere la verifica delle capacità manageriali dei dirigenti regionali, molti dei quali promossi per “meriti” politici, i quali – se inadeguati al ruolo – devono essere rimossi.

5) La politica ambientale
La Calabria ha nell’ambiente una delle risorse principali per il suo sviluppo, perciò la tutela dell’ambiente deve essere il parametro fondamentale da utilizzare per la valutazione di qualsiasi iniziativa,attività,insediamento:non possono esserci ragioni economiche o occupazionali che inducano a rinunciare a rigorose valutazioni di impatto ambientale degli insediamenti di qualsiasi genere, quando tali valutazioni siano previste dalla vigenti norme. Sviluppo sostenibile significa perciò non solo “no al Ponte”, ma anche capacità di scegliere tra le diverse opzioni possibili quelle a più basso impatto ambientale.
In questo contesto Governo Civico ritiene non solo “politicamente corretto” , ma economicamente conveniente orientare la ricerca e l’investimento per la creazione di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili ( vento e sole), “materie prime” di cui la Calabria abbonda: anche in questo quadro diventa strategica ed insostituibile la sinergia con l’Università.
Redazione del regolamento di attuazione della legge Urbanistica regionale e controllo sulla pianificazione territoriale ed urbanistica rappresentano due priorità della politica ambientale. Occorre inoltre un particolare riguardo alla prevenzione ed alla tutela del territorio rispetto ai rischi sismico ed idrogeologico: a questo scopo è necessario sia un miglior coordinamento su scala regionale tra gli enti che a vario titolo si occupano di protezione civile, sia l’attuazione di piani informativi, progetti, esercitazioni che rendano la popolazione più consapevole dei vari tipi di rischio che la coinvolgono direttamente.
Nel quadro della politica ambientale, una particolare attenzione la Regione deve dedicare ai grandi sistemi urbani, incentivando il recupero urbanistico, il potenziamento del trasporto pubblico, l’espansione delle aree verdi e delle zone pedonali, la creazione di piste ciclabili.

6) Per un nuovo welfare
Governo Civico ritiene necessario un profondo cambiamento culturale sul versante delle politiche sociali, introducendo massicce dosi di workfare nell’ambito del sistema di welfare regionale.
Si tratta di assicurare servizi e sostegni ai soggetti deboli, ma nel contempo spingere quanti tra di essi ne hanno la possibilità ad uscire dalla logica del sussidio, offrendo opportunità di lavoro e di formazione professionale: in altri termini, lavoro per chi può e sicurezza per chi non può.
Il nuovo patto sociale che Governo Civico propone , fondato sulla rivendicazione dei diritti e sul riconoscimento dei doveri, pone al centro del nuovo welfare una politica basata non sui sussidi, ma su servizi sociali di alta qualità, nonché la rinuncia alle logiche esistenzialistiche e la creazione di percorsi guidati che favoriscano l’inserimento sociale e lavorativo dei soggetti marginali.
In tale contesto assume priorità la piena attuazione della legge 328/2000 ( legge quadro sui servizi sociali), per la quale, malgrado la Regione abbia approvato la legge di recepimento , mancano ancora le linee guida ed il piano sociale regionale. La formazione degli amministratori locali,l’incentivazione per i comuni a consorziarsi, un piano regionale per la chiusura degli istituti, un consistente aumento dei fondi in bilancio , rappresentano le scelte di priorità che Governo Civico ritiene indispensabili per un radicale cambiamento delle politiche sociali in Calabria.

7) La Calabria sistema integrato di città e paesi
Governo Civico rappresenta le istanze di tanti gruppi e cittadini che in questi anni si sono impegnati nelle proprie città e nei propri paesi per migliorarne la convivenza e la vivibilità.
Radicati fortemente nel territorio, abbiamo capito che non c’è futuro per la Calabria se ognuno pensa di fare da sé, se si alimentano stupidi campanilismi, antiche gelosie e rivalità, se le diversità storiche e culturali tra le “calabrie” invece di essere vissute come elemento di ricchezza vengono usate per approfondire le divisioni: la Calabria ha la possibilità di uscire dal sottosviluppo se fa “sistema” , se si concepisce come una rete di città e paesi che solo integrandosi può sviluppare appieno le proprie potenzialità economiche, culturali,sociali.
E’ a questa idea di Calabria che Governo Civico intende dare il proprio contributo.